Amburgo

Amburgo è indubbiamente una città interessante: fotogenica da matti e ricca di contrasti, esattamente come piace a me.

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Le innumerevoli e più famose attrazioni della città anseatica basterebbero per giustificare un week end lungo in città e anche i suoi dintorni non sono da sottovalutare.

Giusto per fare un elenchino utile a chi potrebbe non conoscerla affatto e stesse cercando dei buoni motivi per trascorrerci qualche giorno, raccomando:

  • l’elegante Rathaus e il quartiere in cui è ubicato, l’Altstadt;
  • Hafen City che, nonostante non sia ancora del tutto terminata, lascia già a bocca aperta;
  • l’Elbphilharmonie, meravigliosa da qualsiasi lato la si guardi e dalla cui terrazza panoramica (completamente gratuita) si può ammirare la città e il porto;
  • l’imponente chiesa di St. Michel;
  • il Fishmarket;
  • i resti della chiesta di St. Nikolai e il commovente museo situato nella sua cripta;
  • l’espressionista Chile Haus;
  • la Deichtorallen e il Museum für Kunst und Gewerbe;
  • e, the last but not the least, i canali della Speicherstadt in cui si riflettono i caratteristici edifici in mattoni rossi, un tempo magazzini portuali, per cui io sono uscita di testa a ogni ponticciolo o passerella sospesa.

 

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Ecco che, sbrigate le formalità di rito, posso concentrarmi a raccontarvi qualcosa dei due luoghi che più ci hanno conquistati e, almeno per quel che mi riguarda, hanno sfidato la fotografa ossessiva compulsiva che c’è in me terrorizzando le mie povere memory card (<<Nooooo, un’altra foto nooooo!>>).

Il secondo giorno della nostra visita era stato pensato per vedere due posti molto diversi tra loro e da cui non sapevamo esattamente cosa aspettarci. Diciamo pure che siamo andati un po’ alla scoperta sfidando il grigiore del cielo.

Il primo dei due è l’area dei quartieri Schanze e Karoviertel.

Questa parte di Amburgo, così creativa e alternativa, underground e punk, è stata una sorpresa assoluta. Proprio lì vicino c’è il ben più celebre e inflazionato St. Pauli, zona degli eccessi in cui i Beatles hanno dato uno dei loro primi concerti, trappola per turisti e per pigri che non hanno tempo, voglia o magari coscienza, di fare quattro passi o altre due fermate di treno e spingersi un poco più a nord.

A parte il celebre mercatino del sabato mattina, per i miei gusti deludente, questi due quartieri sono ricchi di negozi particolari, localini e cafè bellissimi, viali alberati e cortili nascosti, street art e parchi. Qui mi sono imbattuta in alcuni dei murales più belli che abbia mai visto nella mia vita, ho comprato un faro (sì, un faro! Una lampada fatta a forma di lighthouse di cui sono particolarmente orgogliosa, anche solo per la fatica di averla fatta stare nel bagaglio a mano… impresa titanica quanto convincere Federico a farmelo comprare) e scattato alcune delle fotografie di questo week end che riguardo con più piacere. La zona non è vastissima, ma ogni stradina racchiude qualche scorcio suggestivo e motivi per soste più o meno lunghe. Noi ci siamo stati tutta la mattina, dalle 10 alle 13 circa.

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Il secondo luogo è Övelgönne, la spiaggia di Amburgo.

Raggiungerla via acqua è stato facilissimo e il biglietto del traghetto è compreso nell’utilissima Amburgo Card. In venti minuti circa si arriva in questa zona assurda in cui il panorama pullula di gru portuali da una parte e case che ricordano dei cottage inglesi dall’altra. Io sarei voluta rimanere lì ma faceva un freddo becco e probabilmente mi avrebbero ritrovata cadavere il giorno dopo. Fatto sta, che comunque alla fine ero più verde io per l’invidia verso gli abitanti del posto che le numerose piante dei giardini della zona.

