Le Cotswolds, finalmente.

Visitare le Cotswolds era una delle voci in cima alla mia travel wish list da tantissimi anni: avevo letto di questa bucolica area inglese in diversi articoli sul web e visto così tante foto di questi luoghi senza tempo che mi era venuta una sorta di fissazione ma, per cause di forza maggiore ( = mio marito non ha troppa simpatia per gli inglesi), ho continuamente rimandato scegliendo sempre altre mete. 

Ho provato a convincere Fede della bellezza della zona con ogni mezzo, passando dalle minacce alla pietà, o intavolando conversazioni di altissimo spessore intellettuale e grande soddisfazione morale (E. <<Amore, andiamo nelle Cotswolds questa primavera?>> F. <<Le Cotswolds-CHE?!?>> E. <<Vabbè, lasciamo perdere, dai!>>) ma, ahimè, senza grandi risultati fino a quando, complice un mio regalo di compleanno e la comune e incommensurabile voglia di visitare gli Warner Studios di Londra per il Making of di Harry Potter, mi sono improvvisamente trovata in mano due biglietti aerei per l’Inghilterra e carta bianca su come organizzare quattro giorni nel Paese di Her Majesty, the Queen Elizabeth II.

_DSF7629-235

Quanto ci ho messo, secondo voi, a prenotare il prenotabile e a pianificare anche il numero dei respiri al minuto? Praticamente un secondo, avendo già pronto l’itinerario da circa 7/8 anni! A parer mio, in tema di viaggi non si è mai troppo preparati………

_DSF7428-161

Alla fine ne sono usciti quattro giorni FA-VO-LO-SI, ben calibrati tra gli Studios (dove abbiamo cercato di prendere residenza e ci hanno quasi dovuti cacciare via), la splendida città di Oxford, a cui abbiamo dedicato un giorno e una notte, e le Cotswolds, appunto.

Soffocando l’animo da cittadina che c’è in me, mi dedicherei a riportare brevemente qualche considerazione del tutto personale proprio su quest’ultima parte dell’itinerario, sperando di poter essere d’aiuto a chi stesse pianificando una visita della zona e condividendo qualche fotografia scattata in quei luoghi!

_DSF7568-213

Innanzitutto sento di fare due premesse:

  • potrete visitare le Cotswolds anche con i mezzi pubblici, ma credo che la libertà che dia un’auto a noleggio sia, proprio per questo tipo di itinerario, imparagonabile. La cosa bella e particolare di avere un mezzo proprio e indipendente in una zona con queste caratteristiche, è il girare perdendosi tra la campagna. Ho rivalutato l’utilizzo del termine “bighellonare” in quei due giorni;
  • i paesini sono tutti splendidi ma, a parte qualche rarissima eccezione, si equivalgono molto. Fissatevi le due/tre cose che assolutamente volete vedere e poi, con l’auto a noleggio di cui al punto precedente, PERDETEVI! Bando agli itinerari, alle liste, ai must see… Conoscere questa area significa adeguarsi anche ai pigri ritmi della natura che la ingloba. Forse per la primissima volta nella mia vita ho viaggiato veramente “slow”. Non affannatevi: non vale la pena.

_DSF7644-244

Cosa vedrete continuamente nelle Cotswolds: cottage color miele, pecore, prati verdissimi, foreste rigogliose, cavalli, colza in fiore (ad aprile e maggio) o lavanda in fiore (giugno), negozi che vendono prodotti alimentari a km 0, fattorie, sale da tè, chiesette meravigliose circondate da piccoli e antichi cimiteri suggestivi, negozi di souvenir, turisti cinesi e giapponesi in quantità industriale in totale visibilio per qualsiasi ponticello, panchetta e alberello incontrino sul loro cammino.

_DSF7641-242

Cosa non vedrete nelle Cotswolds: italiani in viaggio!

