Le Cotswolds, finalmente.

Visitare le Cotswolds era una delle voci in cima alla mia travel wish list da tantissimi anni: avevo letto di questa bucolica area inglese in diversi articoli sul web e visto così tante foto di questi luoghi senza tempo che mi era venuta una sorta di fissazione ma, per cause di forza maggiore ( = mio marito non ha troppa simpatia per gli inglesi), ho continuamente rimandato scegliendo sempre altre mete. 

Ho provato a convincere Fede della bellezza della zona con ogni mezzo, passando dalle minacce alla pietà, o intavolando conversazioni di altissimo spessore intellettuale e grande soddisfazione morale (E. <<Amore, andiamo nelle Cotswolds questa primavera?>> F. <<Le Cotswolds-CHE?!?>> E. <<Vabbè, lasciamo perdere, dai!>>) ma, ahimè, senza grandi risultati fino a quando, complice un mio regalo di compleanno e la comune e incommensurabile voglia di visitare gli Warner Studios di Londra per il Making of di Harry Potter, mi sono improvvisamente trovata in mano due biglietti aerei per l’Inghilterra e carta bianca su come organizzare quattro giorni nel Paese di Her Majesty, the Queen Elizabeth II.

_DSF7629-235

Quanto ci ho messo, secondo voi, a prenotare il prenotabile e a pianificare anche il numero dei respiri al minuto? Praticamente un secondo, avendo già pronto l’itinerario da circa 7/8 anni! A parer mio, in tema di viaggi non si è mai troppo preparati………

_DSF7428-161

Alla fine ne sono usciti quattro giorni FA-VO-LO-SI, ben calibrati tra gli Studios (dove abbiamo cercato di prendere residenza e ci hanno quasi dovuti cacciare via), la splendida città di Oxford, a cui abbiamo dedicato un giorno e una notte, e le Cotswolds, appunto.

Soffocando l’animo da cittadina che c’è in me, mi dedicherei a riportare brevemente qualche considerazione del tutto personale proprio su quest’ultima parte dell’itinerario, sperando di poter essere d’aiuto a chi stesse pianificando una visita della zona e condividendo qualche fotografia scattata in quei luoghi!

_DSF7568-213

Innanzitutto sento di fare due premesse:

  • potrete visitare le Cotswolds anche con i mezzi pubblici, ma credo che la libertà che dia un’auto a noleggio sia, proprio per questo tipo di itinerario, imparagonabile. La cosa bella e particolare di avere un mezzo proprio e indipendente in una zona con queste caratteristiche, è il girare perdendosi tra la campagna. Ho rivalutato l’utilizzo del termine “bighellonare” in quei due giorni;
  • i paesini sono tutti splendidi ma, a parte qualche rarissima eccezione, si equivalgono molto. Fissatevi le due/tre cose che assolutamente volete vedere e poi, con l’auto a noleggio di cui al punto precedente, PERDETEVI! Bando agli itinerari, alle liste, ai must see… Conoscere questa area significa adeguarsi anche ai pigri ritmi della natura che la ingloba. Forse per la primissima volta nella mia vita ho viaggiato veramente “slow”. Non affannatevi: non vale la pena.

_DSF7644-244

Cosa vedrete continuamente nelle Cotswolds: cottage color miele, pecore, prati verdissimi, foreste rigogliose, cavalli, colza in fiore (ad aprile e maggio) o lavanda in fiore (giugno), negozi che vendono prodotti alimentari a km 0, fattorie, sale da tè, chiesette meravigliose circondate da piccoli e antichi cimiteri suggestivi, negozi di souvenir, turisti cinesi e giapponesi in quantità industriale in totale visibilio per qualsiasi ponticello, panchetta e alberello incontrino sul loro cammino.

_DSF7641-242

Cosa non vedrete nelle Cotswolds: italiani in viaggio!