Passeggiando sulla stradina pedonale che c’è tra gli edifici più a ridosso della spiaggia e la spiaggia stessa, si intravedono facilmente gli interni delle abitazioni (beh, “si intravedono” forse è una licenza poetica… forse sarebbe più appropriato dire che sembravo una guardona e che potrei aver rischiato una denuncia…): divani bianchi, parquet scuri a listoni giganti, librerie stracolme, mensole davanti alle finestre piene di vasi di piante, candele e gatti sonnacchiosi… Farmi violenza e non proseguire fino a Elbchausse è stato davvero complicato. Non volevo più tornare indietro ma eravamo stanchi per i millemila chilometri percorsi a piedi quel giorno e l’orribile panino con l’aringa, mangiato a pranzo sulla terrazza fronte Elba di un locale nei pressi della fermata del battello, rappresentava una zavorra impegnativa. Se proprio devo dirla tutta, per scaldarmi avevo bevuto due tazze di glühwein, alias il nostro vin brûlé, quindi sebbene nel complesso faceva parecchio freddo e fossi quindi impossibilitata a spogliarmi più di tanto, io sudavo come se stessi correndo una maratona. Abbiamo dovuto ripiegare e tornare verso la fermata del battello per rientrare con calma nell’Alstadt.

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Una buona idea per coniugare la visita di queste due zone è quella di scendere alla fermata Sternschanze e poi dirigersi a piedi verso St. Pauli, superarlo in direzione Elba, e proseguire fino a Landungsbruken dove prendere il battello n. 62 e scendere a Övelgönne. Una volta sbarcati alla fermata  Neumühlen/Övelgönne, si deve andare verso sinistra, in direzione opposta a quella da cui si arriva, e raggiungere prima alcuni locali/ristoranti, poi la spiaggia e, infine, la stradina con i cottage.   

E ora qualche info pratica sul nostro week end.

GUIDA DELLA CITTA’

Non esistono molte guide cartacee della città ma io, che muoio se non mi porto il pesola cultura appresso, non mi sono arresa e ho trovato questa! E’ piccola, micro-tascabile ed è abbastanza discorsiva. È stata utile? No… ma non è una novità per quel che mi riguarda. Uso internet e mi documento ben bene prima di partire. 

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AMBURGO CARD

Raramente quando viaggio faccio le tessere cumulative per i trasporti e le attrazioni ma in questo caso, dopo aver studiato un po’ su internet, mi sono convinta e sono stata molto soddisfatta della scelta. La Amburgo Card ci ha permesso, con poco più di € 50 in due, di usare tutti i mezzi di trasporto della città (battello per Övelgönne e transfer dall’aeroporto compresi) e visitare diversi musei/attrazioni usufruendo di uno sconto significativo, saltando le cose. La tessera dà diritto anche a degli sconti su pasti e acquisti presso gli esercizi ristorativi e commerciali che vi hanno aderito. La nostra visita risale a fine marzo, periodo in cui le temperature erano ancora piuttosto basse. Grazie alla card abbiamo preso i mezzi ogni volta che ne abbiamo avuto voglia, ammortizzando completamente il costo dell’acquisto. Potete acquistarla via internet, inserendo le date di utilizzo, in loco o presso le reception della maggior parte degli hotel della città.

HOTEL

Piccola precisazione dovuta: Amburgo è una città molto cara, soprattutto se si vuole dormire in zona Altstadt e in una struttura di buona qualità. Noi abbiamo trovato una camera nel meraviglioso Henri Hotel e l’esperienza è stata piacevole tanto quanto esplorare la città. Diciamo che non è stato il pernottamento più economico della mia esperienza, ma non ho mai detto di viaggiare “low cost”.

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DOVE CENARE

In zona Henri Hotel abbiamo cenato alla Laufauf, una birreria tedesca/trattoria dove abbiamo mangiato benissimo e speso pochissimo. Il menù è solo in tedesco, ma se ve la cavicchiate con l’inglese, il gestore vi tradurrà la carta. Il personale è adorabile, le porzioni sono super abbondanti e il gusto…… divino! Qui non hanno l’inflazionata birra Astra, bensì la Jever, a mio modestissimo parere molto più buona (peccato che l’altra abbia del packaging così carino… Tutti quei cuori… Non ho saputo resistere e alla fine l’ho assaggiata).

