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Bloccata a casa, ho il mio IMPERDIBILE piano B!

Nei giorni seguenti, ci sarà un fuggi-fuggi generale tra le mie conoscenze: amici che partono per Iran (che odio! Che invidia!), amici che si ritrovano a Madrid con la famiglia residente negli USA per poi andare a Siviglia, amici che si uniranno ad altri amici norvegesi a Venezia, amici che partiranno per Barcellona, etc. etc..

Non chiedo più a nessuno dove trascorrerà le Feste natalizie per paura che la risposta mi deprima troppo!

Quindi, ho pensato che sia necessario attrezzarsi per fare qualcosa di interessante e vedere cose belle! Pianificare qualche giretto, qualche meta abbastanza vicina, qualche cosa di diverso. Che poi, mi sono detta, se sono tutti via, ci sarà meno caos dove voglio andare io, no?!?

Bene.

In testa alla classifica del mio “non c’ho soldi ma a casa non ci sto neppure sotto tortura”, tre mostre a Milano e dintorni fanno capolino per aiutarmi a mantenere il mio buon proposito di fine e inizio anno:

  • Gli Americani, Robert Frank, Fondazione Forma per la Fotografia, Milano (30/11 – 19/02) –> pazienza se mi sono trascinata fino allo spazio espositivo (e Fede insieme a me) in data 26 novembre per scoprire che la mostra sarebbe poi iniziata solo il mercoledì successivo. Faceva un freddo polare, in giro c’era un caos allucinante, ma io avevo deciso che dovevamo andare proprio quel giorno lì. Ho persino fermato con aria minacciosa un povero cameriere del bistrot attiguo alla galleria per chiedergli spiegazioni. Portava un vassoio di bicchieri e si è intimorito così tanto che ho pensato lo avrebbe usato come arma di difesa! Tornando alla mostra, per chi non la conoscesse, posso dire che il lavoro di Robert Frank, in particolare QUESTO, ha condizionato in modo impressionante il lavoro di generazioni di fotografi, ridefinendo il concetto di reportage e modificando la percezione e la sensibilità di chi osserva la quotidianità per cristallizzarla in un fotogramma. Spontaneo, diretto, crudo, “ordinario” nei soggetti e nelle loro “non pose”. Kerouac disse che l’artista catturò con formidabili foto “…quella folle sensazione in America, quando il sole picchia forte sulle strade e ti arriva la musica di un jukebox o quella di un funerale che passa”.  Uno scorcio dell’America più vera e più interna, meno patinata, meno famosa. Splendido! Una fortuna inaudita che sia arrivata in Italia e Spazio Forma Meravigli saprà di certo valorizzare questa monografica. Imperdibile!frank
  • Hokusai, Hiroshige, Utamaro, Palazzo Reale, Milano (22/09 – 29/01) –> non sono parolacce, giuro! Sono i nomi degli artisti giapponesi la cui mostra sta spopolando da quando è iniziata, nell’ormai lontano settembre. Code interminabili trascorse al freddo polare e con sanpietrini acuminati sotto ai piedi ghiacciati che mi faranno maledire il giorno che ho deciso che tre artisti del Paese del Sol Levante potessero interessarmi tanto da lasciare il divano e l’ultima puntata della serie TV che aspettavo di vedere da prima ancora che decidessero di girarla. Eh, cosa non si fa per l’arte, per la cultura personale, per non avere la faccia da allocca quando gli amici intellettuali ti sparano lì il nome di questi artisti che fino a l’altro giorno non avevi mai neppure sentito nominare. Eppure… eppure la mostra conquista tutti coloro che la vanno a vedere. E’ difficile trascurare il contesto storico e culturale che ha fatto da sfondo alla produzione dei tre artisti, ma, anche se si scegliesse di vederla senza una guida o senza l’audioguida (e dai, suvvia, spendiamo qualche soldino per capirci qualcosa in più! Vale la pena, soprattutto in questo caso), la bellezza delle opere, la raffinatezza dei soggetti, l’uso dei colori, la precisione della tecnica xilografica, non possono che conquistare ed impressionare. E, a proposito del termine “impressione” legata al mondo dell’arte, lo sapevate che i primi pittori impressionisti (Monet, Manet, Degas) furono influenzati proprio da alcune delle opere esposte a Palazzo Reale? Possiamo noi far finta di nulla e perderci cotanta bellezza a quattro passi da casa (o dalla metropolitana… se come me, non abitate in Piazza Duomo)?!? Sarebbe un vero peccato, no? Inoltre, visitare questa mostra è come fare un tuffo nel Giappone di due secoli fa per comprendere meglio quello dei giorni nostri. Ergo, anche in questo caso… imperdibile!hokusai
  • Fotografo, Henri Cartier-Bresson, Villa Reale, Monza (20/10 – 26/02) –> penso non ci sia nulla da spiegare su questa mostra e sull’artista. Volendo proprio riassumere, il caro Henri è comunemente considerato il padre del fotogiornalismo, colui che ha ridefinito il concetto di “cogliere l’attimo” nel momento dello scatto. Chiunque ami la street photography, la fotografia non in posa, i soggetti ritrovati in persone comuni nelle occupazioni quotidiane, non può non essere riconoscente a questo straordinario artista. La sua filosofia è riassumibile nel pensiero espresso da Cartier-Bresson stesso: “Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale”. Grande, grandissimo, immenso! Da vedere se non lo si conosce a fondo e da rivedere se si possiedono già tutti i volumi delle sue opere! Assolutamente!!! (approfitto per segnalare, per chi non lo sapesse già, che è stata aperta una nuova ala della Reggia di Monza. Dopo il restauro conservativo iniziato nel 2012, la Villa sta, zona per zona, tornando al suo antico splendore. Vale la pena acquistare il biglietto cumulativo e visitare sia la mostra monografica sia gli appartamenti – necessariamente con guida – e il Belvedere, diventato sede permanente della sezione Design della Triennale di Milano). Indovinate… esatto, imperdibile!cartier-bresson