Cosa farete nelle Cotswolds: vi farete un programma di visite che butterete nel cestino dopo la prima mezza giornata; ritornerete più volte nello stesso luogo per vederlo con luci diverse a seconda del momento della giornata e della posizione del sole; inchioderete a ogni km perché il cottage appena spuntato è decisamente molto, molto, molto più bello di quello visto mezzo metro prima; disturberete delle simpatiche pecore al pascolo cercando di farle mettere in posa per una fotografia “sensazionale”; schiverete i fagiani e le loro morosine che cercheranno di suicidarsi sotto le ruote della vostra auto; vi commuoverete e rimarrete in contemplazione delle antiche tombe di altrettanto antichi cimiteri; entrerete in ogni chiesa per scoprire quasi ogni volta che sono l’esterno e il contesto in cui è stata edificata ad essere i pezzi forti; visiterete palazzi sontuosi di nobili famiglie; cenerete in gastropub scegliendo cosa mangiare direttamente dalle daily board; berrete birra e sidro locale; vi pentirete di non aver portato delle scarpe per fare un trekking leggero nelle meravigliose foreste che incontrerete; salirete su una torre costruita quasi nel nulla per ammirare il paesaggio circostante; penserete che vi piacerebbe tornare presto per un altro paio di giorni lontani dalle corse e dallo stress della vita quotidiana.

_DSF7610-227

Come già specificato, un paesino delle Cotswolds vale l’altro con giusto un paio di eccezioni costituite da Bibury, la cui Arlington Row è uno degli scorci più fotografati dell’intera nazione e che è stata definita la strada più bella di Inghilterra, e Bouton-on-the-water a cui attribuiscono il titolo di Venezia del Regno Unito per i canali che la attraversano. Mah, direi che in entrambi i casi si sta un po’ esagerando, ma contenti gli inglesi, contenti tutti! Per quanto mi riguarda, l’esperienza è stata positiva in entrambi i casi ma al primo luogo, ho decisamente preferito il secondo.

_DSF7581-216

_DSF7748-284

La fila di cottage di Arlington Row è graziosa e straordinariamente idillica se vista in certi orari (prestissimo o tardissimo) mentre se si spera di trovare altro nella cittadina oltre a quel gruppo di graziose casette o ci si capita nel pieno dell’orario di visite turistiche, si potrebbe pensare che vivere in Piazza Duomo a Milano sia più rilassante. Immagino la disperazione degli abitanti del luogo che hanno perennemente un branco di selvaggi sconosciuti pronti a immortalare le abitazioni e la natura che le circonda.

_DSF7588-219

Bourton-on-the-water mi è piaciuta infinitamente di più. C’era più “ciccia”, si direbbe dalle mie parti. E’ davvero splendida grazie ai fiumiciattoli che scorrono nel tessuto urbano e su cui si affacciano dei rilassanti prati e splendide dimore. Ci sono salici piangenti ovunque e panchine dove sedersi (schivando le cacche dei piccioni che possono colpire a tradimento da un momento all’altro!) per recuperare un po’ di energie perse nell’esplorazione del luogo, ottimi pub dotati di tavoli sia al chiuso che all’aperto e un’infinità di bakery per soddisfare i palati dei più esigenti in fatto di dolci.

_DSF7619-232

In entrambi i posti ci siamo stati due volte: a Bibury per cercare di vederla senza il caos infernale dell’ora di punta in cui siamo capitati al primo colpo, a Bourton-on-the-water perchè, dopo averla scelta la sera per cenare, ci siamo ritornati l’indomani con la luce del sole per esplorarla meglio.

_DSF7587-218

A Bouton-on-the-water abbiamo cenato al The Croft dove abbiamo mangiato bene e speso il giusto con due zuppe del giorno, un hamburger classico, un fish & chips che pensavo molto più impegnativo per la digestione di quello che in realtà è stato, un sidro e una birra.

_DSF7751-287

_DSF7621-233

Un luogo infinitamente strano da visitare è la Broadway Tower, in pratica una torre alta una ventina di metri circa, nel bel mezzo del nulla. La vista dalla cima, conquistabile ovviamente solo tramite le scale, è impagabile mentre l’esposizione contenuta in una delle sale dell’edificio non è nulla di che. Si dice che nelle belle giornate sia possibile vedere fino a 13 contee; io non so quante ne abbiamo viste noi, ma è stato comunque molto bello.