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Morale dell’articolo: mettete in programma un viaggio ad Amburgo, non ve ne pentirete e non temete di annoiarvi o non sapere più cosa fare/visitare. Non so se si capisce dall’articolo, ma io me ne sono innamorata.

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Pacific Northwest Coast e Lost Coast: le impressioni a mente emozionata ma serena

Il viaggio di quest’estate ha ampiamente surclassato quasi tutti i viaggi fatti precedentemente. Grazie al cielo, questo accade sistematicamente al rientro da quasi tutti i viaggi e quindi ho buone speranze per le prossime estati.

Alla domanda, più volte postami, “ma cosa c’è da Seattle a San Francisco”, ora potrei rispondere con un “cose che voi umani…..”.

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Innanzitutto, le tre città visitate potrebbero bastare per giustificare il prezzo del biglietto aereo e le quasi 15 ore di volo.

La mia personale classifica è:

  • Seattle
  • San Francisco
  • Portland.

Seattle è bellissima… scenograficamente bellissima. E’ una città internazionale dove grandi idee sono diventate prima grandi avventure e poi grandi successi, anche musicali (evviva il grundge!). Il suo skyline, che se fosse una pizza sarebbe una “Mari e Monti”, la rende splendida da qualsiasi prospettiva la si guardi.

Abbiamo avuto la fortuna di trascorrerci due giorni e un po’ e credo abbiamo fatto i miracoli: abbiamo visitato tutti i luoghi che ci eravamo ripromessi e anche molto di più. Il fatto di aver affittato subito l’auto, invece di recuperarla la mattina in cui avremmo lasciato la città, ci ha permesso di raggiungere delle zone non centralissime in poco tempo. Pur dormendo in centro, il parcheggio in Belltown è gratuito dalle 20 del sabato alle 8 del lunedì mattina e quindi, abbiamo parcheggiato proprio sotto il nostro hotel e abbiamo fatto ricorso al mezzo proprio ogni volta che abbiamo avuto voglia. Semplicemente splendida!

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San Francisco, di gran lunga la più famosa e la più visitata città americana (dopo NYC, ovviamente), non ha bisogno di presentazioni. L’impressione che ho avuto io è quella di un luogo così talmente sopra le righe da arrivare a possedere una sorta di connotazione mistica.

E’ una città difficile ma incredibilmente affascinante. Difficile perché tutto è in salita (ogni volta ci spostavamo inspiegabilmente percorrendo strade in salita….. anche quando tornavamo indietro; non chiedetemi come sia stato possibile perché giuro che non me lo spiego…), c’è un vento che ti porta via (che insieme alla costante presenza del sole, ti fa vestire e spogliare in continuazione) e perché è la città più cara d’America, motivo per cui è così piena di Homeless.

E’ affascinante per la sua aria progressista, per la bellezza della baia e dei siti iconici, perché è la madre patria del movimento hippy e della beat generation. Il clima con temperature così contenute sia in estate che in inverno la rendono un vero giardino all’aperto e alcuni scorci, sconosciuti al turismo di massa, mi hanno fatto invidiare chi è nato lì e può godere di quella vista tutto l’anno.

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Infine arriva Portland. Che dire di questa “piccola” città dell’interno dell’Oregon se non che va visitata per essere capita. Non ci sono grandi quantità di cose da vedere, ma c’è da girarla, da camminare per le sue strade, fermarsi nei suoi parchi e ammirarne i famosi ponti costruiti sui fiumi che l’attraversano, il Columbia e il Willamette. Ancora, in città, è possibile assaggiare uno street food di grande qualità nei diversi cart point (ogni quartiere ha il proprio), andare a caccia di vecchie insegne cittadine e perdervi nella libreria indipendente più grande del mondo. Dicono sia una delle città più vivibili degli Stati Uniti e non fatico a crederlo!

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Lasciando il paesaggio urbano dell’itinerario, posso elencare alcuni dei Parchi visitati e, provate un po’ ad indovinare…., anche loro meritano il viaggio.