Cosa farete nelle Cotswolds: vi farete un programma di visite che butterete nel cestino dopo la prima mezza giornata; ritornerete più volte nello stesso luogo per vederlo con luci diverse a seconda del momento della giornata e della posizione del sole; inchioderete a ogni km perché il cottage appena spuntato è decisamente molto, molto, molto più bello di quello visto mezzo metro prima; disturberete delle simpatiche pecore al pascolo cercando di farle mettere in posa per una fotografia “sensazionale”; schiverete i fagiani e le loro morosine che cercheranno di suicidarsi sotto le ruote della vostra auto; vi commuoverete e rimarrete in contemplazione delle antiche tombe di altrettanto antichi cimiteri; entrerete in ogni chiesa per scoprire quasi ogni volta che sono l’esterno e il contesto in cui è stata edificata ad essere i pezzi forti; visiterete palazzi sontuosi di nobili famiglie; cenerete in gastropub scegliendo cosa mangiare direttamente dalle daily board; berrete birra e sidro locale; vi pentirete di non aver portato delle scarpe per fare un trekking leggero nelle meravigliose foreste che incontrerete; salirete su una torre costruita quasi nel nulla per ammirare il paesaggio circostante; penserete che vi piacerebbe tornare presto per un altro paio di giorni lontani dalle corse e dallo stress della vita quotidiana.

_DSF7610-227

Come già specificato, un paesino delle Cotswolds vale l’altro con giusto un paio di eccezioni costituite da Bibury, la cui Arlington Row è uno degli scorci più fotografati dell’intera nazione e che è stata definita la strada più bella di Inghilterra, e Bouton-on-the-water a cui attribuiscono il titolo di Venezia del Regno Unito per i canali che la attraversano. Mah, direi che in entrambi i casi si sta un po’ esagerando, ma contenti gli inglesi, contenti tutti! Per quanto mi riguarda, l’esperienza è stata positiva in entrambi i casi ma al primo luogo, ho decisamente preferito il secondo.

_DSF7581-216

_DSF7748-284

La fila di cottage di Arlington Row è graziosa e straordinariamente idillica se vista in certi orari (prestissimo o tardissimo) mentre se si spera di trovare altro nella cittadina oltre a quel gruppo di graziose casette o ci si capita nel pieno dell’orario di visite turistiche, si potrebbe pensare che vivere in Piazza Duomo a Milano sia più rilassante. Immagino la disperazione degli abitanti del luogo che hanno perennemente un branco di selvaggi sconosciuti pronti a immortalare le abitazioni e la natura che le circonda.

_DSF7588-219

Bourton-on-the-water mi è piaciuta infinitamente di più. C’era più “ciccia”, si direbbe dalle mie parti. E’ davvero splendida grazie ai fiumiciattoli che scorrono nel tessuto urbano e su cui si affacciano dei rilassanti prati e splendide dimore. Ci sono salici piangenti ovunque e panchine dove sedersi (schivando le cacche dei piccioni che possono colpire a tradimento da un momento all’altro!) per recuperare un po’ di energie perse nell’esplorazione del luogo, ottimi pub dotati di tavoli sia al chiuso che all’aperto e un’infinità di bakery per soddisfare i palati dei più esigenti in fatto di dolci.

_DSF7619-232

In entrambi i posti ci siamo stati due volte: a Bibury per cercare di vederla senza il caos infernale dell’ora di punta in cui siamo capitati al primo colpo, a Bourton-on-the-water perchè, dopo averla scelta la sera per cenare, ci siamo ritornati l’indomani con la luce del sole per esplorarla meglio.

_DSF7587-218

A Bouton-on-the-water abbiamo cenato al The Croft dove abbiamo mangiato bene e speso il giusto con due zuppe del giorno, un hamburger classico, un fish & chips che pensavo molto più impegnativo per la digestione di quello che in realtà è stato, un sidro e una birra.

_DSF7751-287

_DSF7621-233

Un luogo infinitamente strano da visitare è la Broadway Tower, in pratica una torre alta una ventina di metri circa, nel bel mezzo del nulla. La vista dalla cima, conquistabile ovviamente solo tramite le scale, è impagabile mentre l’esposizione contenuta in una delle sale dell’edificio non è nulla di che. Si dice che nelle belle giornate sia possibile vedere fino a 13 contee; io non so quante ne abbiamo viste noi, ma è stato comunque molto bello.

