Il Rosso delle Nevi

Ci sono luoghi bellissimi a pochi km da Milano dove è possibile vivere esperienze incredibili.

Mi riferisco alla Valtellina e alla Valle Engadina… Mi riferisco all’Italia e alla Svizzera…

Mi riferisco ad un treno storico che compie un percorso altrettanto mitico.

Non ci ero mai salita perché arrivarci è un po’ complicato per via dell’unica strada di accesso provenendo dalle città della zona ovest della Lombardia: la malefica SS38.

In cerca di un’ispirazione per festeggiare una ricorrenza, mi imbatto nel sito di un tour operator di Lodi specializzato in gite giornaliere, week end europei e viaggi a tema, che organizza anche pacchetti per il famoso treno rosso delle Ferrovie Retiche. Una soluzione agevole per una gita fuori porta sul ‘trenino del Bernina‘.

Preso al volo!

L’organizzazione è la solita: un pullman turistico recupera i vari partecipanti in uno dei luoghi di incontro disseminati per mezza Lombardia all’ora esatta indicata sul sito. Per me è stato alle 07.40 a Monza, prestino se si aggiunge il tempo per prepararsi ed arrivare lì, ma, considerando che c’è chi aveva l’appuntamento alle 6 del mattino, mi è andata particolarmente bene!

Si va dritti verso a Tirano, si fa una visita della città con la guida, si pranza in un ristorante scelto dall’agenzia (per noi è stato ‘Sale e Pepe’, punto migliorabile del programma: tutto buono, non ‘speciale’ ma sicuramente comodo per la stazione) e poi si va a prendere il Bernina Express.

Il percorso in treno dura circa 2 ore e mezza. Quando si va con i mezzi propri, bisogna mettere in conto che le ore diventano 5… 2 e mezzo per la tratta Tirano-Saint Moritz e altrettante per la tratta al contrario. Particolare di non poco conto e che ha contribuito alla scelta di andarci con un organizzatore che provvede a recuperare il gruppo alla stazione di arrivo.

Io sono andata in un freddissimo week end di febbraio. Sono uscita da casa pronta per la nevicata in quota con cui il meteo del giorno prima mi aveva minacciata: orgogliosamente bardata come solo un alpinista sarebbe potuto essere con tanto di cappello di lana con pon-pon su sommità e orecchie e imbottitura di pile interna (‘alpinista’ dicevo io, ‘sfigata’ diceva mio marito!!!). Arrivati a Tirano di neve ancora non se n’era vista ma le varietà di grigio del cielo mi ricordavano l’asfalto della mia città. Oltretutto la cittadina valtellinese non è particolarmente affascinante… Mi sono fatta un po’ di domande sulla fama del luogo…

Ma il bello doveva ancora venire!

Appena salita sul Bernina Express mi sono scordata di tutto: della levataccia mattutina, del gelo alle mani e ai piedi nonostante i guanti pesanti e gli stivali imbottiti, della scelta discutibile dell’agenzia di fare queste giornate di domenica e quindi dell’ansia da ‘domani si torna in ufficio e io non ho dormito nulla neppure nel fine settimana!’, del bis di pizzoccheri che al ristorante non mi è stato servito (maledetti!!!),…

Il fascino del treno, e di quello in particolare, è davvero tangibile. Non è difficile capire le ragioni per cui il tratto Tirano-Saint Moritz sia stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. E’ uno di quei posti fuori dal mondo che non appartiene a nessuno e allo stesso tempo è di tutti.

Quel luogo poteva trovarsi in ogni altra parte montana del pianeta. Non ho avvertito la tipicità percepibile in alcune zone delle dolomiti trentine, né nelle alpi valdostane. E’ un non-luogo, sospeso nel tempo e nello spazio, che attraversa boschi e valli, che sfiora laghi ghiacciati e passi. E’ una sensazione strana, difficile da spiegare.

E poi l’inverno… Tutto era cristallizzato, la neve era ovunque. Arrivati nel punto più alto del percorso, la fermata Ospizio Bernina a 2.253 m s.l.m, la ferrovia era letteralmente circondata da muri di neve, più alti del treno stesso. La cosa che più mi rimarrà impressa sarà il contrasto del bianco del manto nevoso e del verdone scurissimo, quasi nero, degli alberi del bosco. Un paesaggio lunare. Immobile.

Superato il passo, il cielo si è aperto e siamo arrivati a Saint Moritz con una luce completamente diversa che colorava la neve di azzurrino e dove il giallo dei raggi del sole formava incantevoli giochi di luce.

Ho lasciato quel luogo fiabesco con la voglia di tornarci, magari in primavera, quando tutto sarà fiorito e verde, ma ho come l’impressione che l’inverno sia la stagione giusta e che non ritroverò quello che ho lasciato. Sarà diverso.

Il Rosso delle Nevi

Il Rosso delle Nevi

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Il Rosso delle Nevi

Il Rosso delle Nevi

Il Rosso delle Nevi

Il Rosso delle Nevi

Il Rosso delle Nevi

Il Rosso delle Nevi

10 pensieri riguardo “Il Rosso delle Nevi”

  1. Ma sono paesaggi reali?
    No, cioè… sono incredibili! Davvero!
    Avevo sentito parlare del trenino rosso del Bernina… davvero suggestivo e complimenti per le foto spettacolari!

Qualcosa da commentare?!?

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