_DSF7659-249

_DSF7667-253

Un paesino che ci ha piacevolmente colpito e stupito è stato Stow-on-the-wold dove abbiamo deciso anche di fermarci per un pranzo al piacevolissimo The Hive (favoloso il localino, il cibo e il personale). In uno dei lati della chiesa principale, la St. Edward’s Church, potrete ammirare anche la famosa porticina parzialmente nascosta da rampicanti e piante secolari che, narra la leggenda, abbia ispirato Tolkien nell’immaginare l’entrata della casa di Frodo Beggins nella Contea degli Hobbit. Sarà che non sono particolarmente appassionata del Signore degli Anelli, sarà che c’erano degli esaltati che avranno scattato un centinaio di foto a testa dalla stessa angolazione senza modificare nessuna impostazione della fotocamera facendomi venire l’ansia da “scusate, mi sposto subito!”, ma la porta a noi è sembrata solo una porta (graziosa, per carità) e non abbiamo perso troppo tempo, preferendo goderci in silenzio e solitudine il piccolo cimitero che circonda la chiesa.

_DSF7720-273

_DSF7725-276

Anche Chipping Campden si è rivelata una bella scoperta. Di fatto, il paesino consiste in una via circondata da deliziosi cottage, giardinetti molto curati e qualche interessante negozietto dove ci siamo fermati per acquistare dei souvenir meno turistici (ed è un’impresa ardua visto che è più turistica questa zona che la Tower of London o il London Eye!) che lasciassero dei segni tangibili di questi quattro giorni da sogno.

_DSF7694-264

_DSF7693-263

La più grande delusione del week end è stata la visita a Cirencester che ho trovato poco bella rispetto al resto della zona. Avevamo fame da morire, eravamo intirizziti per il freddo ed esausti per la visita al Blenheim Palace, ma mi aspettavo una piccola Oxford e ho trovato una cittadina più grande delle altre e molto meno curata. Potrebbe essere stato solo il frutto di un momento no, ma non credo le darei una seconda chance.

_DSF7546-204

_DSF7544-202

Da gattara quale sono, una menzione speciale e un ricordo particolare nel mio cuore va al villaggio di Painswick dove abbiamo trovato, nel curato cimitero della St. Mary’s Church, una piccola e assolata lapide che ricordava Tilly, la diciottenne micia della chiesa, venuta a mancare qualche mese prima. Siamo arrivati a Painswick di domenica pomeriggio e tutti i ristoranti, i cafè e i negozi erano chiusi, eppure ci siamo commossi e sappiamo che ricorderemo questo luogo meglio di altri più famosi e frequentati.

_DSF7554-208

Per le due notti trascorse nelle Cotswolds, abbiamo soggiornato al Wychwood Inn e siamo stati benissimo. Si tratta di quella che definirei una “locanda” con ristorante e servizio di bed & breakfast, rinnovata di recente e curatissima in ogni dettaglio. La nostra stanza era meravigliosa: accogliente, pulita, comoda e silenziosissima nonostante affacciasse sulla strada che taglia in due questo piccolo paesino. La colazione è all’inglese e servita al tavolo: oltre al piccolo buffet, si può scegliere tra un paio di piatti (uno dei quali è a base di uova e salmone affumicato e quindi…. YUPPIEEEEEE!!!) ed è compresa nel prezzo del soggiorno. Non abbiamo mai cenato nel pub, ma ne abbiamo ampiamente usufruito per il dopocena per berci l’ultima birretta della giornata prima di andare a nanna.

_DSF7606-224

Che dire per concludere se non che l’attesa durata anni prima di approdare in questo territorio di dolci colline, prati in fiore e adorabili cottage, è stata ampiamente giustificata dalla bellezza del luogo e da quello che ha saputo offrirci durante la nostra visita? Non credo tornerei per dedicarci un altro week end intero, ma sicuramente, passando in zona alla scoperta di nuovi posti (Bristol e Bath, su tutti, oltre al Devon e alla Cornovaglia), mi farebbe piacere attraversare ancora quelle stradine e fermarmi qua e là per respirarne l’atmosfera unica. 