_DSF7659-249

_DSF7667-253

Un paesino che ci ha piacevolmente colpito e stupito è stato Stow-on-the-wold dove abbiamo deciso anche di fermarci per un pranzo al piacevolissimo The Hive (favoloso il localino, il cibo e il personale). In uno dei lati della chiesa principale, la St. Edward’s Church, potrete ammirare anche la famosa porticina parzialmente nascosta da rampicanti e piante secolari che, narra la leggenda, abbia ispirato Tolkien nell’immaginare l’entrata della casa di Frodo Beggins nella Contea degli Hobbit. Sarà che non sono particolarmente appassionata del Signore degli Anelli, sarà che c’erano degli esaltati che avranno scattato un centinaio di foto a testa dalla stessa angolazione senza modificare nessuna impostazione della fotocamera facendomi venire l’ansia da “scusate, mi sposto subito!”, ma la porta a noi è sembrata solo una porta (graziosa, per carità) e non abbiamo perso troppo tempo, preferendo goderci in silenzio e solitudine il piccolo cimitero che circonda la chiesa.

_DSF7720-273

_DSF7725-276

Anche Chipping Campden si è rivelata una bella scoperta. Di fatto, il paesino consiste in una via circondata da deliziosi cottage, giardinetti molto curati e qualche interessante negozietto dove ci siamo fermati per acquistare dei souvenir meno turistici (ed è un’impresa ardua visto che è più turistica questa zona che la Tower of London o il London Eye!) che lasciassero dei segni tangibili di questi quattro giorni da sogno.

_DSF7694-264

_DSF7693-263

La più grande delusione del week end è stata la visita a Cirencester che ho trovato poco bella rispetto al resto della zona. Avevamo fame da morire, eravamo intirizziti per il freddo ed esausti per la visita al Blenheim Palace, ma mi aspettavo una piccola Oxford e ho trovato una cittadina più grande delle altre e molto meno curata. Potrebbe essere stato solo il frutto di un momento no, ma non credo le darei una seconda chance.

_DSF7546-204

_DSF7544-202

Da gattara quale sono, una menzione speciale e un ricordo particolare nel mio cuore va al villaggio di Painswick dove abbiamo trovato, nel curato cimitero della St. Mary’s Church, una piccola e assolata lapide che ricordava Tilly, la diciottenne micia della chiesa, venuta a mancare qualche mese prima. Siamo arrivati a Painswick di domenica pomeriggio e tutti i ristoranti, i cafè e i negozi erano chiusi, eppure ci siamo commossi e sappiamo che ricorderemo questo luogo meglio di altri più famosi e frequentati.

_DSF7554-208

Per le due notti trascorse nelle Cotswolds, abbiamo soggiornato al Wychwood Inn e siamo stati benissimo. Si tratta di quella che definirei una “locanda” con ristorante e servizio di bed & breakfast, rinnovata di recente e curatissima in ogni dettaglio. La nostra stanza era meravigliosa: accogliente, pulita, comoda e silenziosissima nonostante affacciasse sulla strada che taglia in due questo piccolo paesino. La colazione è all’inglese e servita al tavolo: oltre al piccolo buffet, si può scegliere tra un paio di piatti (uno dei quali è a base di uova e salmone affumicato e quindi…. YUPPIEEEEEE!!!) ed è compresa nel prezzo del soggiorno. Non abbiamo mai cenato nel pub, ma ne abbiamo ampiamente usufruito per il dopocena per berci l’ultima birretta della giornata prima di andare a nanna.

_DSF7606-224

Che dire per concludere se non che l’attesa durata anni prima di approdare in questo territorio di dolci colline, prati in fiore e adorabili cottage, è stata ampiamente giustificata dalla bellezza del luogo e da quello che ha saputo offrirci durante la nostra visita? Non credo tornerei per dedicarci un altro week end intero, ma sicuramente, passando in zona alla scoperta di nuovi posti (Bristol e Bath, su tutti, oltre al Devon e alla Cornovaglia), mi farebbe piacere attraversare ancora quelle stradine e fermarmi qua e là per respirarne l’atmosfera unica. 