La Redwood National Forest, il Crater Lake National Park, l’Olympic National Park e l’Ecola State Park non potrò MAI scordarli, qualsiasi altra cosa io possa visitare in futuro.

Quattro scenari naturali completamente diversi, quattro reazioni, le nostre, altrettanto differenti.

La Redwood ti dà l’impressione di entrare in una cattedrale fatta di tronchi giganteschi dove la natura è sovrana su tutto e tu sei solo un minuscolo puntino nell’universo di proprietà di quegli alberi. Forse la visita più emozionante dell’intero viaggio. Ancora adesso ho la pelle d’oca solo a pensarci.

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Il Crater Lake è bello, immediato. Avevamo parecchia paura di rimanere delusi e ci siamo chiesti se la meraviglia vista in foto non fosse altro che una serie di scatti particolarmente fortunati (o ritoccati) non all’altezza della realtà. Sulla strada che circumnaviga il cratere e che te ne impedisce la vista diretta senza una fermata in un viewpoint, continuavamo a rimandare il primo stop. “Andiamo al prossimo overlook”, “non fermiamoci qui, c’è troppo caos”, “andiamo ancora un po’ in là”. Dopo la prima vista sul lago, ci siamo fermati in ogni punto possibile e inimmaginabile e con qualsiasi condizione di luce. Incredibile se non lo si vede con i propri occhi.

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L’Olympic è il primo parco visto in questo viaggio. E’ difficile parlarne perché è molto variegato al suo interno. A grandi linee posso dirvi che contiene la Hoh Rain Forest, la foresta pluviale più grande dell’emisfero nord del pianeta; il Mount Olympic, altiiiiissimo e tutto innevato anche a luglio; un paio di laghi bucolici e poetici (Lake Crescent e Lake Quinault); qualche graziosa cittadina costruita in stile vittoriano (Port Townsend) e un litorale di spiagge notevoli (da Cape Flattery, il punto più occidentale degli States continentali, a Ocean Shores). E se l’elenco precedente non fosse abbastanza, mi gioco il jolly e aggiungo che qui ho visto per la prima volta dei colibrì a meno di un metro di distanza, fermi (si fa per dire), sospesi nell’aria e intenti ad abbeverarsi da un aggeggio studiato appositamente per quello.

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L’Ecola State Park è il luogo in cui ho visto le migliori tide pool della vacanza. Qua scatta la rubrica della “Biologia per tutti” e pertanto devo precisare, per chi non lo sapesse (tipo me, fino a 3 mesi fa, per esempio!!!) che si tratta di pozze di acqua marina che si originano sul bagnasciuga nei pressi delle rocce, grazie all’alternanza di alta e bassa marea e in cui vengono “bloccati” tutta una serie di simpatici animaletti marini difficilmente visibili in altro modo. All’Indian Beach, la spiaggia più famosa del Parco, ho visto le stelle marine più belle e colorate che potessi immaginare mai di vedere e mi sono immersa fino alle ginocchia nel ghiaccio dell’acqua del Pacifico. Se avessi avuto il costume, presa dall’entusiasmo probabilmente mi sarei lanciata tutta in acqua… e ora non sarei qui a scrivere questo articolo; quindi, meglio così!

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Infine ci sono il litorale dell’Oregon e dell’Alta California, luoghi pressoché sconosciuti agli italiani e le piccole e graziosissime cittadine che fanno tanto film americano in cui ti viene da dire “ohhhhh, come vorrei abitare lì” ogni tre fotogrammi. Bandon, Newport, Old Florence, Mendocino, Cannon Beach, Fort Bragg e Astoria sono solo alcune di esse.

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C’è stato il nostro primo 4 Luglio in suolo statunitense, l’esperienza di un’ora sulla Dune Baggy a Dunes City, lighthouse magnifici come se piovessero, l’assaggio del crab sandwich più straordinario che avrei mai pensato di mangiare e le birre IPA più deliziose mai tracannate…bevute.

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Insomma, dei 3750 km circa percorsi in diciotto giorni (comprensivi delle soste lunghe nelle tre città principali in cui ci siamo spostati soprattutto con i mezzi pubblici) non ne cancellerei neanche mezzo. Tutto quello che abbiamo visto ci è piaciuto, tutto quello che abbiamo fatto, altrettanto.

