Pacific Northwest Coast e Lost Coast: le impressioni a mente emozionata ma serena

Il viaggio di quest’estate ha ampiamente surclassato quasi tutti i viaggi fatti precedentemente. Grazie al cielo, questo accade sistematicamente al rientro da quasi tutti i viaggi e quindi ho buone speranze per le prossime estati.

Alla domanda, più volte postami, “ma cosa c’è da Seattle a San Francisco”, ora potrei rispondere con un “cose che voi umani…..”.

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Innanzitutto, le tre città visitate potrebbero bastare per giustificare il prezzo del biglietto aereo e le quasi 15 ore di volo.

La mia personale classifica è:

  • Seattle
  • San Francisco
  • Portland.

Seattle è bellissima… scenograficamente bellissima. E’ una città internazionale dove grandi idee sono diventate prima grandi avventure e poi grandi successi, anche musicali (evviva il grundge!). Il suo skyline, che se fosse una pizza sarebbe una “Mari e Monti”, la rende splendida da qualsiasi prospettiva la si guardi.

Abbiamo avuto la fortuna di trascorrerci due giorni e un po’ e credo abbiamo fatto i miracoli: abbiamo visitato tutti i luoghi che ci eravamo ripromessi e anche molto di più. Il fatto di aver affittato subito l’auto, invece di recuperarla la mattina in cui avremmo lasciato la città, ci ha permesso di raggiungere delle zone non centralissime in poco tempo. Pur dormendo in centro, il parcheggio in Belltown è gratuito dalle 20 del sabato alle 8 del lunedì mattina e quindi, abbiamo parcheggiato proprio sotto il nostro hotel e abbiamo fatto ricorso al mezzo proprio ogni volta che abbiamo avuto voglia. Semplicemente splendida!

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San Francisco, di gran lunga la più famosa e la più visitata città americana (dopo NYC, ovviamente), non ha bisogno di presentazioni. L’impressione che ho avuto io è quella di un luogo così talmente sopra le righe da arrivare a possedere una sorta di connotazione mistica.

E’ una città difficile ma incredibilmente affascinante. Difficile perché tutto è in salita (ogni volta ci spostavamo inspiegabilmente percorrendo strade in salita….. anche quando tornavamo indietro; non chiedetemi come sia stato possibile perché giuro che non me lo spiego…), c’è un vento che ti porta via (che insieme alla costante presenza del sole, ti fa vestire e spogliare in continuazione) e perché è la città più cara d’America, motivo per cui è così piena di Homeless.

E’ affascinante per la sua aria progressista, per la bellezza della baia e dei siti iconici, perché è la madre patria del movimento hippy e della beat generation. Il clima con temperature così contenute sia in estate che in inverno la rendono un vero giardino all’aperto e alcuni scorci, sconosciuti al turismo di massa, mi hanno fatto invidiare chi è nato lì e può godere di quella vista tutto l’anno.

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Infine arriva Portland. Che dire di questa “piccola” città dell’interno dell’Oregon se non che va visitata per essere capita. Non ci sono grandi quantità di cose da vedere, ma c’è da girarla, da camminare per le sue strade, fermarsi nei suoi parchi e ammirarne i famosi ponti costruiti sui fiumi che l’attraversano, il Columbia e il Willamette. Ancora, in città, è possibile assaggiare uno street food di grande qualità nei diversi cart point (ogni quartiere ha il proprio), andare a caccia di vecchie insegne cittadine e perdervi nella libreria indipendente più grande del mondo. Dicono sia una delle città più vivibili degli Stati Uniti e non fatico a crederlo!

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Lasciando il paesaggio urbano dell’itinerario, posso elencare alcuni dei Parchi visitati e, provate un po’ ad indovinare…., anche loro meritano il viaggio.

La Redwood National Forest, il Crater Lake National Park, l’Olympic National Park e l’Ecola State Park non potrò MAI scordarli, qualsiasi altra cosa io possa visitare in futuro.

Quattro scenari naturali completamente diversi, quattro reazioni, le nostre, altrettanto differenti.

