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Strasburgo, la Petite Europe

Strasburgo è una città bellissima. E’ colorata, vivace, piena di giovani universitari, ricca di pub, cafè e deliziose pasticcerie. I suoi abitanti sono aperti e amichevoli, la sua cucina ricca e golosa, i suoi vini ottimi. E’ un luogo che ti invita a chiederti come sarebbe fermarti di più, viverla per qualche tempo, abitarci…

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Al momento della prenotazione dell’itinerario, mannaggia a me, non le avevo attribuito grande importanza e così abbiamo finito per dormirci solo una notte, facendoci tentare dalle immagini fiabesche e bucoliche di Colmar (carina, eh….ma che noia!). Appena giunti in città ci siamo resi conto dello sbaglio, ma ormai era troppo tardi.

In quel giorno e mezzo che avevamo a disposizione l’abbiamo girata in lungo e in largo, abbiamo fatto una gita in battello sull’Ill (con Batorama, il giro classico dura circa 45 minuti e costa meno di 10 euro – consiglio quello serale per vedere gli edifici sapientemente illuminati e i riflessi sull’acqua dei canali), osservato curiosi i diversi stili che caratterizzano il centro della città, ammirato dall’esterno la sede del Parlamento Europeo, assistito estasiati a uno spettacolo di luci e musica proiettato sul lato dell’imponente e bellissima cattedrale gotica e visitato il bellissimo Museo di arte moderna e contemporanea.

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Fin qui, tutto molto idilliaco e già visto. Quasi ogni antica città europea ha degli scorci interessanti, ricchi musei e spettacoli a cui assistere.

Però Strasburgo è diversa da qualsiasi altro posto in cui io sia stata ed è difficile da inquadrare… sempre che ce ne sia un effettivo bisogno.

La posizione geografica della città, proprio al confine tra Francia e Germania, ha destabilizzato tantissimo la creazione e il mantenimento di un’appartenenza nazionale.

Nonostante sia proprio qui che è stata composta la Marsigliese, tra il 1870 e il 1945, la capitale dell’Alsazia cambiò nazionalità quattro volte, ovviamente con alti costi in termini di vite umane e tranquillità dei suoi residenti.  Provate a immaginare che confusione identitaria ha comportato. Altro che disturbi della personalità…

Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, gli strasburghesi si sono ritrovati divisi dalla linea del fronte che passava nel centro cittadino. Molte famiglie vennero separate al loro interno e poterono riunirsi solo al termine del conflitto. La città fu parzialmente distrutta dai bombardamenti e dal Terzo Reich che voleva ricostruirla secondo i canoni dell’estetica nazista. Per fortuna la strabiliante Cattedrale e il vecchio quartiere degli artigiani, la Petite France, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1988, si salvarono.

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Qualche anno dopo la fine della guerra, nel 1952, Strasburgo divenne un simbolo dell’unità europea e della pace che avrebbe dovuto regnare su tutto il continente ecosì fu scelta come una delle tre sedi del Parlamento Europeo.

Attualmente Strasburgo è alsaziana ed europea e tanto basta.

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Questa sua travagliata storia e le sue origini “traballanti” si mostrano chiaramente a chiunque abbia voglia di non fermarsi alla prima apparenza di luogo da cartolina.

Strasburgo è una grande Colmar che, insieme all’atmosfera fiabesca data dalle case a graticcio, dai canali e dalla cura di ogni angolo verde del centro cittadino, si porta dietro anche una grande consapevolezza sociale.

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Per l’osservatore attento e curioso sarà bellissimo scoprire in giro per le viuzze della Petite France le opere di Bansky e di altri famosi artisti di street art. L’idea che mi sono fatta io è che la convivenza tra i movimenti studenteschi e la presenza di una scena politica internazionale, così folta di rappresentanti di una certa visibilità, abbia permesso che ogni muro, cassonetto, saracinesca diventasse il luogo per un’attiva e brillante partecipazione culturale e sociale. I forti e resilienti strasburghesi non hanno paura di dire la loro e mostrare il proprio dissenso ricorrendo alla bellezza e alla creatività.

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Mi è rimasta la voglia di tornare e di girarmela con più calma, magari girandola in bicicletta, spostandomi anche in periferia e dedicando più tempo al quartiere Europeo.

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Basta poco (tempo) a Colmar!