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Che posso dirvi di altro se non di andare a verificare tutto con i vostri occhi?!?

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Pacific Northwest Coast e Lost Coast: giusto un “paio” di informazioni essenziali

Eccomi tornata su questi felici schermi per fare il mio dovere sociale verso tutti i viaggiatori che capiteranno sul mio blog.

La parte più divertente e insieme più complicata di un viaggio (no, aspettate, quella più complicata, per quel che mi riguarda, è trovare i soldi per fare il viaggio e convincere mio marito a spenderli in questo modo!) è quella di delineare un itinerario e racimolare le informazioni utili per non finire come i turisti sfortunati e ignari sbeffeggiati nel famoso spot anni ’90 che si sentivano fastidiosamente dire “Turista fai da te? No Alpitour? AHIAHAIAHI”….

Eccomi qui, quindi, a restituire il favore a molti di voi che mi sono stati utilissimi nella costruzioni di percorsi per viaggi fatti precedentemente a questo.

Spero che il post sia utile e che possa darvi qualche spunto nel caso steste programmando di trascorrere un po’ di tempo in questo splendido angolo di mondo.

Prima di tutto però devo fare dei ringraziamenti e una piccola precisazione.

Parto da quest’ultima. Dagli alloggi, dai ristoranti o dalle attività che troverete citate, non ho avuto tariffe agevolate, sconti, omaggi, né altro e i giudizi espressi sono ovviamente soggettivi e personali. Dove cito dei ristorantini o dei localini è perché penso lo meritino per la bontà/qualità del cibo o per il luogo in cui si trovano. Dove taccio è perché non c’era niente di particolarmente significativo da consigliarvi.

Per i ringraziamenti, a parte i luoghi pazzeschi visitati, a rendere speciale questo mio viaggio è stato il prezioso aiuto di tre esperti di Tripadvisor che mi hanno assistita passo passo nella costruzione dell’itinerario, che mi hanno dato delle dritte affatto scontate e che, trovandosi contemporaneamente nei miei stessi luoghi con qualche giorno di anticipo rispetto a me, mi hanno avvisato di particolari disagi in loco o suggerito come rendere ancora più perfetto il nostro viaggio. Ringrazio Puffin, Wyoming55 e SimoG. Da adesso in poi, credo visiterò solo posti che mi suggeriranno loro, dato che sono sempre a zonzo in luoghi pazzeschi di cui io non conosco neanche l’esistenza!

Partiamo.

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Compagnia aerea

La compagnia aerea “prescelta” è Lufthansa, sempre una garanzia. Ottimo servizio, prezzo adeguato e scali molto comodi. Abbiamo volato partendo alle 7.15 da Milano Linate, fatto uno scalo breve a Francoforte e siamo atterrati alle 13.30 (ora locale) a Seattle.

Al ritorno, siamo ripartiti da San Francisco alle 20.15 (ore locali), abbiamo fatto uno scalo breve a Monaco di Baviera e siamo atterrati a Milano Malpensa alle 19.15.

Il tutto per la “modica” cifra di € 1700 + € 100 di prenotazione del posto sulle due tratte intercontinentali.

Il volo lo abbiamo prenotato a gennaio ma ho tenuto d’occhio i prezzi e fino a marzo/inizio aprile sono stati in linea con quanto da noi pagato. Poi sono saliti di parecchio.

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L’itinerario

Itinerario USA 2018

Seattle (2 notti)

Seattle è una città carissima e morfologicamente mooolto strana.

Il mio consiglio è quello di dormire nella zona di Belltown, a metà tra le due principali cose da vedere in città, il Pike Place Market e il Seattle Center. In Belltown i parcheggi sono gratis su strada dalle 20 di sabato sera alle 8 di lunedì mattina… ne abbiamo approfittato per parcheggiare sotto al nostro hotel e girare i quartieri più lontani con il nostro mezzo. Abbiamo dormito due notti all’Ace Hotel, carinissimo!!!, spendendo circa € 487 con colazione. In alternativa, avevo prenotato anche al Belltown Inn, che pare essere molto grazioso e un pochino più economico (ma non molto). Segnalo, proprio sotto all’hotel, il ristorante Cyclops. Ottimo cibo e ottima birra.