DSC_1571_1556551168783-2-255

 

 

Matera 2019 era bellissima già nel 2018!

In questi giorni si è tenuta la cerimonia di inaugurazione di Matera 2019, ovvero l’investitura ufficiale della città dei Sassi a Capitale della Cultura per l’anno in corso.

Il bombardamento mediatico a cui siamo esposti per pubblicizzare e invogliare i turisti a rispondere numerosi alle iniziative in programma, mi ha spronato a sistemare le foto scattate proprio lì nell’ultimo viaggio del 2018.

Da anni attendevo di visitare la famosa Matera ma rimandavo continuamente privilegiando città straniere o, se italiane, più vicine a casa mia. Finalmente, però, per uno strano congiungimento astrale, il 2018 è stato l’anno buono.

_dsf6714-1

In rete ritrovo dei luoghi, dei dettagli, delle attrazioni che ho visto e toccato con mano a inizio dicembre e mi chiedo che contributo possa dare io affinché anche gli indecisi che casualmente si trovassero a passare su questa pagina internet si convincano che una capatina in questo angolo d’Italia è fondamentale.

Mi pare inutile dire che Matera è un luogo unico e spettacolare, credo lo sappiano tutti.

_dsf6679-1

_dsf6683-2

Quello che posso però portare come mia esperienza personale è affermare con convinzione che ho trovato molto di più di quello che mi aspettavo e che il pentimento di aver rimandato così a lungo questo viaggio è stato potente e meritato (Pentiti, Elena… pentiti!!!)

_dsf6684-3

L’inizio della nostra visita è partito sotto una pioggia scrosciante che i vari servizi meteo davano per permanente per tutto il week end.

Così è stato per il sabato, giorno in cui, con un ombrello in una mano e la fotocamera nell’altra, ci siamo arrischiati in giro per i vari anfratti dei rioni (Barisano e Caveoso) con un’andatura simile a quella di un bambino che cerca di fare i primi passi con un pannolone gigantesco tra le gambe e una totale instabilità posturale. Il problema vero è che i Sassi sono scivolosissimi anche da leggermente umidi, figuratevi cosa abbiamo trovato noi quando siamo rimasti in balìa dei torrenti che da monte scendevano verso valle.

_dsf6736-11

Grazie al cielo, con la solita fortuna da viaggiatori improvvisati che in genere contraddistingue le nostre avventure, proprio quel giorno riapriva il Palombaro Lungo, chiuso per restauro da tipo 2000 anni, che ci ha ospitato in attesa che la pioggia diventasse un po’ meno simile al Diluvio Universale. A ripensarci ora mi bacio i gomiti: la struttura è talmente bella che non entrarci sarebbe stato un errore madornale. E’ un po’ l’equivalente della Basilica Cisterna di Istanbul (per chi l’avesse vista), solo che al posto che svilupparsi in larghezza si sviluppa in altezza. Mi sono sentita come Frodo (ma depilato!) a Minas Tirith, solo con un’espressione, spero, più intelligente e un po’ più di tecnologia disponibile.

_dsf6702-6

Terminata la visita della mega cisterna, abbiamo ripreso quella dei rioni dei sassi e, tra una scivolata di qui e un’infradiciata di là – maledette pozzanghe, mi perseguitano anche in Basilicata! – ciò che abbiamo visto ci ha profondamente emozionato.

La città era già illuminata per il Natale anche se i presepi viventi sarebbero iniziati solo il week end successivo, pertanto abbiamo potuto godere della magia dell’atmosfera delle feste (W le LUCINEEEE!) senza la ressa dell’evento più atteso del luogo. Meno male: mio marito odia la gente e sarebbe stato ingestibile in mezzo alla folla e su una scalinata perennemente in salita (un po’ come a San Francisco… saremo mica noi a prendere tutto dalla prospettiva più faticosa?!?).