Visitare l’Alsazia e la Foresta Nera mi ha creato qualche problema di coordinamento spazio-temporale. In sei giorni è come se fossimo stati in nazioni, secoli, luoghi diversissimi tra loro.

In ordine cronologico, per prima cosa racconterò qualcosa della nostra prima meta: Colmar.

Per farlo è necessaria una premessa sostanziale: qualche anno fa mia mamma è stata in Alsazia, è tornata e mi ha triturato le “cosiddette” in innumerevoli racconti estatici sul ridente e pittoresco paesino alsaziano.

Era come se il resto dell’itinerario non fosse pervenuto, quasi non ci fosse neppure stata. <E’ tutto così delizioso, meraviglioso, accogliente, etc…>, diceva… Ho tentato di avere informazioni anche su Strasburgo che, devo ammettere, mi incuriosiva molto di più, ma sono stata liquidata con dei laconici <<Ah, sì, bella; ma Colmar…>>.

Era proprio convinta e io, figlia modello (a tratti e, in genere, quelli sbagliati!) nella fretta di inventarmi all’ultimo un giro in questa parte di Francia al confine con la Germania che ho potuto fare, se non ascoltarla? E poi, anche su internet ne parla chiunque benissimo e le foto che la ritraggono sono davvero deliziose. Quindi, al momento di prenotare i pernottamenti, ho squilibrato totalmente il giro fermandoci tre notti lì e sacrificando il tempo da dedicare al vicino capoluogo.

Ecco, la prossima volta farò come quando ero una ragazzina disordinata e mia mamma mi diceva continuamente di sistemare camera mia: non l’ascolterò!

Innanzitutto, Colmar è uno dei tanti luoghi a cui ci si appella con l’espressione “la Venezia del…” (Nord, in questo caso!). Io, queste simil Serenissime disseminate per il planisfero non trovo mai assomiglino all’originale. Non me la ricordano neppure vagamente. Sì, ok, ci sono dei canali… bene! Chissene?!? Anche sotto casa mia passa il Lambro… Lambro, appunto, non Canal Grande!

Colmar è molto bellina di suo, senza necessità di richiami ad altre destinazioni con cui non potrebbe competere per magnificenza, particolarità, atmosfera e, soprattutto!!!, numero di corsi d’acqua.

Va presa per quello che è: un paese da film Disney dove, nel centro storico, il tempo sembra essersi fermato.

Il nostro, in tre giorni fissi lì, direi “paralizzato”!

Per farla breve, partiamo a settembre verso nord, dopo mille avventure automobilistiche, cambi di programma e ritardi non dipendenti da noi (o forse sì, visto che ho rotto due automobili su due nell’arco di una settimana?!? Meglio non approfondire: gli animi e i portafogli sono ancora troppo provati!).

Arriviamo quasi in serata e andiamo a cercare un posto dove cenare. La cittadina ci piace: piccola, raccolta, illuminata e decorata così bene da proiettarci nell’atmosfera natalizia con mesi di anticipo. E a me il Natale e tutto ciò che comporta piace da matti, aumento del traffico a parte!

Proprio carina.

La giriamo al chiaro di luna e torniamo all’appartamento prenotato tramite Airbnb, la nostra prima esperienza di soggiorno tramite questo portale, a cui mi piacerebbe dedicare un post più avanti.

Tutto sa di Francia, anche la casa in cui alloggiamo; ed è un bene perché ne sono profondamente affascinata!

La mattina seguente, dopo una petit dejeuner da integralisti della materia, consumata in un localino carino da matti, iniziamo il nostro giro.
La città ci conferma l’impressione avuta all’arrivo. Tutto è curato, perfetto. Entusiasti scopriamo ogni angolo (e quando dico “ogni angolo”, intendo proprio “ogni angolo”, anse dei canali comprese) del centro storico. La sera rientriamo stanchi ma felici della bella giornata trascorsa.

La mattina dopo, il baretto dove avevamo “colazionato” il giorno precedente si fa trovare con le serrande abbassate! Maledetti! Non sanno che hanno perso due convinti clienti e che con la nostra ordinazione avrebbero potuto pagare una settimana di spese di gestione.