DSC_1571_1556551168783-2-255

Londra… where else?

Ognuno di noi ha i suoi motivi per tornare a Londra. Qualcuno è costretto per lavoro, qualcuno ci va per studiare l’inglese, qualcuno per guadagnare un po’ di soldi e fare un’esperienza all’estero davvero formante, qualcun’altro per vedere spettacoli teatrali o visitare qualche mostra inedita. Io-me-medesima ci vado perché nessun altro luogo mi affascina così tanto.

Ecco qui un elenco di ragioni per le quali sono fondamentalmente convinta che, se non si abbia idea di dove andare, cosa fare o come spendere un po’ di soldi (parecchi soldi visto che la sterlina “saccagna” l’euro di mazzate e la vita oltre Manica non è proprio a buon mercato), Londra rimane sempre e comunque la scelta giusta.

  • Non è mai uguale a se stessa. Sì, ok!, la sua riconoscibilissima architettura è inconfondibile e la farebbe rintracciare facilmente anche se l’intera area venisse teletrasportata in un diverso continente, ma ogni volta che ci si torna, c’è un grattacielo nuovo, un’istallazione di qualche artista emergente o un nuovo quartiere da frequentare. Di Londra non ci si annoia mai e ogni viaggio è verso un luogo conosciuto solo a tratti.
  • E’ energia pura. Con il numero impressionante di residenti, di lavoratori pendolari che arrivano dall’area metropolitana, il numero folle di turisti che visitano le sue attrazioni in qualsiasi periodo dell’anno, Londra sprizza energia e vita da tutte le parti. E’ il giusto mix di frenesia e immobilità. Per strada ognuno può trovare il ritmo con cui passeggiare senza infastidire gli altri o esserne infastidito. Chiunque può trovare qualcosa che possa interessargli, catturare l’attenzione, appassionare o impressionare. Il poeta Samuel Johnson disse che chi “è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra c’è tutto ciò che la vita può offrire” e penso avesse proprio ragione.
  • Gli inglesi si fanno gli affari propri anche e soprattutto in materia di apparenza e abbigliamento. Si può andare in giro vestiti come beduini nel deserto, come cheerleaders americane, come punk rimasti agli anni d’oro dei Sex Pistols o come moderne Platinette alla fiera del kitch e nessuno farà caso a te. La prova evidente di tutto questo è come gli inglesi riescano ancora a portare rispetto verso una regina che ritiene quei terribili cappellini colorati eleganti al punto giusto da sfoggiarli in tutte le occasioni importanti (e per “occasioni importanti” non si intendono Carnevale o feste a tema varie). Trovo che questo tripudio di “ugly chic” sia davvero liberatorio.
  • Al British Museam c’è un moai e, anche se è vietato, io l’ho toccato (mhwauauauauauauau!!!).
  • Adoro il cibo inglese che si mangia nei pub caratteristici. Chissenefrega della pasta, della pizza, del sushi, dell’aragosta e del cibo fusion, degli chef famosi o della trattoria sotto casa della Zia Pinetta. Datemi hamburger e patatine (quelli veri, non quelli del Mc Donald’s, intendiamoci), datemi i fish ‘n chips, datemi birra a fiumi e tanto, tanto ketchup (…e poi datemi tanta e tanta cellulite e qualche taglia in più…)!
  • La gente, la stessa gente del punto 3, non si sorprende di nulla e non ha crisi di panico per chi va in giro a fare fotografie in cui potrebbero essere ritratti. Per me che adoro la street photography è un paradiso. Più avanti ho inserito qualche esempio delle foto scattate durante l’ultima visita.
  • Tutto è rosso. E’ divertente, caldo, acceso, vivo, …natalizio anche in estate!!! Londra è rossa e io adoro il rosso.