_dsf6723-8

Al termine della giornata eravamo umidi, stanchissimi per la levataccia mattutina (va bene che il volo su Bari era davvero low cost, ma siamo decollati ed atterrati con il buio!) e per la camminata intensa, ma felici come non mai.

Fortunatamente, e come da prassi, i vari siti meteo consultati non ci avevano preso e la domenica mattina ci siamo svegliati con un cielo che pareva una fantastica tela azzurra e bianca regalando un riflesso di luce ed ombra indescrivibile alla città sotto di esso. La vista dei rioni Barisano e Caveoso dai vari belvedere ci ha riempito gli occhi nonostante ne avessimo già visitati gran parte il giorno precedente e quindi fossimo preparati a una tale meraviglia.

_dsf6791-17

_dsf6781-14

Siamo ripartiti entusiasti di rivedere il tutto: una luce diversa, la temperatura e il livello di umidità più clementi e un’altra apertura fortunatissima – di cui vi parlerò in un prossimo articolo – ha reso ugualmente emozionante anche questa giornata.

_dsf6784-16

_dsf6783-15

In quei due giorni abbiamo cercato di vedere l’inverosimile: ogni angolo, ogni scorcio, ogni belvedere, ogni Sasso aperto al pubblico… tutto. E tutto ha meritato ampiamente e ripagato la nostra curiosità.

_dsf6688-4

Detto ciò, ecco qualche info pratica e degli indirizzi testati personalmente e che, in modo del tutto disinteressato mi sento di consigliarvi. Come dire, su questi indirizzi la mano sul fuoco ce la metto tranquillamente!

PERNOTTAMENTO

Abbiamo dormito all’interno di un Sasso ristrutturato da poco nel Rione Caveoso che, cosa da non sottovalutare, è molto più comodo e fruibile del Barisano, altrettanto meraviglioso ma molto, molto più scomodo.

_dsf6771-13

La struttura, gestita da due ragazze adorabili tanto quanto i locali che affittano, si chiama La Teresina Holiday Homes e prevede una formula in stile casa vacanza. Noi abbiamo dormito nell’appartamento più piccolo eppure era dotato di ogni comodità, di grande gusto nell’allestimento e di un fascino unico come solo una struttura ricettiva in un Sasso può dare. Oltre al pernotto è prevista la colazione selfmade con una quantità di prodotti esagerata rispetto alla reale permanenza e un’ottima qualità degli stessi. C’è anche una piccola cucina, molto utile per chi prevede di fermarsi per più di una o due notti o per chi ha esigenze particolari in fatto di cibo. Noi ci siamo trovati benissimo. (Cosa da non sottovalutare, davanti all’edificio che la ospita c’è pure una strada dove anche i non residenti possono parcheggiare….. ciò varrebbe da solo la prenotazione in loco…. dovevate vedere i poveretti che arrivavano dal Barisano – zona prettamente ZTL – con valigie varie al seguito… mi sono spiegata perchè Mel Gibson abbia girato “La passione di Cristo” proprio in questa città……poracci!).

VISITA DELLA CITTA’

Noi abbiamo scelto di rivolgerci a una guida ufficiale per il primo approccio con la città. La cosa mi era stata caldamente consigliata da un collega di cui mi fido ciecamente che aveva visitato Matera la scorsa estate. Abbiamo preso contatti così con Luigi Mazzoccoli tramite il suo sito, scelto grazie alle recensioni favolose su Trip Advisor. Purtroppo Luigi era già occupato con un gruppo e noi volevamo una guida privata o, al massimo, unirci a pochissime persone. Grazie alla sua professionalità e gentilezza siamo stati messi in contatto con la bravissima Angela Milici e siamo riusciti a fare un tour di tre ore abbondanti organizzato in modo tale da essere ancora insieme all’ora del tramonto per godere di alcuni scorci dei due rioni illuminati artificialmente. Mai scelta è stata così felice. Siamo rimasti senza parole.

