Sahara

Posso dire di aver trascorso una notte nel deserto, ma proprio non posso sostenere di averci dormito. Già perché, per una ossessionata come me dall’ansia da prestazione da sonno, quando sono in un posto completamente fuori dal mondo dove mi dicono “ora dormi!” e “alle 5 devi essere sveglia per l’alba!”, beh, mi sale quell’agitazione che mi tiene sveglia anche se mi bombo con sonniferi, ansiolitici, fusi di arcolai o mele avvelenate!

Dopo il trekking con i dromedari in cui ho temuto di cadere di sella almeno 50 volte in un’ora (ma lo sapevate che si cavalcano senza staffe??? Follia!!!), arriviamo al bivacco… siamo un nutrito gruppo di sconosciuti: due italiani (noi), due neozelandesi (tali sorelle Kennedy!!!), una mamma marocchina naturalizzata belga con i due figli adolescenti e quattro americani non troppo registrati.

Il caldo nelle tende è soffocante, pertanto ci propongono subito di dormire all’aperto, sopra i comodi materassi che tutti insieme provvediamo a mettere al centro dell’accampamento.

Ceniamo alla luce di qualche candela e discutiamo tra noi dei nostri viaggi, dei posti che abbiamo visitato e di quelli che vorremmo vedere prima o poi…

Dopo cena, la mamma con i ragazzini, l’unica che non ha voluto coricarsi sotto le stelle, si ritira nel forno crematorio che le era stato assegnato (probabilmente si è sciolta nella notte e la mattina dopo è stata sostituita con una sosia), gli americani raccolgono quattro lenzuola e vanno in cima a una duna altissima e le neozelandesi spariscono. Le ritroviamo insieme ai due ragazzi che si occupano dell’accampamento, intente ad aspettare un simpatico fennec, cliente quasi fisso del bivacco, a cui vengono lasciati i resti delle cene consumate dai turisti del camel trekking.  In realtà, le due ragazze aspettano il fennec mentre i due ragazzi cercano di broccolare. Dettagli! Capiamo al volo la delicatezza del momento ma ce ne sbattiamo allegramente, e prendiamo posto accanto a loro. C’è un fennec, capite?!? Una volpe del deserto, animale rarissimo da vedere allo stato brado per l’uomo. Ci si può dare torto? Non credo!

Il momento è catartico. Qualcosa all’orizzonte si muove…. con un paio di torce puntate e tanto incanto ad aspettarlo, il piccolo animaletto si presenta all’appuntamento. Prende un pezzettino di cibo e scappa. Esce dalla nostra visuale per ritornarci dopo qualche momento. Ripete l’operazione diverse volte fino a quando non decide che non siamo pericolosi e che può mangiare davanti a noi. Attendiamo pazienti e senza fare il minimo rumore o movimento la fine del pasto del piccoletto che, una volta satollo, se ne va senza più preoccuparsi dei sei umani che lo fissano poco distanti.

Torniamo all’accampamento e ci stendiamo sui nostri giacigli improvvisati.

Silenzio.

Io, che notoriamente appena tocco un letto mi sveglio come sotto l’effetto di tre redbull bevute alla goccia, mi sento totalmente imbrigliata in un silenzio forzato. Non posso parlare con mio marito (che ha ringraziato, evidentemente, perché un secondo dopo essersi coricato già dormiva) per non svegliare gli altri ospiti e i ragazzi che lavorano al campo; non posso riguardare le fotografie fatte il giorno precedente perché non ho quasi più batteria; non posso neppure andare in bagno perché la porta è di ferro ed è tutto un cigolio appena la si sfiora e sveglierei anche quelli del campo al di là della duna.

Una tragedia.

Cerco di rilassarmi e di lasciarmi conquistare dalla stanchezza dei giorni precedenti, cerco di non pensare alla sveglia forzata prima dell’alba, cerco di non ascoltare le due neozelandesi che russano come tromboni un metro più in là, né di lasciarmi incuriosire dai due cuccioli di gatto che si erano presentati a cena e che ora ci saltano addosso nel giocare a rincorrersi a vicenda.

Pian piano l’aria fredda, in netto contrasto con i 2000-milioni-di-miliardi-di-gradi del giorno, inizia a colpirmi il viso. Mi copro come posso e cerco di riparare anche Federico, senza grande successo. La sera dopo lui avrà febbre e mal di testa, io, incredibilmente, sarò sana come un pesce!

Dopo un tempo che mi è parso infinito, finalmente faccio per assopirmi ma succede una cosa inaspettata: da dietro una duna gigantesca spunta la luna.