La Redwood ti dà l’impressione di entrare in una cattedrale fatta di tronchi giganteschi dove la natura è sovrana su tutto e tu sei solo un minuscolo puntino nell’universo di proprietà di quegli alberi. Forse la visita più emozionante dell’intero viaggio. Ancora adesso ho la pelle d’oca solo a pensarci.

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Il Crater Lake è bello, immediato. Avevamo parecchia paura di rimanere delusi e ci siamo chiesti se la meraviglia vista in foto non fosse altro che una serie di scatti particolarmente fortunati (o ritoccati) non all’altezza della realtà. Sulla strada che circumnaviga il cratere e che te ne impedisce la vista diretta senza una fermata in un viewpoint, continuavamo a rimandare il primo stop. “Andiamo al prossimo overlook”, “non fermiamoci qui, c’è troppo caos”, “andiamo ancora un po’ in là”. Dopo la prima vista sul lago, ci siamo fermati in ogni punto possibile e inimmaginabile e con qualsiasi condizione di luce. Incredibile se non lo si vede con i propri occhi.

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L’Olympic è il primo parco visto in questo viaggio. E’ difficile parlarne perché è molto variegato al suo interno. A grandi linee posso dirvi che contiene la Hoh Rain Forest, la foresta pluviale più grande dell’emisfero nord del pianeta; il Mount Olympic, altiiiiissimo e tutto innevato anche a luglio; un paio di laghi bucolici e poetici (Lake Crescent e Lake Quinault); qualche graziosa cittadina costruita in stile vittoriano (Port Townsend) e un litorale di spiagge notevoli (da Cape Flattery, il punto più occidentale degli States continentali, a Ocean Shores). E se l’elenco precedente non fosse abbastanza, mi gioco il jolly e aggiungo che qui ho visto per la prima volta dei colibrì a meno di un metro di distanza, fermi (si fa per dire), sospesi nell’aria e intenti ad abbeverarsi da un aggeggio studiato appositamente per quello.

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L’Ecola State Park è il luogo in cui ho visto le migliori tide pool della vacanza. Qua scatta la rubrica della “Biologia per tutti” e pertanto devo precisare, per chi non lo sapesse (tipo me, fino a 3 mesi fa, per esempio!!!) che si tratta di pozze di acqua marina che si originano sul bagnasciuga nei pressi delle rocce, grazie all’alternanza di alta e bassa marea e in cui vengono “bloccati” tutta una serie di simpatici animaletti marini difficilmente visibili in altro modo. All’Indian Beach, la spiaggia più famosa del Parco, ho visto le stelle marine più belle e colorate che potessi immaginare mai di vedere e mi sono immersa fino alle ginocchia nel ghiaccio dell’acqua del Pacifico. Se avessi avuto il costume, presa dall’entusiasmo probabilmente mi sarei lanciata tutta in acqua… e ora non sarei qui a scrivere questo articolo; quindi, meglio così!

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Infine ci sono il litorale dell’Oregon e dell’Alta California, luoghi pressoché sconosciuti agli italiani e le piccole e graziosissime cittadine che fanno tanto film americano in cui ti viene da dire “ohhhhh, come vorrei abitare lì” ogni tre fotogrammi. Bandon, Newport, Old Florence, Mendocino, Cannon Beach, Fort Bragg e Astoria sono solo alcune di esse.

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C’è stato il nostro primo 4 Luglio in suolo statunitense, l’esperienza di un’ora sulla Dune Baggy a Dunes City, lighthouse magnifici come se piovessero, l’assaggio del crab sandwich più straordinario che avrei mai pensato di mangiare e le birre IPA più deliziose mai tracannate…bevute.

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Insomma, dei 3750 km circa percorsi in diciotto giorni (comprensivi delle soste lunghe nelle tre città principali in cui ci siamo spostati soprattutto con i mezzi pubblici) non ne cancellerei neanche mezzo. Tutto quello che abbiamo visto ci è piaciuto, tutto quello che abbiamo fatto, altrettanto.

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Che posso dirvi di altro se non di andare a verificare tutto con i vostri occhi?!?