  • Londra è il mix giusto tra passato e futuro. Un’atmosfera vittoriana la pervade e strega chiunque ami certi generi letterari e cinematografici. Non si può sfuggire. Tutto sembra cristallizzato ai tempi della Regina Vittoria e del Principe Alberto. Tutto è ferro battuto, merletti, specchi, candele, tovaglie preziose e rinnovamento gotico. Ma tutto è perfettamente contrapposto e bilanciato dall’incredibile sviluppo artistico, tecnologico e architettonico dei quartieri più moderni e delle grandi opere urbane. L’Eye of London, il Millennium Bridge, il nuovissimo The Shard sono impressionanti, bellissimi e perfettamente integrati con il resto del paesaggio. Nulla stona e nulla eccede!
  • Gli inglesi sono cordialissimi. E’ vero che si fanno gli affari propri (punto 3 e punto 5!), ma se si chiede aiuto sorprendono per la gentilezza e la disponibilità nei confronti del prossimo. Sempre con il sorriso, sempre con modi impeccabili che si chieda al businessman della City, alla vecchina che sta tornando dal supermercato, allo studente che si prepara per gli esami bevendo un caffè da Starbucks o (mi è capitato anche quello) al senzatetto prodigo nel tenere da parte malintenzionati e ubriachi senza volere nulla in cambio. Noi e la nostra “ospitalità mediterranea” non siamo sicuramente così educati e aperti. Non raccontiamoci palle…
  • Sotto la Torre di Londra, all’ombra del Tower Bridge, ci sono i Saint Katherine Docks. Il pranzo al Dickens Inn, il giro tra le barche ormeggiate, il caffè all’ombra di un salice piangente, lo sguardo alle splendide terrazze che sovrastano il porticciolo… quello che per me vale un viaggio nella capitale britannica. Un posto dove devo tornare ogni volta perché ogni volta mi affascina in modo nuovo.
  • Un momento di raccoglimento davanti al Cartone di Sant’Anna di Leonardo da Vinci alla National Gallery. L’opera d’arte preferita da mia mamma, il legame tra me e lei in questa città che non ci è ancora capitato di visitare insieme e l’originale della riproduzione che mia nonna tiene sopra il suo letto e che per anni ho osservato senza capire perché le piacesse tanto. Un attimo in quella stanzina buia dove tutte le luci sono per il disegno e tutto si è fatto più chiaro. Lo stupore negli occhi di chi ti accompagna e lo vede per la prima volta e in cui si riconoscono le proprie, intense emozioni.
  • Gli scoiattoli che ti salgono sulle gambe se ti siedi per terra nei parchi. Per una zoofila come me, gli scoiattoli dei parchi cittadini, così abituati all’uomo da mangiare dalle sue mani e camminarci sopra, sono una specie di contatto con il paradiso. Immancabili visita in tutti i viaggi a Londra e scusa per rilassarsi qualche ora prima della ripresa della visita.
  • Il “Mind the gap” in metropolitana. Il messaggio di avvertimento di prestare attenzione allo scalino tra il treno e la banchina è qualcosa che non posso fare a meno di ripetere nella testa ogni volta che lo sento. “Mind the gap”. Sapete con quanti accenti riesco a dirlo?!?!? Non credo! Ossessivo e compulsivo!
  • Chi lavora a Londra consuma la propria pausa pranzo nei parchi o in riva al Tamigi… Come altre grandi città europee, il verde cittadino è luogo di incontri e di vita quotidiana, e non solo per bambini e adolescenti, pensionati e badanti. Per questo motivo e per il patriottismo che li caratterizza (altro elemento in cui noi italiani pecchiamo clamorosamente), la città e i suoi parchi sono puliti e rispettati e ci si può sedere tranquillamente in un prato o camminare su un marciapiedi senza prima fare una radiografia al carbonio-14. Lo trovo un grande gesto di civiltà!

Per tutte questi motivi, lascerò passare qualche mese per ricominciare a stressare chi di dovere con la necessità di tornare a Londra e preparare un elenco di tutte le cose che non siamo riusciti a vedere nell’ultima vacanzina e che proprio necessitano di essere mostrate alla sottoscritta.

