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Un museo a cielo aperto

L’idea di perdersi in un cimitero potrebbe sembrare un po’ angosciante, ma se il cimitero in questione è il Monumentale di Milano, c’è da sperare che succeda.

E’ un museo a cielo aperto, un luogo di culto, uno spazio di verde e di marmo…

Io non c’ero mai stata e sono rimasta commossa e coinvolta da quella lunga passeggiata per i meravigliosi viali alberati, tra statue e monumenti funebri tesi a raccontare la storia di coloro i quali non ci sono più e a rappresentare il saluto di chi è rimasto e non ha dimenticato.

In quei materiali plasmati dalle mani degli artisti e degli artigiani che li hanno lavorati, ci sono tutte le emozioni e i sentimenti di chi ha commissionate le opere: il dolore, la nostalgia, la disperazione e il senso di vuoto e di perdita; ma anche la tenerezza, la speranza, l’ammirazione, la riconoscenza e l’amore.

Paradossalmente, tutto sembra vivo e “parlante”. Ogni cosa racconta una storia e ciò che colpisce è la poesia e la grazia della simmetria degli spazi, del contrasto dei colori e del profumo di bosco degli spazi verdi.

Ho camminato per ore e sarei andata avanti fino al tramonto se non fosse scattata l’inquietante (…quella sì!!!) sirena che annuncia i trenta minuti alla chiusura dei cancelli. Ho immaginato che l’allarme aereo dei bombardamenti durante la guerra fosse una cosa simile ed è stato molto efficace per farmi velocizzare il passo.

Ho visto un ventesimo dei tesori del luogo, un quinto dei monumenti segnalati dalle guide specializzate e salvato un solo vaso dal suo triste destino (un colpo di vento probabilmente lo aveva fatto cadere e i fiori finti che conteneva erano sparsi a terra… sono stata indecisa se toccarli o lasciarli lì, ma la fotografia della coppia a cui apparteneva mi ha emozionato così tanto che mi sono sentita in dovere di intervenire e riportare un po’ d’ordine e fare una rispettosa pulizia!). Voglio ritornare in cerca di altri scorci, di altre storie da immaginare ed epitaffi da cui rimanere turbata.

Da non perdere:

1) la cripta sotto il Famedio: trovarvi le lapidi di Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Franca Rame e Alda Merini è stato, per una milanese convinta, molto emozionante;

2) il cimitero degli israeliti… “semiabbandonato” perché nella cultura ebraica il culto dei morti è particolare e, a mio del tutto personale parere, sensato: si piange chi viene a mancare per un tempo limitato, lo si celebra con tutti gli onori e lo si seppellisce e poi si prosegue nella propria vita… il luogo è davvero suggestivo, a mio avviso, il più bello dell’intero complesso;

3) il “giardino segreto” dietro al punto accoglienza dove i volontari dell’associazione “Amici del Monumentale” distribuiscono piantine, organizzano visite guidate e danno indispensabili indicazioni per girare nella struttura. Se si chiede a loro, viene mostrato questo piccolo cortile interno in cui vengono raccolti dai monumenti posti su concessioni scadute e non più rinnovate. Fa tenerezza: busti e statue meravigliose senza più nessuno da celebrare e che sembrano aspettare solo dei visitatori curiosi che chiedano di vederli… non vanno delusi, né abbandonati!

4) la vista sul quartiere di Porta Nuova con i suoi grattacieli, il tripudio di vetro e acciaio e l’estrema avanguardia degli edifici. E’ incredibile pensare che nel raggio di pochi km convivano questi due spazi così opposti per architettura e destinazione d’uso;

5) la Nike di Fontana: da sola vale il giro! Qualsiasi cosa si abbia in programma di vedere e a qualsiasi punto in cui ci si trovi quando inizia a suonare la sirena per dire ai visitatori di “levare le tende”, si deve andare a cercarla! Non si può uscire senza vederla!

Di curiosità, aneddoti e monumenti da citare ce ne sono in quantità inimmaginabile, ma è giusto lasciare a chi legge l’opportunità di scoprire un proprio Monumentale senza tante influenze altrui e con una sensibilità che è diversa da persona a persona…

PS: gli scatti sono in bianco e nero. Ho faticato molto a decidere se lasciare il colore originale o lavorare sulla scala di grigi. Ho preferito postprodurre tutto nello stesso modo per una questione puramente progettuale, ma il sole radente di un pomeriggio di fine inverno, l’azzurro del cielo e il verde dei pini e dei vialetti meritano di essere visti di persona.

Ritorno alle origini (a casa, lontano da casa!)

È da una vita che non scrivo un post. Gli ultimi mesi sono stati pieni di grandi cambiamenti, grandi impegni e grandi scatoloni: ho cambiato casa, ho cambiato città (anche se lo spostamento è stato di una decina di km, ho cambiato provincia! Wow!), ho cambiato stile di vita.
Oltre al trasloco, il 2014 è stato l’anno dei viaggi importanti, in terre lontane geograficamente o culturalmente… eppure a farmi tornare lo spunto e la voglia di ricominciare a scrivere è stata la mostra allestita proprio dietro l’angolo, quella che ha segnato la riapertura al pubblico, dopo anni di abbandono e di restauri, del più importante simbolo della mia nuova città. Mi riferisco a Monza, alla Villa Reale ed a “Oltre lo sguardo” di Steve McCurry.
È curioso: “Viaggio intorno all’uomo”, dello stesso McCurry, è stata la prima grande mostra del genere che ho visto da quando ho iniziato a fotografare con “consapevolezza”. Allora ha segnato una svolta nel mio approccio alla fotografia stessa; quest’oggi ha rappresentato un simbolo, un legame e un segno di avvicinamento a Monza. Ho avuto paura di non avere più la possibilità di viaggiare perchè gli impegni, il mutuo e le spese non favoriscono molto gli “hobbies” ad impatto maggiore di zero per tempo e portafogli… eppure, per la serie “mi piego ma non mi spezzo”, ho ponti e ferie già programmati per i prossimi 10 anni circa… 😉 …certo, c’è da organizzarsi bene, fare un po’ di economia e scovare bene tariffe convenienti, ma si può fare…
Insomma, sono di nuovo qui con un anno anagrafico in più, tante esperienze diverse e molti più luoghi visitati e da visitare nel cuore… La macchina fotografica è pronta, il mio inseparabile kit da viaggio delle medicine pure e il taccuino dei ricordi freme per essere riempito con biglietti da visita e appunti vari.
Un abbraccio a chi è ancora qui che legge… ed ora, qualche post scriptum che non posso esimermi dallo scrivere:
PS1: nel percorso della mostra sono presenti degli schermi che trasmettono delle interviste fatte al fotografo. Pare che a 19 anno abbia avuto l’illuminazione di voler viaggiare e fotografare per vivere. Maddai… che pessima idea, Steve!!!
PS2: la mostra è aperta fino ai primi giorni di aprile. La consiglio agli amanti del genere e a chi ha curiosità per gli interni della villa. È meravigliosa… la mostra vale anche solo per l’allestimento e il restauro degli ambienti.
PS3: Steve-caro infierisce: io ho già voglia di andare in Birmania senza che lui continui a ripetere nell’audioguida che è il luogo più impressionante che abbia visto… basta Steve, ho capito!!! Non serve farmi diventare verde acido per l’invidia!

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