Enorme e vicinissima… Apro gli occhi perché non posso non guardarla. Mi illumina a giorno! Mi alzo piano, piano. Scalza e ipnotizzata vado all’esterno del circolo costituito dalla tende. Salgo sulla duna, lentamente perché è davvero faticoso. Arrivo a metà e mi siedo ad osservare.

Sto lì un po’. Ridefinisco il concetto di silenzio e di infinito. Non vedo e non sento nulla oltre al deserto.

Mi rendo conto di aver lasciato la macchina fotografica in borsa e, dopo essermi abbondantemente maledetta, decido di prenderla con filosofia: quell’attimo, quel luogo, quell’esperienza sono troppo intimi per portarli “altrove”. In realtà, semplicemente, solo l’idea di scendere e poi scalare da capo quella montagna di sabbia mi stende!!!
Faccio pace con me stessa, osservo per una decina di minuti quello spettacolo e, quando sono pronta, con la stessa calma con cui sono arrivata in cima, scendo e mi rimetto a letto.

Tengo gli occhi aperti e fisso il cielo e il colore che il Sahara ha preso.

E’ impossibile dormire per me. C’è troppo chiaro ed è troppo emozionante.

Aspetto e rimango sveglia fino all’alba, nervosa ed eccitata.

Al sorgere del sole, l’ascesa alla vetta di sabbia ricomincia. Tra una fotografia e un’altra, sono incazzata nera ed esausta, infreddolita e preoccupata di perdermi le tappe della giornata a causa della stanchezza, ma una volta tornata in hotel, fatta una doccia, cambiata e ripartita alla volta delle gole del Dades, cullata dal movimento ritmico dell’automobile, ci saranno le immagini e i suoni della notte insonne ad accompagnarmi nel sonno; e sarà straordinario.

PS: ho battezzato il mio simpatico e mansueto dromedario “Anita”, e quello indisciplinato cavalcato da mio marito “Garibaldi” (a lui appartiene la testa che accarezzo nella foto. Era un simpatico burlone. Cercava di superarci, ma Anita non glielo ha permesso!)… in realtà erano tutti maschi, ma non importa.

PS2: ringrazio infinitamente il nostro amico Hassan, guida e fondatore di “Andiamo in Marocco” per aver organizzato per noi questa esperienza. Hassan è nato e cresciuto a Merzouga, cittadina alle porte delle dune che vedete in queste foto. Ci ha accompagnato per quindici giorni in giro per il suo splendido Paese. Abbiamo avuto modo di conoscere la sua cultura, quella berbera, e le usanze del suo popolo. Nel Sahara era a casa sua e ha fatto sentire anche noi di famiglia. Grazie, grazie, grazie!

9 pensieri su “Sahara”

  1. La notte nel deserto è semplicemente magica. Il silenzio e la pace sono assoluti. E quel cielo stellato sopra di te… Io a dormire, dormivo, perché a fine giornata ero esausto, ma prima passavo un po’ di tempo seduto fuori a godermi quello spettacolo e a scattare foto alla Via Lattea… Dovevo fare proprio uno sforzo per rientrare dentro!

    Spero tanto un giorno di riuscire a vedere il Sahara!

      1. Sì scusa, ho dimenticato di specificarlo! Posto bellissimo, con quelle dune che si tuffano in mare e la sabbia che si arrossa al tramonto… e poi Sossusvlei! Ti rimarrà impresso!

  2. Una descrizione che mi ha permesso di immaginare in maniera molto nitida non solo il paesaggio ma anche le sensazioni.
    Che belli quei momenti in cui sei l’unica persona a vedere uno spettacolo incredibile, che rimane tutto per te. A me capitò in Svezia qualche anno fa, con il sole di mezzanotte.
    Bellissime anche le fotografie, complimenti!

  3. Che bellissima esperienza! Ti ringrazio soprattutto per il link dell’agenzia di Hassan, è sempre comodo avere qualcuno di valido da contattare. Mia sorella è andata in Marocco questa estate ed è tornata con storie fra l’assurdo e l’allucinante ma ha fatto tutto fai da te con altre sue amiche ed hanno rinunciato alla notte nel deserto! Cosa si sono persa!!! Meglio che non glielo dico! A presto!

  4. Sto programmando un viaggio in Marocco e spero di riuscire a fare anche l’escursione nel deserto. Sognavo l’esperienza del dormire sotto le stelle come un qualcosa di molto poetico ma, in effetti, credo che la vivrò come te. Già ho problemi a dormire nel mio letto, figuriamoci nel bel mezzo del nulla, dovendo stare in silenzio e col terrore di incontrare un fennec! Tra l’altro, vado spesso al bagno quindi sarebbe tutto un cigolio di porte di ferro. Ok, le premesse sono ottime 😀

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