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Pacific Northwest Coast e Lost Coast: giusto un “paio” di informazioni essenziali

Eccomi tornata su questi felici schermi per fare il mio dovere sociale verso tutti i viaggiatori che capiteranno sul mio blog.

La parte più divertente e insieme più complicata di un viaggio (no, aspettate, quella più complicata, per quel che mi riguarda, è trovare i soldi per fare il viaggio e convincere mio marito a spenderli in questo modo!) è quella di delineare un itinerario e racimolare le informazioni utili per non finire come i turisti sfortunati e ignari sbeffeggiati nel famoso spot anni ’90 che si sentivano fastidiosamente dire “Turista fai da te? No Alpitour? AHIAHAIAHI”….

Eccomi qui, quindi, a restituire il favore a molti di voi che mi sono stati utilissimi nella costruzioni di percorsi per viaggi fatti precedentemente a questo.

Spero che il post sia utile e che possa darvi qualche spunto nel caso steste programmando di trascorrere un po’ di tempo in questo splendido angolo di mondo.

Prima di tutto però devo fare dei ringraziamenti e una piccola precisazione.

Parto da quest’ultima. Dagli alloggi, dai ristoranti o dalle attività che troverete citate, non ho avuto tariffe agevolate, sconti, omaggi, né altro e i giudizi espressi sono ovviamente soggettivi e personali. Dove cito dei ristorantini o dei localini è perché penso lo meritino per la bontà/qualità del cibo o per il luogo in cui si trovano. Dove taccio è perché non c’era niente di particolarmente significativo da consigliarvi.

Per i ringraziamenti, a parte i luoghi pazzeschi visitati, a rendere speciale questo mio viaggio è stato il prezioso aiuto di tre esperti di Tripadvisor che mi hanno assistita passo passo nella costruzione dell’itinerario, che mi hanno dato delle dritte affatto scontate e che, trovandosi contemporaneamente nei miei stessi luoghi con qualche giorno di anticipo rispetto a me, mi hanno avvisato di particolari disagi in loco o suggerito come rendere ancora più perfetto il nostro viaggio. Ringrazio Puffin, Wyoming55 e SimoG. Da adesso in poi, credo visiterò solo posti che mi suggeriranno loro, dato che sono sempre a zonzo in luoghi pazzeschi di cui io non conosco neanche l’esistenza!

Partiamo.

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Compagnia aerea

La compagnia aerea “prescelta” è Lufthansa, sempre una garanzia. Ottimo servizio, prezzo adeguato e scali molto comodi. Abbiamo volato partendo alle 7.15 da Milano Linate, fatto uno scalo breve a Francoforte e siamo atterrati alle 13.30 (ora locale) a Seattle.

Al ritorno, siamo ripartiti da San Francisco alle 20.15 (ore locali), abbiamo fatto uno scalo breve a Monaco di Baviera e siamo atterrati a Milano Malpensa alle 19.15.

Il tutto per la “modica” cifra di € 1700 + € 100 di prenotazione del posto sulle due tratte intercontinentali.

Il volo lo abbiamo prenotato a gennaio ma ho tenuto d’occhio i prezzi e fino a marzo/inizio aprile sono stati in linea con quanto da noi pagato. Poi sono saliti di parecchio.

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L’itinerario

Itinerario USA 2018

Seattle (2 notti)

Seattle è una città carissima e morfologicamente mooolto strana.

Il mio consiglio è quello di dormire nella zona di Belltown, a metà tra le due principali cose da vedere in città, il Pike Place Market e il Seattle Center. In Belltown i parcheggi sono gratis su strada dalle 20 di sabato sera alle 8 di lunedì mattina… ne abbiamo approfittato per parcheggiare sotto al nostro hotel e girare i quartieri più lontani con il nostro mezzo. Abbiamo dormito due notti all’Ace Hotel, carinissimo!!!, spendendo circa € 487 con colazione. In alternativa, avevo prenotato anche al Belltown Inn, che pare essere molto grazioso e un pochino più economico (ma non molto). Segnalo, proprio sotto all’hotel, il ristorante Cyclops. Ottimo cibo e ottima birra.