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Olympic Peninsula (2 notti)

Da Seattle ci siamo spostati verso l’Olympic Peninsula prendendo il traghetto da Edmonds fino a Kingston. Mi pare abbiamo speso circa $ 20 in due con il veicolo.

Abbiamo visitato Port Townsend, dove abbiamo consumato una specie di seconda colazione in un locale (l’Hudson Point Cafè, buon cibo e posto informale) sul delizioso porticciolo e poi ci siamo diretti a Cape Flattery dove abbiamo fatto il primo trail della vacanza per raggiungere la punta più a ovest degli USA continentali.

Quella notte abbiamo dormito al Lake Crescent Lodge, sulle sponde dell’omonimo lago. Esperienza alquanto deludente. Il posto e il paesaggio sono bellissimi, ma la camera non era delle più pulite (almeno, per i nostri standard) e il personale era da prendere a sberle; classico posto “via te, sotto un altro”. Peccato. Costo dell’operazione, € 185 senza colazione, consumata in loco pagandola a parte.

Il giorno seguente ci siamo diretti verso il Lake Quinault Lodge (FA-VO-LO-SO) fermandoci prima nella Hoh Rain Forest dove abbiamo effettuato un trail che ufficialmente sarebbe dovuto durare neanche un’ora e che a noi ne ha portate via più di due perché, a ogni liana di muschio, ci fermavamo a commentare con dei sensatissimi “ohhhhhhhhhhh”. Magico! Il lodge, molto più caro ma molto più figo del precedente, ci è costato € 243 per una notte, senza colazione.

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Cannon Beach (1 notte)

Il giorno dopo, passando per la ridente Aberdeen per visitare un parco pubblico intitolato a Kurt Cobain, dove il cantante ha composto diverse canzoni diventate poi famose una volta fondati i Nirvana e dove ho compreso a pieno l’origine della perenne depressione in cui Kurt ha vissuto, abbiamo attraversato il fiume Columbia e ci siamo fermati ad Astoria per pranzo e per visitare tuuuuutti i luoghi diventati famosi per via del cult movie “I Goonies”. Epico! Vi consiglio per un pasto la Fort George Brewery. Splendido locale e ottimo cibo.

In serata abbiamo dormito a Cannon Beach, in un resort (l’Hallmark) sulla spiaggia a mezzo metro dall’Haystack Rock. Per una notte, senza colazione, abbiamo pagato (tenetevi!!!!!!) la bellezza di € 303, ma abbiamo avuto la fortuna/sfortuna di capitarci proprio il 4 luglio e, volendo un posto da cui vedere il monolite al tramonto e all’alba, quello era ciò che offriva il mercato. Con il senno di poi vi posso garantire che sono stati soldi davvero ben spesi!

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Portland (2 notti)

Anche Portland non scherza come prezzi ma noi abbiamo beccato una super offerta del The Heatman Hotel, una delle strutture più antiche, famose e lussuose della città che, causa lavori di ristrutturazione in alcune aree comuni, ci ha permesso di prenotare una camera per due notti, senza colazione, a € 303 + € 48 (come fee resort obbligatorio).

A Portland segnalo il The Indipendent, ristorante/griglieria, in zona centralissima e abbastanza vicino all’hotel (ottimi burger e insalate, caloriche come solo gli americani le sanno fare), il Voodoo Doughnut (provate e poi sappiatemi dire) e lo street food dei cart con cui sbizzarrirsi.

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Yachats (1 notte)

Lasciata la vivibile Portland, ci siamo spostati di nuovo sulla costa.

Lungo la strada abbiamo fatto 10milamille fermate per imprimere su pellicolamemory card gli scorci pazzeschi offerti dalle spiagge dell’Oregon, con soste più lunghe a Depoe Bay e Newport e vari fari (lo Yaquina Lighthouse su tutti) sparsi qua e là.