_dsf6731-9

_dsf6734-10

Voglio precisare che Matera è visitabile anche in autonomia, naturalmente…. e ci si può informare mediante le guide pubblicate o le informazioni su internet, ma è un luogo così particolare, con una storia così unica che vederlo e sentirlo raccontato attraverso gli occhi e le parole di una persona preparata e del luogo non credo abbia paragone.

Vi consiglio di rivolgervi a guide ufficiali e di chiedere una visita privata o un piccolo gruppo. Siamo entranti in posti dove i viaggiatori singoli o i grandi gruppi non hanno accesso.

PASTI

Matera è piena di ristoranti tipici e piccole osterie e avrete l’imbarazzo della scelta ma ricordatevi che, se andate nel fine settimana, per cenare dovrete sempre e ovunque prenotare. Il venerdì e il sabato sera è impossibile trovare un tavolo da due anche piangendo in turco… Meno male che eravamo stati avvisati dalla proprietaria della Teresina perchè altrimenti saremmo rimasti a stomaco vuoto (e voi non avete idea di cosa diventa Federico se non mangia!!! Altro che crisi ipoglicemiche!).

Bene, detto questo è un DOVERE di chiunque vada a visitare la città andare a pranzo da Quattroquarti – Crosta e mollica che è, di fatto, la migliore pucceria della città. Non sapete cosa sia una puccia?!? Mi spiace molto, moltissimo per voi! Il posto è piccolissimo e coloratissimo, le pucce già sulla carta sono tantissime ma voi potrete inventarne di nuove o farvi consigliare qualcosa di personalizzato in base alle vostre esigenze e ai vostri gusti, le materie prime sono tutte a km 0 e di altissima qualità, il proprietario/cuoco è adorabile e il vino in tazza picchia come un hooligan alla finale di Champions League…… imperdibile! Andate in pellegrinaggio e venerate il luogo anche da parte mia!

ACQUISTI

Matera, come tutte le città ad alta densità turistica, è piena zeppa di gallerie d’arte e negozi di souvenir. Alcune proposte sono effettivamente originali, altre sono la solita paccottiglia fintamente “local”. Se potete, evitate il tutto e tirate dritto.

C’è però una piccolissima galleria d’arte gestita dall’artista, un ragazzo giovane – Angelo Lamacchia – veramente bravo, che vi consiglio di visitare. Le sue opere sono molto belle, rappresentano alla perfezione la città e, cosa non così scontata, possono stare tranquillamente in un bagaglio a mano. Il negozio si chiama Studio 59. Noi ci siamo innamorati di questo posto tanto da passarci per caso davanti durante la visita guidata, prendere al volo il biglietto da visita e tornarci immediatamente al termine del giro per comprare uno dei nostri souvenir preferiti quando andiamo da qualche parte: un quadretto del luogo.

Non da ultimo, Angelo ha adottato un micione simpaticissimo che praticamente vive nella galleria al riparo dal freddo e dalle intemperie e adorato dagli avventori come un piccolo sovrano.

_dsf6765-12

Bene, detto questo non posso fare altro che invitarvi a preparare un bagaglino comodo e partire alla volta della Regina d’Italia per il 2019. Non ve ne pentirete! Prometto!

_dsf6849-18

Amburgo

Amburgo è indubbiamente una città interessante: fotogenica da matti e ricca di contrasti, esattamente come piace a me.

_DSF4403-10

_DSF4300-6

Le innumerevoli e più famose attrazioni della città anseatica basterebbero per giustificare un week end lungo in città e anche i suoi dintorni non sono da sottovalutare.

Giusto per fare un elenchino utile a chi potrebbe non conoscerla affatto e stesse cercando dei buoni motivi per trascorrerci qualche giorno, raccomando:

  • l’elegante Rathaus e il quartiere in cui è ubicato, l’Altstadt;
  • Hafen City che, nonostante non sia ancora del tutto terminata, lascia già a bocca aperta;
  • l’Elbphilharmonie, meravigliosa da qualsiasi lato la si guardi e dalla cui terrazza panoramica (completamente gratuita) si può ammirare la città e il porto;
  • l’imponente chiesa di St. Michel;
  • il Fishmarket;
  • i resti della chiesta di St. Nikolai e il commovente museo situato nella sua cripta;
  • l’espressionista Chile Haus;
  • la Deichtorallen e il Museum für Kunst und Gewerbe;
  • e, the last but not the least, i canali della Speicherstadt in cui si riflettono i caratteristici edifici in mattoni rossi, un tempo magazzini portuali, per cui io sono uscita di testa a ogni ponticciolo o passerella sospesa.

