Street Photowalk Firenze

Sabato scorso sono partita alla volta della sempre splendida Firenze con un caro amico, insegnante di fotografia e maestro del genere Street.

La giornata è stata splendida. Il sole era fortissimo e il vento ha pulito il cielo rendendo ogni immagine nitida e in movimento.

Mi è stato chiesto (‘suggerito’ è più esatto!) di scegliere un tema, un progetto e scattare seguendo un filo logico creativo. La cosa si faceva piuttosto impegnativa perché non sono in grado di scegliere a priori quali soggetti immortalare con la macchina fotografica: vedo qualcosa, mi colpisce, la fotografo. Questo significa che quando torno a casa, mi rendo conto di aver fatto centinaia di fotografie e poi mi ritrovo a dover selezionare le migliori (dove migliore non sta per più belle, ma per più significative…almeno per me) e non è sempre facile.

E’ una mia mancanza perché non sono ancora capace di cercare qualcosa di specifico. A volte mi colpisce la luce che illumina un soggetto, a volte la particolarità del soggetto stesso, altre la cornice in cui si muove, altre ancora il suo rapporto con l’ambiente circostante. Sono piuttosto confusa e mi chiedo se con il tempo maturerò.

Al momento, di una cosa sono sicura: mi piace fotografare le persone. Quindi sono partita da questo.

Mi piacciono i ritratti, mi incuriosiscono alcune fisionomie e certi gesti, certi modi di ‘stare nel mondo’. Firenze è perfetta in questo senso: è talmente bella e talmente vista e rivista da poterci passare un’intera giornata senza doverti necessariamente concentrare sulla città e su i suoi monumenti.

Li conosco, a memoria… Ci sono stata un’infinità di volte, ho diverse amici che ci hanno vissuto e che me l’hanno fatta vivere anche per i problemi, le criticità, le difficoltà a cui devono far fronte gli abitanti per stare in un luogo così incredibile. So che potrebbe sembrare una bestemmia ma sono ‘abituata’ a Firenze.

E poi è il luogo giusto se si vuole fotografare la gente: è piena di turisti che sono arrivati da ogni dove e ciò significa che, in pochi kmq, si incontrano personaggi diversissimi tra loro. E significa anche che la gente non si chiede perché tu abbia una macchina fotografica in mano e non trova strano se qualcuno che non ha mai visto la immortala nei momenti della giornata più disparati. Ecco quindi che ci saranno persone stupite, persone affaticate, persone incantate, persone annoiate, persone irritate, persone innamorate… a Firenze c’è davvero tutto il mondo.

Quel giorno, poi, era la Festa della Donna, ma questo è stato soltanto un pretesto. Amo fotografare le donne in ogni giorno dell’anno.

Le acconciature, i vestiti, il trucco, i gesti, le andature, le espressioni… Le foto in cui è ritratto il genere femminile sono sempre quelle che mi colpiscono di più. Delicatezza, eleganza, passionalità, fragilità, volgarità, leggerezza, dolcezza, tristezza, emotività, felicità… ci può essere di tutto in un unico scatto.

Quel giorno, il vento che ha pulito il cielo, ha mosso i capelli dei miei soggetti, i loro abiti. La luce così calda del sole ha creato delle ombre sorprendenti. Le persone sembravano su un palcoscenico e la scenografia era qualcosa di straordinario.

C’erano turiste a Firenze, e bottegaie, artiste di strada, madri, spose, mendicanti, bambine… giapponesi!!! Ho provato a cercare la molteplicità femminile nei soggetti che vivono la città.

Ci ho provato e questa è una mini (mini-mini-mini-etc) selezione del risultato. 🙂

PS: Ringrazio Gabriele Lopez per avermi portata lì, per aver scelto quel giorno e quella città. Lo ringrazio per i preziosi consigli, la pazienza, l’umiltà, la coerenza e l’entusiasmo che ci mette sia quando fotografa sia quando insegna. E perché non educa ad ‘un genere’, ma educa ad una passione…

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Iglesias alla finestra

Stavo passeggiando lungo le mura del Marsamxett Harbour di Valletta. In pratica la zona della capitale più esposta al Mediterraneo. Niente di speciale se non il fascino decadente tipico dell’architettura portuale: un po’ sporco, un po’ fatiscente, un po’ abbandonato.

