Archivi categoria: Scatti e ritratti

Do you want to marry me?

Eravamo sul Ponte di Brooklyn ed è successa una cosa incredibile. C’era una coppia davanti a noi. Stavano camminando sul ponte; lo stavano attraversando proprio come i tanti che li attorniavano, quando lui si è fermato, si è inginocchiato, ha estratto una piccola scatola dalla tasca e ha chiesto alla donna di sposarlo. Lei è scoppiata a piangere, gli ha detto (chiaramente!!!) sì e i due si sono abbracciati, ammutoliti dalla gioia.

E’ stata una cosa incredibile.

Mio marito, che si trovava vicinissimo ai due ragazzi, avrebbe voluto far loro una foto, poi avvicinarsi, farsi dare una mail con la promessa di inviare quello scatto in ricordo del momento. Ma non è riuscito a farlo. E’ rimasto a guardarli, emozionato e incredulo rispetto alla scena appena vista.

E così io.

C’era anche un poliziotto poco lontano da noi. Sembrava un po’ Poncharello dei Chips. Anche lui ha vissuto quel momento. Sorrideva e applaudiva.

Eravamo in tre in quella “prima fila” mentre il resto della Grande Mela passava ignara o incurante di quella promessa di una nuova famiglia che era stata fatta proprio da quel momento.

E’ stata una cosa molto tenera. Unica. Complice.

Senz’altro uno dei ricordi più belli di quella città.

Viaggiare significa anche e soprattutto anche questo. Incontrare. Osservare silenziosamente. Diventare parte della storia di chi trovi nella tua meta. Arricchirsi della vita altrui.
Ergo, ho ragione io a farmi sempre gli affari altrui!!!

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Un, due, tre… FAI

Due week end fa ci sono state le Giornate di Primavera del FAI.

In un giorno solo e nonostante un piccolo problema a una caviglia, ho avuto la fortuna di riuscire a visitare tre siti normalmente chiusi ai non addetti ai lavori.

Il primo dei tre è il Deposito EX-OMV di Milano Centrale.

Noto come Squadra Rialzo Milano Centrale, è stato costruito per garantire la manutenzione delle locomotive e dei vagoni in transito nella principale stazione cittadina. Attualmente è una proprietà della Fondazione FS ed serve a conservare e ricoverare le vetture storiche ormai in disuso.

Ero stata avvertita che ovunque ci fossero stati treni avrei incontrato gli ‘invasati dei treni’ ma lo scenario che si è aperto aveva del surreale. Gente in attesa in code chilometriche per salire su una carrozza, ragazzini vestiti da controllore che tenevano ‘lezione’ agli amici facendo a gara di chi avesse più informazioni storiche sull’argomento, appassionati sdraiati sulle rotaie per fotografare le locomotive da sotto, nonni che scattavano foto ai nipotini piantandoli ovunque e spesso spaventandoli.

A parte questa nota un po’ grottesca, la visita si è rivelata molto, molto piacevole.

I treni mi affascinano e mi spaventano insieme. Da sempre.

Viene naturale chiedersi chi ci sia salito e per andare dove. Sono l’emblema della vita in movimento. E le carrozze storiche sono incantevoli…

Un, due, tre... FAI!

Un, due, tre... FAI!

Un, due, tre... FAI!

Un, due, tre... FAI!

Un, due, tre... FAI!

La seconda visita è stata la più attesa.

Da oltre dieci anni l’Albergo Diurno Metropolitano Venezia è stato chiuso ed, ahimè, lasciato in balia del degrado e della dimenticanza.

Situato nei pressi della fermata Porta Venezia della metropolitana Linea Rossa e costruito negli anni ’30 per i viaggiatori che necessitavano di rinfrescarsi dopo un viaggio in treno o per gli abitanti del vicino quartiere Lazzaretto, edificato senza la predisposizione dei bagni in casa, il Diurno ha accolto i più disparati avventori nell’eleganza del Liberty milanese, in questo caso, attribuito al famoso architetto Pietro Portaluppi.

Al suo interno, oltre all’area bagni e terme, ospitava una parrucchiera per signore, una manicure, una pedicure, diverse cabine telefoniche, un fotografo, un’agenzia di viaggi, un banco delle FS per la vendita dei biglietti, un area ristoro e un barbiere (ultimo a chiudere nel 2006 dopo un contenzioso legale sulla proprietà dei locali).

L’umidità, la muffa e i crolli strutturali non hanno potuto nascondere la bellezza del luogo, né cancellare la sensazione che si prova pensando a quante persone sono passate di lì e lo hanno veramente vissuto.

Un, due, tre... FAI!

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Un, due, tre... FAI!

Un, due, tre... FAI!

Un, due, tre... FAI!

L’ultima fatica è stata per Palazzo Lombardia, nuova sede della Regione.

Che dire? Bellissimo, imponente e leggerissimo insieme, architettonicamente perfetto (però il palazzo dell’Unicredit rimane sempre il più bello, a parer mio….).

La cosa positiva della visita: una preparatissima guida ci ha spiegato l’evoluzione della zona di Porta Nuova, del nuovo quartiere che si sta andando a creare, della filosofia che sta alla base delle scelte urbanistiche fatte (il concept sembrava un po’ quello scimmiottato da Crozza nel personaggio di Fuffas… “Federico… cercami su wikipedia la parola ‘esagono’!!!”).