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Olympic Peninsula (2 notti)

Da Seattle ci siamo spostati verso l’Olympic Peninsula prendendo il traghetto da Edmonds fino a Kingston. Mi pare abbiamo speso circa $ 20 in due con il veicolo.

Abbiamo visitato Port Townsend, dove abbiamo consumato una specie di seconda colazione in un locale (l’Hudson Point Cafè, buon cibo e posto informale) sul delizioso porticciolo e poi ci siamo diretti a Cape Flattery dove abbiamo fatto il primo trail della vacanza per raggiungere la punta più a ovest degli USA continentali.

Quella notte abbiamo dormito al Lake Crescent Lodge, sulle sponde dell’omonimo lago. Esperienza alquanto deludente. Il posto e il paesaggio sono bellissimi, ma la camera non era delle più pulite (almeno, per i nostri standard) e il personale era da prendere a sberle; classico posto “via te, sotto un altro”. Peccato. Costo dell’operazione, € 185 senza colazione, consumata in loco pagandola a parte.

Il giorno seguente ci siamo diretti verso il Lake Quinault Lodge (FA-VO-LO-SO) fermandoci prima nella Hoh Rain Forest dove abbiamo effettuato un trail che ufficialmente sarebbe dovuto durare neanche un’ora e che a noi ne ha portate via più di due perché, a ogni liana di muschio, ci fermavamo a commentare con dei sensatissimi “ohhhhhhhhhhh”. Magico! Il lodge, molto più caro ma molto più figo del precedente, ci è costato € 243 per una notte, senza colazione.

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Cannon Beach (1 notte)

Il giorno dopo, passando per la ridente Aberdeen per visitare un parco pubblico intitolato a Kurt Cobain, dove il cantante ha composto diverse canzoni diventate poi famose una volta fondati i Nirvana e dove ho compreso a pieno l’origine della perenne depressione in cui Kurt ha vissuto, abbiamo attraversato il fiume Columbia e ci siamo fermati ad Astoria per pranzo e per visitare tuuuuutti i luoghi diventati famosi per via del cult movie “I Goonies”. Epico! Vi consiglio per un pasto la Fort George Brewery. Splendido locale e ottimo cibo.

In serata abbiamo dormito a Cannon Beach, in un resort (l’Hallmark) sulla spiaggia a mezzo metro dall’Haystack Rock. Per una notte, senza colazione, abbiamo pagato (tenetevi!!!!!!) la bellezza di € 303, ma abbiamo avuto la fortuna/sfortuna di capitarci proprio il 4 luglio e, volendo un posto da cui vedere il monolite al tramonto e all’alba, quello era ciò che offriva il mercato. Con il senno di poi vi posso garantire che sono stati soldi davvero ben spesi!

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Portland (2 notti)

Anche Portland non scherza come prezzi ma noi abbiamo beccato una super offerta del The Heatman Hotel, una delle strutture più antiche, famose e lussuose della città che, causa lavori di ristrutturazione in alcune aree comuni, ci ha permesso di prenotare una camera per due notti, senza colazione, a € 303 + € 48 (come fee resort obbligatorio).

A Portland segnalo il The Indipendent, ristorante/griglieria, in zona centralissima e abbastanza vicino all’hotel (ottimi burger e insalate, caloriche come solo gli americani le sanno fare), il Voodoo Doughnut (provate e poi sappiatemi dire) e lo street food dei cart con cui sbizzarrirsi.

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Yachats (1 notte)

Lasciata la vivibile Portland, ci siamo spostati di nuovo sulla costa.

Lungo la strada abbiamo fatto 10milamille fermate per imprimere su pellicolamemory card gli scorci pazzeschi offerti dalle spiagge dell’Oregon, con soste più lunghe a Depoe Bay e Newport e vari fari (lo Yaquina Lighthouse su tutti) sparsi qua e là.