Improvvisamente sento una musica a tutto volume venire da una palazzina malridotta.
Ascolto bene: è Julio Iglesias… non so che canzone, non l’ho mai ascoltato veramente… ma nonostante questo, Julio lo riconosco sempre.

Mi giro, cerco di capire da che appartamento provenga. Poi spunta un uomo alla finestra… esce sul balcone e inizia a cantare e mimare le classiche movenze dell’artista argentino. Non le ho mai guardate con attenzione, ma riconosco anche queste! So che sono tipiche di Julio!

Voglio fotografarlo quell’uomo. Per ricordarmelo, principalmente, perché nessun fotogramma potrà mai descrivere quel momento, quella musica, quella sorpresa, né quella canzone, così inaspettata, di un artista ‘patinato’ lontano anni luce da Valletta e così poco appropriato a quell’edificio affacciato sul porto commerciale e al suo abitante, mosso probabilmente dall’alcool, dalla follia o dalla più liberatoria felicità.

Insomma… mi giro, cerco un pretesto per scattare senza farmi sparare (sì perché non sembrava proprio normalissimo il nostro artista di palazzina!!!). Vedo in lontananza un carretto turistico che si avvicina pian piano. Mi prendo tutto il tempo per l’inquadratura simulata. Faccio un paio di fotografie agitandomi tantissimo, indicando il carretto e stortandomi gli occhi per catturare anche il personaggio del balcone, senza però guardarlo direttamente e fargli capire che il principale soggetto del ritratto doveva essere lui.

E lui mi fa il più bel regalo della vacanza: mi vede, intuisce le mie intenzioni e mi chiama! Lo fa guardando palesemente nella mia direzione, alzando la voce e aumentando le movenze.

Io capisco che vuole essere fotograto e via! Dimentico il carretto e gli annoiati turisti che trasportava, sposto l’obiettivo e lui, come Julio che saluta i suoi fan al termine di un’esibizione, spalanca le braccia e sorride alla mia camera!

Un attimo indescrivibile, unico, irripetibile… Forse una delle fotografie più belle agli occhi della mia memoria!

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L’ultimo, ultimissimo saluto a Spazio Forma

Potrei iniziare questo post dicendo che, come al solito, quando in Italia c’è qualcosa di bello, di attrattivo, che dà spessore culturale a una città e a tutti coloro vogliono sentirsene parte, chiude! Forse forse, Napoleone e amichetti vari che ci hanno dominato e si sono portati via le nostre opere d’arte, hanno compiuto un salvataggio… per le opere stesse e per le nostre istituzioni che si sarebbero sentite nell’imbarazzo di doverle gestire con coscienza e competenza (due parole che nel nostro Paese non hanno gran riscontro, a parere mio).
Potrei farlo ma, non essendo una fan del qualunquismo, non lo farò e quindi fingete di non aver letto le righe precedenti.

Dirò solo che, come tanti milanesi e non, ho portato l’ultimo saluto a Spazio Forma che da 8 anni proponeva agli appassionati del genere mostre meravigliose sui maestri della moda e del ritratto, sui grandi autori e sulla storia della fotografia.

Grazie alla collaborazione con il Corriere della Sera e con ATM (che ospitava la fondazione nei locali ristrutturati dietro al deposito del quartiere Ticinese e che ha rivoluto indietro l’edificio), Forma si è trasformata in ‘Casa della Fotografia’ dove abbiamo potuto vedere storici capolavori del genere e lasciarci ispirare per i nostri lavori personali.

Domenica 12 gennaio 2014 lo Spazio ha chiuso definitivamente i battenti. Lo ha fatto salutandoci con un’ultima mostra autocelebrativa, una collezione delle principali opere esposte nel periodo di attività. Lo ha fatto alla grande presentando capolavori indiscussi per lasciarci un bel ricordo di quello che abbiamo già visto e che avremmo potuto continuare a vedere in uno spazio davvero suggestivo.

La Fondazione, invece, fortunatamente, continuerà la sua attività, trasferendosi altrove… esattamente ‘dove’ ancora non l’ho capito ma so che il grande ritorno è previsto al Palazzo Reale di Milano con la epica Genesi di Sebastiao Salgado (da maggio a settembre 2014) che, tra le altre cose, personalmente aspettavo da tempo.

Speriamo che la Casa della Fotografia non rimanga ‘senzatetto’ per troppo tempo!

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