Un vulcano a pois

Chi è stato sull’Etna lo sa di certo: la cima del vulcano è densissimamente abitata dall’insetto più simpatico e carino che esista, ossia la coccinella.

Tralascerò nomi scientifici e altre nozioni sulla specie (ho di recente scoperto che sono della famiglia dei coleotteri e sto cercando di dimenticarlo per quieto vivere con le mie fobie), ma proverò a dare una spiegazione sul perché i simpaticissimi esserini a pois abbiano colonizzato un posto così inospitale.

Preciso che la fonte della mia conoscenza è internet e che quindi non metterei la mano sul fuoco sull’esattezza delle nozioni, però mi sembrano abbastanza ragionevoli per citarle in questa sede senza che una comunità di biologi specialisti del tema ‘usi e costumi degli unici insetti che non mi provocano crisi di panico’ mi denunci per cattiva informazione.

Ad ogni modo, la faccenda parrebbe essere di natura molto fatalista: la scelta dell’habitat non è, in realtà, una scelta!

Molto semplicemente, e altrettanto sfortunatamente, le coccinelle ci sono arrivate a causa delle correnti d’aria che le hanno spinte fin lì dove, un po’ per il caldo che fuoriesce dal terreno, un po’ per il freddo determinato dall’altitudine superiore ai 2000 m s.l.m., sono così stordite da non riuscire più a volare. O comunque da non riuscire più a volare abbastanza da andarsene da lì.

Il colpo d’occhio agli occhi dei visitatori che arrivano in prossimità dei vari crateri è unico! Caldo terreno lavico sotto i piedi, aria gelida sulla faccia e ovunque puntini rossi a pois neri che ti si posano addosso e ti volicchiano attorno.
E per una volta i turisti non fanno danni, anzi… le coccinelle si posano involontariamente sulle loro auto e, terminata la visita del sito, vengono portate ai piedi del vulcano. Al parcheggio successivo, voleranno per conto loro altrove.

In pratica fanno l’autostop verso una seconda possibilità!

Le coccinelle! Incredibile!

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Storie di un fotografo: Berengo Gardin

L’inizio anno a Verona mi ha fatto un regalo inaspettato e meraviglioso. Passeggiando per le vie illuminatissime e decoratissime della città, mi sono imbattuta nel volantino di una mostra monografica di Gianni Berengo Gardin.

Grazie ai miei compagni di Capodanno, tutti appassionati di fotografia, ho potuto visitarla e lasciarmi incantare dalla bellezza di ciò che ho visto.

La mostra, curata da Denis Curti e in programma fino al 26 gennaio 2014 presso il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, rappresenta in 180 opere il lavoro di questo grande maestro della fotografia.

Il percorso si snoda lungo gli scenografici scavi di Piazza Viviani seguendo diversi progetti di fotogiornalismo: immagini di città amate dall’autore (Milano, Venezia e l’ospitante Verona), lavori di sensibilizzazione su temi delicati quali la coabitazione con comunità di zingari e le condizioni dei pazienti di ospedali psichiatrici, e ancora baci, momenti di quotidianità trattati da un introvabile volume di Berengo Gardin, intitolato ‘Dentro le case’, il rapporto (cinico e a tratti surreale) con la fede, uno sguardo sul lavoro e sulla vita nelle risaie.

Una mostra completa per chi si accosta per la prima volta agli scatti di questo fotografo tanto apprezzato anche da Cartier Bresson, ma capace di incuriosire e, perché no?!?, inspirare chi lo conosceva già ma ha voglia di ritrovare le immagini in un contesto tanto particolare come quello offerto dalla location dell’esposizione.

Mi auguro che l’Anno Nuovo prosegua in linea con questa grande bellezza.

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Una passaporta per Londra

Le Feste di Natale in casa mia sono sinonimo di serate dedicate alla ri-ri-ri-ri-ri-ri-rivisione della saga di Harry Potter.

L’accanimento quasi terapeutico che metto nell’impegno di vedere tutti i film entro il giorno di Natale sono lo specchio dell’amore che nutro per Londra.

Londra in dicembre è fredda, nebbiosa, a tratti spettrale, ad altri viva e pulsante.

Londra è vittoriana. Sempre.

Lo sarebbe anche se lo scenario mondiale assomigliasse a quello che vediamo nei film di fantascienza con automobili volanti, stazioni interspaziali per rifornire le navicelle dei turisti che vanno a svernare su Marte e degli alberi artificiali perché quelli veri ormai sono stati abbattuti tutti.

Londra no, rimarrebbe così con i suoi bus rossi, con la Torre di Londra che si staglia sul Tamigi, con l’Osservatorio di Greenwich e il suo mercatino alimentare dove in una ventina o poco più di bancarelle puoi fare il giro enogastronomico del pianeta e con il magico angolo del St. Katherine’s Docks e il The Dickens Inn Pub.

Ci provo a tornarci almeno una volta l’anno perché ho sempre delle novità da scoprire, ma non sempre ci riesco… e allora guardo Harry Potter e sogno di trovare una passaporta a casa mia che mi porti a Londra.

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Dettagli di viaggi, reali e immaginari.