Abbiamo pernottato a Yachats presso l’Overleaf Lodge, ritenuto da molti una delle strutture più belle dell’intero litorale. Per € 212, colazione ed uso della SPA (DI-VI-NA) comprese, possiamo confermarlo senza indugio!!! Il general manager, poi, parla perfettamente italiano perché ha vissuto in Toscana per 25 anni ed è stato a lungo Direttore delle Terme di Saturnia. Dico poco?!?!? Kirk ci ha suggerito l’itinerario per il giorno successivo, il nome di un’agenzia per fare un giro sulle Dune Baggy nell’Oregon Dunes National Recreation Area e un ristorante per la cena (il Luna Sea Fish House, di proprietà di un pescatore in cui si mangia pesce freschissimo pescato da lui. L’ambiente è informale, accogliente e colorato e il personale adorabile. Per il cibo dico solo “WOW”). A fianco dell’Overleaf c’è, nel caso si volesse risparmiare un pochino, il “cugino povero”, il Fireside Motel. Dicono sia bellissimo anche quello, ma non ha gli stessi servizi.

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Sutherlin (1 notte)

Lasciato a malincuore il nostro stupendo alloggio, abbiamo percorso un altro tratto di costa fino a Reedsport per poi inoltrarci verso l’entroterra e la ridentissima Sutherlin dove abbiamo pernottato nel comodo, pulito e ben equipaggiato Best Western Plus Hartford Lodge (€ 122 con colazione e un piccolo omaggio alla reception). Lungo la strada vediamo Cape Perpetua, il Thor’s Well, l’Haceta Lighthouse, Old Florence per pranzo (la non-Old è orribile!!!) e…… udite udite, facciamo un’ora su Dune Baggy con pilota professionista dell’agenzia Sandland Adventures (se non ricordo male, $ 120 in due). Tutto magnifico!

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Shady Cove (1 notte)

Finalmente arriva il giorno della visita al Crater Lake National Park. Non mi dilungo troppo nei commenti perché non è questo il post giusto e perché c’è poco da dire se non che è da vedere! Stop finito! Sulla via per Shady Cove, dove avremmo pernottato all’accogliente, semplice e pulito Edgewater Inn per € 113 con colazione, ci fermiamo a Union Creek per cena. L’idea di fermarci al Beckie’s Cafè nonostante ci sia un’attesa di quasi quaranta minuti per avere il tavolo si rileva vincente. Il cibo è buonissimo, il personale adorabile e il prezzo più che contenuto nonostante la qualità e la prossimità al Parco Nazionale.

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Bandon (1 notte)

Lasciata alle spalle la giornata al Crater Lake, torniamo sulla costa per l’ultima notte in Oregon (eravamo già in astinenza!). Ci dirigiamo verso Bandon, fermandoci ai parchi statali di Cape Arago e Sunset Bay e visitando il giardino botanico di Shore Acres. Stanchi ma felici dell’ennesima bella giornata trascorsa, raggiungiamo il Bandon Inn (STU-PEN-DO) dove dormiamo e facciamo colazione per € 134 .

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Crescent City (1 notte)

Fatichiamo a lasciare questo Stato e quindi rimandiamo il momento della separazione tirandola per le lunghe sulla magnifica e selvaggia spiaggia di Bandon dove un vento impetuoso sembra volerci riportare verso nord. A metà mattinata, ci arrendiamo al nostro destino e partiamo. Sulla strada visitiamo il Cape Blanco Lighthouse, ci fermiamo agli innumerevoli viewpoint per osservare il panorama e fare qualche foto, facciamo uno stop a Gold Beach e…… superiamo in lacrime il confine della California. Arriviamo nel pomeriggio a Crescent City e, prima di andare in hotel a prendere la stanza (Lighthouse Inn, un tripudio di “-issimo”: carinissimo, pulitissimo, accoglientissimo, economicissimo – 97 € con colazione), ci dirigiamo al Visitor Center della Redwood National Forest per farci dare qualche informazioni circa il giro del giorno seguente nel Parco e rimaniamo bloccati perchè siamo dei babbiper l’alta marea sull’isoletta di Battery Point.