Per quanto riguarda gli appuntamenti “fuori sede” ma abbastanza vicini da non richiedere più di una giornata di tempo, vi ricordo:

  • La belle-Epoque, Henri Toulouse Lautrec, Palazzo Chiablese, Torino (22/10 – 05/03) –> questo in realtà è un pretesto! Ho voglia di andare a Torino, città che amo tantissimo, e ogni occasione è buona. Devo solo scegliere se vedere l’ennesima e, immagino, sempre stupenda mostra di Toulouse Lautrec oppure se visitare il Museo Egizio, cosa che sto rimandando dal termine dell’attività di rinnovo conclusasi nel 2015. Il problema per la seconda delle due opzioni, è che hanno da poco diffuso la notizia che nella struttura sono conservati dei resti della regina Nefertari (le gambe, se non erro…) e il Museo, già sempre più che pieno, mi è, ahimè, tornato in testa nella classifica delle cose imperdibili da fare. Orde di gente schiamazzante, frotte di bambini che lasciano ditate sulle teche delle esposizioni, vecchi in pensione da trent’anni che decidono che il periodo delle ferie è proprio quello ideale per rompere le palle e visitare ciò che potrebbero vedere in tutto il resto dell’anno, stuoli di turisti da intimidire eserciti di hurukai affamati … no, non credo di potercela fare! Penso quindi che opterò per il sempre caro, talentuoso, visionario e un po’ malconcio Henri. Non mi ha mai deluso, perché dovrebbe iniziare proprio ora? E poi, fuori dal Palazzo Chiablese c’è la rigorosa Torino che stupisce e piace sempre!   toulouse
  • Riflessi sull’acqua, Paul Signac, MASI LAC, Lugano (04/09 – 08/01) –> dopo aver più volte rimandato, è giunto il momento di fare una visitina alla mostra di questo straordinario spazio espositivo che sta ospitando le opere appartenenti ad una collezione privata dell’artista francese. Anche perché, sta per finire e c’è poco da ciurlare nel manico, qui! Non sarà facile rivedere nuovamente questa produzione e per gli amanti del genere, o dei generi data la varietà di correnti artistiche in cui ha spaziato l’attività di Signac, è un’occasione da non perdere. E poi Lugano è così graziosa. Certo, nulla a che vedere con le altre città della Svizzera centrale o francese, però un giretto al mercatino del centro storico vogliamo negarcelo?!? Aggiudicato anche questo!signac-1

E ora il tasto più dolente, l’occasione che perderò ma che consiglio a tutti coloro che possono invece cogliere al volo: la mostra dedicata a Edward Hopper, Complesso del Vittoriano, Roma (01/10 – 12/02). Per la prima volta in Italia, sono esposte le opere di questo straordinario pittore americano, paragonabile, per innovatività e capacità di cogliere le sfumature del quotidiano, al sopra citato Robert Frank. Mi spiace da matti non riuscire a visitare l’esposizione, pensare che ero lì ad un passo un mesetto fa non mi risolleva il morale, ma ci tenevo a vederla con Federico che ama l’autore e quindi mi sono fatta scappare l’occasione. Non imitatemi. Per chi abita in centro Italia e vuole vedere dei quadri straordinari, questo è un punto di riferimento da non lasciarsi scappare. E poi, quale motivo migliore per fare un giretto nella nostra splendida capitale? Accorrete, gente. Accorrete! Voi che potete…

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Riassumendo, anche per chi non può prendere un aereo e volare da qualche parte, di cose da fare ce ne sono (io ovviamente ho elencato quelle a me più comode, Hopper a parte, ma sono sicura che ce ne siano tantissime sparse per tutto lo Stivale). Alla fine della fiera, con tutti questi biglietti d’ingresso probabilmente spenderemo più di quanto avremmo fatto partendo per Praga o per Budapest, ma non importa! E ci stancheremo anche di più perché il programma è parecchio impegnativo, soprattutto quando penso di abbandonare la tuta con cui mi trascino per casa al calduccio e la compagnia dei miei gatti per affrontare il gelo e la folla da festività natalizie. Ma a noi piace così.

Illuderci di risparmiare, assiderarci, sgomitare… Anche in questo caso, tutte esperienze imperdibili!