Lo stomaco brontola e noi non ci facciamo scoraggiare; troviamo un altro posto che ci ispira (una pasticceria/bistrot in cui il tempo sembra essersi fermato a 30 anni fa, ma non l’avanzare dell’età dell’adorabile proprietaria, probabilmente presente al momento della fondazione del paese, fondazione avvenuta per mano del Sacro Romano Impero…) e ci scofaniamo una favolosa fetta di torta alla ciliegia. E poi, di nuovo la vasca nelle vie principali di cui avevamo visto già tutto il giorno precedente.

Avanti e indietro; indietro e avanti!!!

<<Oh, guarda quello scorcio…>> <<…stupendo. Ci siamo già passati ieri di qui! E anche l’altro ieri.>> <<Uhm! -_->>.

<<Ci facciamo un selfie su questo ponticello?>> <<Ma ne abbiamo già millemila di foto qua davanti!>> <<“Sì, ma non con questa luce…>> <<Controlla nella macchina fotografica…>>  <<Uhm! -__->>.

<<Ohhhhhh, che bel negozietto! Ci entriamo?>>  <<E’ inutile. Lo hai già saccheggiato di tutto. Ora rimane solo l’arredo fisso che è scomodo da riportare a casa!>> <<Uhm! -___->>.

<<Oh, una via che non avevamo visto!>> <<Sì, invece!>> <<No, non è possibile!>> <<Ma quello non è il bar dove abbiamo bevuto il frullato ieri pomeriggio?!?>> <<Uhm! -____->>.

<<Oh, se andiamo di qui vediamo quel palazzo che è segnalato sulla guida ma che ieri non abbiamo trovato!>> <<Intendi quello alle tue spalle?!?>> <<Uhm! -_____->>.

<<Andiamo in barca sul canale?>> <<ANCORA?????>> <<Uhm! -______->>.

Dopo un paio d’ore accade l’inevitabile: il fatidico scambio d’occhiate, la richiesta di aiuto, l’idea geniale e la conseguente domanda che necessariamente ci saremmo dovuti fare con ancora le ciliegie in bocca <<E adesso?!?>> <<mah, forse potremmo andare per colline e cantine…..…>>…e prima ancora di terminare la frase, partiamo sulle ali dell’entusiasmo verso i vigneti e i paesini ai piedi del Massiccio dei Vosgi.

Su e giù, giù e su!

Qualche chilometro, otto ore e una felice degustazione di vino dopo rientriamo per cenare nuovamente in un tipico ristorantino scovato la sera precedente dove la cameriera aveva tentato di uccidermi con delle noci. Piccolo incidente a parte, il formaggio di capra dell’insalata e la tarte flambée si confermano essere una delizia per il palato e quell’attimo trascorso oziando al tavolino nella piazzetta centrale con il via vai dei turisti, la superba illuminazione artificiale, la perfetta temperatura di fine estate e l’ottima birra locale ordinata, si rivelerà essere uno dei ricordi più piacevoli di quella settimana europea.

Il giorno dopo saremmo partiti per la tappa successiva, Strasburgo, ce ne saremmo innamorati, io mi sarei mangiata le mani per aver dato ascolto a mia mamma invece che al mio istinto e avrei finalmente avuto la certezza che il mio animo è profondamente “urbano”, molto più di quanto sia romantico o fiabesco!!!

PS: non vorrei scoraggiare nessuno che intendesse visitare Colmar. La cittadina è davvero splendida, solo, per chi ama le città vere e proprie come me, penso possano bastare meno di tre notti…… il consiglio è di dedicare un giorno intero a Colmar, dormirci due notti, poi dirigersi verso Strasburgo passando per Riquewihr, Ribeuville, Obernai, Bergheim, senza dimenticare di fare una puntatina su qualche stradina panoramica del massiccio dei Vosgi, magari fermandosi al castello di  Haut-Koenigsbourg per delle foto panoramiche sulla valle. Inoltre, non perdete l’occasione (se la stagione è quella immediatamente prima della vendemmia), di fermarvi ad assaggiare dell’uva prendendola direttamente dalla pianta. Sono piaceri che non molti di noi hanno potuto gustare, specialmente se provenienti dalla città. Ci si sente un po’ come quando si è a dieta ma ogni buona volontà viene accantonata, si prende il vasetto di Nutella e ci si infila dentro il cucchiaio attenti, si tira su più crema possibile e si puliscono bene i bordi di vetro e gli angoli della bocca per non lasciare tracce.