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Eureka (1 notte)

La Redwood National Forest è stata la cosa più emozionante vista in questo viaggio. Il Sequoia NP è molto più famoso in quanto si trova su tra Los Angeles e San Francisco, una zona più battuta dal turismo di massa (che a noi fa cagare q.b.!) ma gli alberi più alti del mondo sono qui. Impressionante! Dopo una giornata a zonzo con il naso all’insù a prova di cervicale, arriviamo al bellissimo Carter House di Eureka dove veniamo accolti molto freddamente dal personale della reception. Meno male che l’hotel è bellissimo e costruito in una vecchia dimora vittoriana. Il costo della camera, con colazione, è di € 203.

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Mendocino (1 notte)

Altra giornata dedicata in parte alle Sequoie e in parte alla scoperta di piccole cittadine ricche di dimore storiche. Il punto forte della giornata è sicuramente l’Avenue of the Giants. Come per la Redwood, non possiamo far altro che tacere in estatica ammirazione di fronte (o meglio, ai piedi) di questi giganti. Esausti per i trail e per il caldo, dopo innumerevoli giornate più che freschine, ci muoviamo per la tappa successiva: Mendocino. Prima di entrare nella cittadina, famosa per essere costruita con lo stile architettonico del New England e perché è stata il set de “La Signora in Giallo” (la casa di Jessica Fletcher c’è ancora e ora è una struttura ricettiva, anche se le recensioni non sono particolarmente positive), andiamo a Fort Bragg a vedere la Glass Beach (dove troviamo molto poco glass ma, WOW, che vista!) e poi a Point Cabrillo dove un meraviglioso faro ci attende per farsi immortalare…….. nel caso non si sia capito, i fari ci piacciono molto! Il nostro alloggio è, come direbbe la celebre Paola Marella, “leggermente fuori budget” e per una notte e colazione spendiamo € 234. Come dire, ho fatto male i conti quando ho prenotato. Comunque, la struttura si chiama Blue Door Inn e il nostro cottage nella JD House, è bellissimo e super accogliente.

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San Francisco (3 notti)

Ahimè, lasciata Mendocino, percorriamo l’ultimo tratto di strada prima di arrivare alla meta finale. La costa è bellissima e decidiamo di seguire la strada che la percorre senza ricorrere alla Highway. Ci mettiamo una vita e non riusciamo a vedere nulla di quello che ci eravamo prefissati. Facciamo una sosta per fotografare (neanche troppo da vicino) il Cape Arena Lighthouse (…aridaje!!!), i leoni marini nella Sea Lion Marine Conservation Area e la Faglia di Sant’Andrea al Point Reyes National Park (questi sono gli inconvenienti di aver sposato un ingegnere ambientale!). Sognavo di visitare il Muir NP e Sausalito ma non c’è stato tempo e devo rimandare alla prossima visita (oh, un altro viaggio… che peccato, vero?!?). Arriviamo sfiniti a San Francisco e pernottiamo tre notti in North Beach (mai scelta fu più felice, altro che Union Square) al bellissimo Washington Square Inn, nell’omonima piazza, dove per € 549 ci danno anche un’ottima e abbondante colazione. Segnalo, nella piazzetta del nostro piccolo hotel il ristorante italiano Acquolina. Stremati dal viaggio e incapaci di andare in cerca di un posto dove rifocillarci, la prima sera ci siamo arresi e abbiamo deciso di mangiare nostrano. La pizza era così buona, il locale così carino e il proprietario, livornese, così gentile che ci siamo tornati anche l’ultima sera in cui abbiamo deciso di cenare solo per non trascorrere gli ultimi momenti negli States in camera a dormire già alle nove di sera. Diciamo che è stato un modo per riabituarci all’Italia gradualmente…

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Ovviamente rimango a disposizione in caso abbiate domande più precise su possibili itinerari o sui dettagli delle varie soste. Io feci davvero fatica a trovare informazioni su questo giro e quelle che ho trovato magari riguardavano solo una parte del percorso. Tutto questo per dire che, se avete bisogno di aiuto, io sono qui e sono ben felice di poter dare il mio contributo. Organizzare viaggi per gli altri mi piace quasi altrettanto che farli io stessa.