_DSF4214-24

_DSF4248-3

_DSF4616-24

_DSF4333-8

_DSF4291-5

_DSF4656-26

_DSF4223-2

Ecco che, sbrigate le formalità di rito, posso concentrarmi a raccontarvi qualcosa dei due luoghi che più ci hanno conquistati e, almeno per quel che mi riguarda, hanno sfidato la fotografa ossessiva compulsiva che c’è in me terrorizzando le mie povere memory card (<<Nooooo, un’altra foto nooooo!>>).

Il secondo giorno della nostra visita era stato pensato per vedere due posti molto diversi tra loro e da cui non sapevamo esattamente cosa aspettarci. Diciamo pure che siamo andati un po’ alla scoperta sfidando il grigiore del cielo.

Il primo dei due è l’area dei quartieri Schanze e Karoviertel.

Questa parte di Amburgo, così creativa e alternativa, underground e punk, è stata una sorpresa assoluta. Proprio lì vicino c’è il ben più celebre e inflazionato St. Pauli, zona degli eccessi in cui i Beatles hanno dato uno dei loro primi concerti, trappola per turisti e per pigri che non hanno tempo, voglia o magari coscienza, di fare quattro passi o altre due fermate di treno e spingersi un poco più a nord.

A parte il celebre mercatino del sabato mattina, per i miei gusti deludente, questi due quartieri sono ricchi di negozi particolari, localini e cafè bellissimi, viali alberati e cortili nascosti, street art e parchi. Qui mi sono imbattuta in alcuni dei murales più belli che abbia mai visto nella mia vita, ho comprato un faro (sì, un faro! Una lampada fatta a forma di lighthouse di cui sono particolarmente orgogliosa, anche solo per la fatica di averla fatta stare nel bagaglio a mano… impresa titanica quanto convincere Federico a farmelo comprare) e scattato alcune delle fotografie di questo week end che riguardo con più piacere. La zona non è vastissima, ma ogni stradina racchiude qualche scorcio suggestivo e motivi per soste più o meno lunghe. Noi ci siamo stati tutta la mattina, dalle 10 alle 13 circa.

_DSF4450-14

_DSF4457-15

_DSF4433-13

_DSF4620-25

_DSF4438-102.jpg

Il secondo luogo è Övelgönne, la spiaggia di Amburgo.

Raggiungerla via acqua è stato facilissimo e il biglietto del traghetto è compreso nell’utilissima Amburgo Card. In venti minuti circa si arriva in questa zona assurda in cui il panorama pullula di gru portuali da una parte e case che ricordano dei cottage inglesi dall’altra. Io sarei voluta rimanere lì ma faceva un freddo becco e probabilmente mi avrebbero ritrovata cadavere il giorno dopo. Fatto sta, che comunque alla fine ero più verde io per l’invidia verso gli abitanti del posto che le numerose piante dei giardini della zona.

Passeggiando sulla stradina pedonale che c’è tra gli edifici più a ridosso della spiaggia e la spiaggia stessa, si intravedono facilmente gli interni delle abitazioni (beh, “si intravedono” forse è una licenza poetica… forse sarebbe più appropriato dire che sembravo una guardona e che potrei aver rischiato una denuncia…): divani bianchi, parquet scuri a listoni giganti, librerie stracolme, mensole davanti alle finestre piene di vasi di piante, candele e gatti sonnacchiosi… Farmi violenza e non proseguire fino a Elbchausse è stato davvero complicato. Non volevo più tornare indietro ma eravamo stanchi per i millemila chilometri percorsi a piedi quel giorno e l’orribile panino con l’aringa, mangiato a pranzo sulla terrazza fronte Elba di un locale nei pressi della fermata del battello, rappresentava una zavorra impegnativa. Se proprio devo dirla tutta, per scaldarmi avevo bevuto due tazze di glühwein, alias il nostro vin brûlé, quindi sebbene nel complesso facesse parecchio freddo e fossi quindi impossibilitata a spogliarmi più di tanto, io sudavo come se stessi correndo una maratona. Abbiamo dovuto ripiegare e tornare verso la fermata del battello per rientrare con calma nell’Alstadt.