Abbiamo pernottato a Yachats presso l’Overleaf Lodge, ritenuto da molti una delle strutture più belle dell’intero litorale. Per € 212, colazione ed uso della SPA (DI-VI-NA) comprese, possiamo confermarlo senza indugio!!! Il general manager, poi, parla perfettamente italiano perché ha vissuto in Toscana per 25 anni ed è stato a lungo Direttore delle Terme di Saturnia. Dico poco?!?!? Kirk ci ha suggerito l’itinerario per il giorno successivo, il nome di un’agenzia per fare un giro sulle Dune Baggy nell’Oregon Dunes National Recreation Area e un ristorante per la cena (il Luna Sea Fish House, di proprietà di un pescatore in cui si mangia pesce freschissimo pescato da lui. L’ambiente è informale, accogliente e colorato e il personale adorabile. Per il cibo dico solo “WOW”). A fianco dell’Overleaf c’è, nel caso si volesse risparmiare un pochino, il “cugino povero”, il Fireside Motel. Dicono sia bellissimo anche quello, ma non ha gli stessi servizi.

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Sutherlin (1 notte)

Lasciato a malincuore il nostro stupendo alloggio, abbiamo percorso un altro tratto di costa fino a Reedsport per poi inoltrarci verso l’entroterra e la ridentissima Sutherlin dove abbiamo pernottato nel comodo, pulito e ben equipaggiato Best Western Plus Hartford Lodge (€ 122 con colazione e un piccolo omaggio alla reception). Lungo la strada vediamo Cape Perpetua, il Thor’s Well, l’Haceta Lighthouse, Old Florence per pranzo (la non-Old è orribile!!!) e…… udite udite, facciamo un’ora su Dune Baggy con pilota professionista dell’agenzia Sandland Adventures (se non ricordo male, $ 120 in due). Tutto magnifico!

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Shady Cove (1 notte)

Finalmente arriva il giorno della visita al Crater Lake National Park. Non mi dilungo troppo nei commenti perché non è questo il post giusto e perché c’è poco da dire se non che è da vedere! Stop finito! Sulla via per Shady Cove, dove avremmo pernottato all’accogliente, semplice e pulito Edgewater Inn per € 113 con colazione, ci fermiamo a Union Creek per cena. L’idea di fermarci al Beckie’s Cafè nonostante ci sia un’attesa di quasi quaranta minuti per avere il tavolo si rileva vincente. Il cibo è buonissimo, il personale adorabile e il prezzo più che contenuto nonostante la qualità e la prossimità al Parco Nazionale.

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Bandon (1 notte)

Lasciata alle spalle la giornata al Crater Lake, torniamo sulla costa per l’ultima notte in Oregon (eravamo già in astinenza!). Ci dirigiamo verso Bandon, fermandoci ai parchi statali di Cape Arago e Sunset Bay e visitando il giardino botanico di Shore Acres. Stanchi ma felici dell’ennesima bella giornata trascorsa, raggiungiamo il Bandon Inn (STU-PEN-DO) dove dormiamo e facciamo colazione per € 134 .

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Crescent City (1 notte)

Fatichiamo a lasciare questo Stato e quindi rimandiamo il momento della separazione tirandola per le lunghe sulla magnifica e selvaggia spiaggia di Bandon dove un vento impetuoso sembra volerci riportare verso nord. A metà mattinata, ci arrendiamo al nostro destino e partiamo. Sulla strada visitiamo il Cape Blanco Lighthouse, ci fermiamo agli innumerevoli viewpoint per osservare il panorama e fare qualche foto, facciamo uno stop a Gold Beach e…… superiamo in lacrime il confine della California. Arriviamo nel pomeriggio a Crescent City e, prima di andare in hotel a prendere la stanza (Lighthouse Inn, un tripudio di “-issimo”: carinissimo, pulitissimo, accoglientissimo, economicissimo – 97 € con colazione), ci dirigiamo al Visitor Center della Redwood National Forest per farci dare qualche informazioni circa il giro del giorno seguente nel Parco e rimaniamo bloccati perchè siamo dei babbiper l’alta marea sull’isoletta di Battery Point.