E allora, carissimi, terminiamo in bellezza il 2016 e apriamo in splendore il 2017!

PS: nel caso qualcuno se lo fosse chiesto, l’immagine in evidenza ritrae il mio salotto di casa addobbato per le feste. E ci sono anche i gatti, lì da qualche parte. Più la fisso, più sento che dismettere la tuta sarà davvero complicato.

PS2: prima di fare qualsiasi altra cosa durante le feste, sarà il caso che risolva il problema del mio gravatar che ho tentato di cambiare e non sono più riuscita a rimettere. Sono impedita e credo mi ci vorranno due settimane piene per risolvere la questione. Ce la farò!

 

Un museo a cielo aperto

L’idea di perdersi in un cimitero potrebbe sembrare un po’ angosciante, ma se il cimitero in questione è il Monumentale di Milano, c’è da sperare che succeda.

E’ un museo a cielo aperto, un luogo di culto, uno spazio di verde e di marmo…

Io non c’ero mai stata e sono rimasta commossa e coinvolta da quella lunga passeggiata per i meravigliosi viali alberati, tra statue e monumenti funebri tesi a raccontare la storia di coloro i quali non ci sono più e a rappresentare il saluto di chi è rimasto e non ha dimenticato.

In quei materiali plasmati dalle mani degli artisti e degli artigiani che li hanno lavorati, ci sono tutte le emozioni e i sentimenti di chi ha commissionate le opere: il dolore, la nostalgia, la disperazione e il senso di vuoto e di perdita; ma anche la tenerezza, la speranza, l’ammirazione, la riconoscenza e l’amore.

Paradossalmente, tutto sembra vivo e “parlante”. Ogni cosa racconta una storia e ciò che colpisce è la poesia e la grazia della simmetria degli spazi, del contrasto dei colori e del profumo di bosco degli spazi verdi.

Ho camminato per ore e sarei andata avanti fino al tramonto se non fosse scattata l’inquietante (…quella sì!!!) sirena che annuncia i trenta minuti alla chiusura dei cancelli. Ho immaginato che l’allarme aereo dei bombardamenti durante la guerra fosse una cosa simile ed è stato molto efficace per farmi velocizzare il passo.

Ho visto un ventesimo dei tesori del luogo, un quinto dei monumenti segnalati dalle guide specializzate e salvato un solo vaso dal suo triste destino (un colpo di vento probabilmente lo aveva fatto cadere e i fiori finti che conteneva erano sparsi a terra… sono stata indecisa se toccarli o lasciarli lì, ma la fotografia della coppia a cui apparteneva mi ha emozionato così tanto che mi sono sentita in dovere di intervenire e riportare un po’ d’ordine e fare una rispettosa pulizia!). Voglio ritornare in cerca di altri scorci, di altre storie da immaginare ed epitaffi da cui rimanere turbata.

Da non perdere:

1) la cripta sotto il Famedio: trovarvi le lapidi di Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Franca Rame e Alda Merini è stato, per una milanese convinta, molto emozionante;

2) il cimitero degli israeliti… “semiabbandonato” perché nella cultura ebraica il culto dei morti è particolare e, a mio del tutto personale parere, sensato: si piange chi viene a mancare per un tempo limitato, lo si celebra con tutti gli onori e lo si seppellisce e poi si prosegue nella propria vita… il luogo è davvero suggestivo, a mio avviso, il più bello dell’intero complesso;

3) il “giardino segreto” dietro al punto accoglienza dove i volontari dell’associazione “Amici del Monumentale” distribuiscono piantine, organizzano visite guidate e danno indispensabili indicazioni per girare nella struttura. Se si chiede a loro, viene mostrato questo piccolo cortile interno in cui vengono raccolti dai monumenti posti su concessioni scadute e non più rinnovate. Fa tenerezza: busti e statue meravigliose senza più nessuno da celebrare e che sembrano aspettare solo dei visitatori curiosi che chiedano di vederli… non vanno delusi, né abbandonati!

4) la vista sul quartiere di Porta Nuova con i suoi grattacieli, il tripudio di vetro e acciaio e l’estrema avanguardia degli edifici. E’ incredibile pensare che nel raggio di pochi km convivano questi due spazi così opposti per architettura e destinazione d’uso;

5) la Nike di Fontana: da sola vale il giro! Qualsiasi cosa si abbia in programma di vedere e a qualsiasi punto in cui ci si trovi quando inizia a suonare la sirena per dire ai visitatori di “levare le tende”, si deve andare a cercarla! Non si può uscire senza vederla!

Di curiosità, aneddoti e monumenti da citare ce ne sono in quantità inimmaginabile, ma è giusto lasciare a chi legge l’opportunità di scoprire un proprio Monumentale senza tante influenze altrui e con una sensibilità che è diversa da persona a persona…

PS: gli scatti sono in bianco e nero. Ho faticato molto a decidere se lasciare il colore originale o lavorare sulla scala di grigi. Ho preferito postprodurre tutto nello stesso modo per una questione puramente progettuale, ma il sole radente di un pomeriggio di fine inverno, l’azzurro del cielo e il verde dei pini e dei vialetti meritano di essere visti di persona.