Altra cosa positiva il cielo nuvoloso con alcuni sprazzi di luce solare a colpire delle zone a caso della città. Perfetto per i giochi di riflessi sulle vetrate.

Nota negativa: la gente… maleducata, rimbambita, non abituata a mettere il naso fuori di casa tanto da non capire che se la guida ti dice ‘spostati’ ti sta dicendo ‘spostati’ non ‘stai fermo lì’!. Nulla da fare. Così è se vi pare.

Una scoperta bellissima: le colonne del piano terra. Grazie ad un concorso aperto a giovani artisti emergenti milanese, i vincitori hanno potuto decorare le colonne dell’atrio creando un effetto davvero piacevole e variegato. Ne ho fotografate alcune, quelle che mi sono piaciute di più… ma sono tutte molto originali.

E’ necessario tornarci il prossimo anno se le condizioni meteo dovessero essere diverse. C’è un mondo da fotografare da lì sopra….

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Un, due, tre... FAI!

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_MG_3301Un, due, tre... FAI!

Street Photowalk Firenze

Sabato scorso sono partita alla volta della sempre splendida Firenze con un caro amico, insegnante di fotografia e maestro del genere Street.

La giornata è stata splendida. Il sole era fortissimo e il vento ha pulito il cielo rendendo ogni immagine nitida e in movimento.

Mi è stato chiesto (‘suggerito’ è più esatto!) di scegliere un tema, un progetto e scattare seguendo un filo logico creativo. La cosa si faceva piuttosto impegnativa perché non sono in grado di scegliere a priori quali soggetti immortalare con la macchina fotografica: vedo qualcosa, mi colpisce, la fotografo. Questo significa che quando torno a casa, mi rendo conto di aver fatto centinaia di fotografie e poi mi ritrovo a dover selezionare le migliori (dove migliore non sta per più belle, ma per più significative…almeno per me) e non è sempre facile.

E’ una mia mancanza perché non sono ancora capace di cercare qualcosa di specifico. A volte mi colpisce la luce che illumina un soggetto, a volte la particolarità del soggetto stesso, altre la cornice in cui si muove, altre ancora il suo rapporto con l’ambiente circostante. Sono piuttosto confusa e mi chiedo se con il tempo maturerò.

Al momento, di una cosa sono sicura: mi piace fotografare le persone. Quindi sono partita da questo.

Mi piacciono i ritratti, mi incuriosiscono alcune fisionomie e certi gesti, certi modi di ‘stare nel mondo’. Firenze è perfetta in questo senso: è talmente bella e talmente vista e rivista da poterci passare un’intera giornata senza doverti necessariamente concentrare sulla città e su i suoi monumenti.

Li conosco, a memoria… Ci sono stata un’infinità di volte, ho diverse amici che ci hanno vissuto e che me l’hanno fatta vivere anche per i problemi, le criticità, le difficoltà a cui devono far fronte gli abitanti per stare in un luogo così incredibile. So che potrebbe sembrare una bestemmia ma sono ‘abituata’ a Firenze.

E poi è il luogo giusto se si vuole fotografare la gente: è piena di turisti che sono arrivati da ogni dove e ciò significa che, in pochi kmq, si incontrano personaggi diversissimi tra loro. E significa anche che la gente non si chiede perché tu abbia una macchina fotografica in mano e non trova strano se qualcuno che non ha mai visto la immortala nei momenti della giornata più disparati. Ecco quindi che ci saranno persone stupite, persone affaticate, persone incantate, persone annoiate, persone irritate, persone innamorate… a Firenze c’è davvero tutto il mondo.

Quel giorno, poi, era la Festa della Donna, ma questo è stato soltanto un pretesto. Amo fotografare le donne in ogni giorno dell’anno.

Le acconciature, i vestiti, il trucco, i gesti, le andature, le espressioni… Le foto in cui è ritratto il genere femminile sono sempre quelle che mi colpiscono di più. Delicatezza, eleganza, passionalità, fragilità, volgarità, leggerezza, dolcezza, tristezza, emotività, felicità… ci può essere di tutto in un unico scatto.

Quel giorno, il vento che ha pulito il cielo, ha mosso i capelli dei miei soggetti, i loro abiti. La luce così calda del sole ha creato delle ombre sorprendenti. Le persone sembravano su un palcoscenico e la scenografia era qualcosa di straordinario.

C’erano turiste a Firenze, e bottegaie, artiste di strada, madri, spose, mendicanti, bambine… giapponesi!!! Ho provato a cercare la molteplicità femminile nei soggetti che vivono la città.

Ci ho provato e questa è una mini (mini-mini-mini-etc) selezione del risultato. 🙂

PS: Ringrazio Gabriele Lopez per avermi portata lì, per aver scelto quel giorno e quella città. Lo ringrazio per i preziosi consigli, la pazienza, l’umiltà, la coerenza e l’entusiasmo che ci mette sia quando fotografa sia quando insegna. E perché non educa ad ‘un genere’, ma educa ad una passione…

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