_DSF4511-16

_DSF4524-17

_DSF4534-18

_DSF4565-22

_DSF4553-21

_DSF4548-20

Una buona idea per coniugare la visita di queste due zone è quella di scendere alla fermata Sternschanze e poi dirigersi a piedi verso St. Pauli, superarlo in direzione Elba, e proseguire fino a Landungsbruken dove prendere il battello n. 62 e scendere a Övelgönne. Una volta sbarcati alla fermata  Neumühlen/Övelgönne, si deve andare verso sinistra, in direzione opposta a quella da cui si arriva, e raggiungere prima alcuni locali/ristoranti, poi la spiaggia e, infine, la stradina con i cottage.

E ora qualche info pratica sul nostro week end.

GUIDA DELLA CITTA’

Non esistono molte guide cartacee della città ma io, che muoio se non mi porto il pesola cultura appresso, non mi sono arresa e ho trovato questa! E’ piccola, micro-tascabile ed è abbastanza discorsiva. È stata utile? No… ma non è una novità per quel che mi riguarda. Uso internet e mi documento ben bene prima di partire.

_DSF4193-13

_DSF4535-19

AMBURGO CARD

Raramente quando viaggio faccio le tessere cumulative per i trasporti e le attrazioni ma in questo caso, dopo aver studiato un po’ su internet, mi sono convinta e sono stata molto soddisfatta della scelta. La Amburgo Card ci ha permesso, con poco più di € 50 in due, di usare tutti i mezzi di trasporto della città (battello per Övelgönne e transfer dall’aeroporto compresi) e visitare diversi musei/attrazioni usufruendo di uno sconto significativo, saltando le code. La tessera dà diritto anche a degli sconti su pasti e acquisti presso gli esercizi ristorativi e commerciali che vi hanno aderito. La nostra visita risale a fine marzo, periodo in cui le temperature erano ancora piuttosto basse. Grazie alla card abbiamo preso i mezzi ogni volta che ne abbiamo avuto voglia, ammortizzando completamente il costo dell’acquisto. Potete acquistarla via internet, inserendo le date di utilizzo, in loco o presso le reception della maggior parte degli hotel della città.

HOTEL

Piccola precisazione dovuta: Amburgo è una città molto cara, soprattutto se si vuole dormire in zona Altstadt e in una struttura di buona qualità. Noi abbiamo trovato una camera nel meraviglioso Henri Hotel e l’esperienza è stata piacevole tanto quanto esplorare la città. Diciamo che non è stato il pernottamento più economico della mia esperienza, ma non ho mai detto di viaggiare “low cost”.

_DSF4411-12

_DSF4684-27

DOVE CENARE

In zona Henri Hotel abbiamo cenato alla Laufauf, una birreria tedesca/trattoria dove abbiamo mangiato benissimo e speso pochissimo. Il menù è solo in tedesco, ma se ve la cavicchiate con l’inglese, il gestore vi tradurrà la carta. Il personale è adorabile, le porzioni sono super abbondanti e il gusto…… divino! Qui non hanno l’inflazionata birra Astra, bensì la Jever, a mio modestissimo parere molto più buona (peccato che l’altra abbia del packaging così carino… Tutti quei cuori… Non ho saputo resistere e alla fine l’ho assaggiata).

_DSF4279-4

_DSF4764-28

Morale dell’articolo: mettete in programma un viaggio ad Amburgo, non ve ne pentirete e non temete di annoiarvi o non sapere più cosa fare/visitare. Non so se si capisce dall’articolo, ma io me ne sono innamorata.

_DSF4407-11

_DSF4227-27.jpg