_MG_3816-5

_MG_3831-6

_MG_3792-2

_MG_3850-7

_MG_3858-8

_DSF5829-12

_MG_3952-15

_MG_3946-14

_MG_3957-16
_MG_3746-1
_DSF5822-1

Il richiamo di Londra

Appena terminato il romanzo di Galbraith/Rowling, rimangono due desideri: leggere il prossimo capitolo di quella che si preannuncia una saga noir che ci terrà compagnia per gli anni a venire e, soprattutto, volare a  Londra, che qui appare affascinante e ammaliante più che mai, per scoprire i luoghi palcoscenico di questa avvincente storia (in realtà ogni scusa è buona per questo, ma è utile cercare sempre nuove ispirazioni!!!).

Il romanzo si apre con la morte di una famosa top model che cade dal balcone del suo lussuoso appartamento in uno dei quartieri più chic della capitale inglese. Visto il carattere, la professione, le frequentazioni e la dipendenza da droghe e alcol, la polizia e la stampa attribuiscono la morte ad un drammatico suicidio, interrompendo prematuramente qualsiasi indagine. Non è della stessa idea il fratello adottivo della vittima che non crede alla tesi più ovvia e che quindi ingaggia un detective privato per scoprire cosa sia successo quella notte.

Così entra in gioco il protagonista della storia, Cormoran Strike, veterano di guerra, con un passato, un presente e, a primo acchito, un futuro cui la vita ha dato poco e tolto moltissimo. Un re dell’autodistruzione, dei legami pericolosi e delle scelte sbagliate. Vedendo nella proposta del ricco cliente una possibilità di pagare qualche affitto e non pensare alla propria disastrosa esistenza, Strike inizia ad indagare sulla morte della modella rivelando via via retroscena sul caso che non avrebbe mai pensato di trovare.

A fianco a lui, c’è Robin Ellacott, segretaria ‘interinale’ che si rivelerà preziosa sia per l’indagine in corso sia per ridare al protagonista una parvenza più umana e civile.

Ecco quindi il plot… di sicuro non da cardiopalmo,  ma che mi ha fatto affezionare fin dalle prime pagine ai protagonisti della storia, così diversi e non convenzionali.

Inizialmente l’identità dell’autrice, che ha scritto con lo pseudonimo di Robert Galbraith, doveva rimanere segreta. Ma poi quando, nonostante le ottime critiche, le vendite si sono rilevate davvero basse… puff…. una strana ‘fuga di notizie’ della stampa ha rivelato che dietro lo sconosciuto esordiente altro non c’era che la Signora della Magia per ragazzi (e non solo!). Il libro è diventato immediatamente un bestseller in tutto il mondo e l’autrice si è messa a scrivere il secondo capitolo che è atteso per giugno 2014 e che dovrebbe intitolarsi The Silkworm (in italiano ‘Il baco da seta’).

Ma vengo, finalmente al vero punto della questione: la Rowling ci aveva già parlato tante volte della City in Harry Potter (URRA’!!!) ma la Stazione di King’s Cross St. Pancras e il suo famoso binario 9 e 3/4, Private Drive a Little Whinging (che in realtà non si chiama così ed si trova nella contea del Berkshire, ma non ci interessa!) e di Diagon Alley situata nel Victorian Market  di Leadenhall non hanno nulla a che vedere con quella raccontata nel Richiamo del Cuculo. Questa Londra è ipnotizzante, sensuale, contaminata, patinata e impietosa. Le vicende si spostano in continuazione dall’attico nel lussuoso quartiere di Mayfair da cui cade Lula Landry, al caos multietnico e psichedelico di Soho, al lussuoso Chealse con le sue residenze perfette e così British, ai locali dell’East End che esistono realmente e che si possono vedere cercandoli in rete (qui trovate qualche foto).

Questa città che si divide dalle stelle alle stalle, è la capitale dei noir, di Jack lo Squartatore, delle indagini di Scotland Yard, di Sherlock Holmes. È paradiso e inferno insieme. È il doppio volto di una città che si potrebbe visitare mille volte ma che avrebbe comunque degli scorci segreti e delle atmosfere da vivere. E’ il luogo in cui ognuno può recarsi per cercare quello che vuole trovare, che appaga la fantasia di chiunque abbia voglia di vederla ogni volta sotto una luce diversa, di chi la sappia amare e ‘sentirla’ anche solo dalle pagine di un buon libro.

Quindi, buona lettura e buon viaggio!

image