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Eureka (1 notte)

La Redwood National Forest è stata la cosa più emozionante vista in questo viaggio. Il Sequoia NP è molto più famoso in quanto si trova su tra Los Angeles e San Francisco, una zona più battuta dal turismo di massa (che a noi fa cagare q.b.!) ma gli alberi più alti del mondo sono qui. Impressionante! Dopo una giornata a zonzo con il naso all’insù a prova di cervicale, arriviamo al bellissimo Carter House di Eureka dove veniamo accolti molto freddamente dal personale della reception. Meno male che l’hotel è bellissimo e costruito in una vecchia dimora vittoriana. Il costo della camera, con colazione, è di € 203.

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Mendocino (1 notte)

Altra giornata dedicata in parte alle Sequoie e in parte alla scoperta di piccole cittadine ricche di dimore storiche. Il punto forte della giornata è sicuramente l’Avenue of the Giants. Come per la Redwood, non possiamo far altro che tacere in estatica ammirazione di fronte (o meglio, ai piedi) di questi giganti. Esausti per i trail e per il caldo, dopo innumerevoli giornate più che freschine, ci muoviamo per la tappa successiva: Mendocino. Prima di entrare nella cittadina, famosa per essere costruita con lo stile architettonico del New England e perché è stata il set de “La Signora in Giallo” (la casa di Jessica Fletcher c’è ancora e ora è una struttura ricettiva, anche se le recensioni non sono particolarmente positive), andiamo a Fort Bragg a vedere la Glass Beach (dove troviamo molto poco glass ma, WOW, che vista!) e poi a Point Cabrillo dove un meraviglioso faro ci attende per farsi immortalare…….. nel caso non si sia capito, i fari ci piacciono molto! Il nostro alloggio è, come direbbe la celebre Paola Marella, “leggermente fuori budget” e per una notte e colazione spendiamo € 234. Come dire, ho fatto male i conti quando ho prenotato. Comunque, la struttura si chiama Blue Door Inn e il nostro cottage nella JD House, è bellissimo e super accogliente.

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San Francisco (3 notti)

Ahimè, lasciata Mendocino, percorriamo l’ultimo tratto di strada prima di arrivare alla meta finale. La costa è bellissima e decidiamo di seguire la strada che la percorre senza ricorrere alla Highway. Ci mettiamo una vita e non riusciamo a vedere nulla di quello che ci eravamo prefissati. Facciamo una sosta per fotografare (neanche troppo da vicino) il Cape Arena Lighthouse (…aridaje!!!), i leoni marini nella Sea Lion Marine Conservation Area e la Faglia di Sant’Andrea al Point Reyes National Park (questi sono gli inconvenienti di aver sposato un ingegnere ambientale!). Sognavo di visitare il Muir NP e Sausalito ma non c’è stato tempo e devo rimandare alla prossima visita (oh, un altro viaggio… che peccato, vero?!?). Arriviamo sfiniti a San Francisco e pernottiamo tre notti in North Beach (mai scelta fu più felice, altro che Union Square) al bellissimo Washington Square Inn, nell’omonima piazza, dove per € 549 ci danno anche un’ottima e abbondante colazione. Segnalo, nella piazzetta del nostro piccolo hotel il ristorante italiano Acquolina. Stremati dal viaggio e incapaci di andare in cerca di un posto dove rifocillarci, la prima sera ci siamo arresi e abbiamo deciso di mangiare nostrano. La pizza era così buona, il locale così carino e il proprietario, livornese, così gentile che ci siamo tornati anche l’ultima sera in cui abbiamo deciso di cenare solo per non trascorrere gli ultimi momenti negli States in camera a dormire già alle nove di sera. Diciamo che è stato un modo per riabituarci all’Italia gradualmente…

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Ovviamente rimango a disposizione in caso abbiate domande più precise su possibili itinerari o sui dettagli delle varie soste. Io feci davvero fatica a trovare informazioni su questo giro e quelle che ho trovato magari riguardavano solo una parte del percorso. Tutto questo per dire che, se avete bisogno di aiuto, io sono qui e sono ben felice di poter dare il mio contributo. Organizzare viaggi per gli altri mi piace quasi altrettanto che farli io stessa.