Strasburgo, la Petite Europe

Strasburgo è una città bellissima. E’ colorata, vivace, piena di giovani universitari, ricca di pub, cafè e deliziose pasticcerie. I suoi abitanti sono aperti e amichevoli, la sua cucina ricca e golosa, i suoi vini ottimi. E’ un luogo che ti invita a chiederti come sarebbe fermarti di più, viverla per qualche tempo, abitarci…

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Al momento della prenotazione dell’itinerario, mannaggia a me, non le avevo attribuito grande importanza e così abbiamo finito per dormirci solo una notte, facendoci tentare dalle immagini fiabesche e bucoliche di Colmar (carina, eh….ma che noia!). Appena giunti in città ci siamo resi conto dello sbaglio, ma ormai era troppo tardi.

In quel giorno e mezzo che avevamo a disposizione l’abbiamo girata in lungo e in largo, abbiamo fatto una gita in battello sull’Ill (con Batorama, il giro classico dura circa 45 minuti e costa meno di 10 euro – consiglio quello serale per vedere gli edifici sapientemente illuminati e i riflessi sull’acqua dei canali), osservato curiosi i diversi stili che caratterizzano il centro della città, ammirato dall’esterno la sede del Parlamento Europeo, assistito estasiati a uno spettacolo di luci e musica proiettato sul lato dell’imponente e bellissima cattedrale gotica e visitato il bellissimo Museo di arte moderna e contemporanea.

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Fin qui, tutto molto idilliaco e già visto. Quasi ogni antica città europea ha degli scorci interessanti, ricchi musei e spettacoli a cui assistere.

Però Strasburgo è diversa da qualsiasi altro posto in cui io sia stata ed è difficile da inquadrare… sempre che ce ne sia un effettivo bisogno.

La posizione geografica della città, proprio al confine tra Francia e Germania, ha destabilizzato tantissimo la creazione e il mantenimento di un’appartenenza nazionale.

Nonostante sia proprio qui che è stata composta la Marsigliese, tra il 1870 e il 1945, la capitale dell’Alsazia cambiò nazionalità quattro volte, ovviamente con alti costi in termini di vite umane e tranquillità dei suoi residenti.  Provate a immaginare che confusione identitaria ha comportato. Altro che disturbi della personalità…

Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, gli strasburghesi si sono ritrovati divisi dalla linea del fronte che passava nel centro cittadino. Molte famiglie vennero separate al loro interno e poterono riunirsi solo al termine del conflitto. La città fu parzialmente distrutta dai bombardamenti e dal Terzo Reich che voleva ricostruirla secondo i canoni dell’estetica nazista. Per fortuna la strabiliante Cattedrale e il vecchio quartiere degli artigiani, la Petite France, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1988, si salvarono.

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Qualche anno dopo la fine della guerra, nel 1952, Strasburgo divenne un simbolo dell’unità europea e della pace che avrebbe dovuto regnare su tutto il continente ecosì fu scelta come una delle tre sedi del Parlamento Europeo.

Attualmente Strasburgo è alsaziana ed europea e tanto basta.

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Questa sua travagliata storia e le sue origini “traballanti” si mostrano chiaramente a chiunque abbia voglia di non fermarsi alla prima apparenza di luogo da cartolina.

Strasburgo è una grande Colmar che, insieme all’atmosfera fiabesca data dalle case a graticcio, dai canali e dalla cura di ogni angolo verde del centro cittadino, si porta dietro anche una grande consapevolezza sociale.

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Per l’osservatore attento e curioso sarà bellissimo scoprire in giro per le viuzze della Petite France le opere di Bansky e di altri famosi artisti di street art. L’idea che mi sono fatta io è che la convivenza tra i movimenti studenteschi e la presenza di una scena politica internazionale, così folta di rappresentanti di una certa visibilità, abbia permesso che ogni muro, cassonetto, saracinesca diventasse il luogo per un’attiva e brillante partecipazione culturale e sociale. I forti e resilienti strasburghesi non hanno paura di dire la loro e mostrare il proprio dissenso ricorrendo alla bellezza e alla creatività.

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Mi è rimasta la voglia di tornare e di girarmela con più calma, magari girandola in bicicletta, spostandomi anche in periferia e dedicando più tempo al quartiere Europeo.

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