Matera 2019 era bellissima già nel 2018!

In questi giorni si è tenuta la cerimonia di inaugurazione di Matera 2019, ovvero l’investitura ufficiale della città dei Sassi a Capitale della Cultura per l’anno in corso.

Il bombardamento mediatico a cui siamo esposti per pubblicizzare e invogliare i turisti a rispondere numerosi alle iniziative in programma, mi ha spronato a sistemare le foto scattate proprio lì nell’ultimo viaggio del 2018.

Da anni attendevo di visitare la famosa Matera ma rimandavo continuamente privilegiando città straniere o, se italiane, più vicine a casa mia. Finalmente, però, per uno strano congiungimento astrale, il 2018 è stato l’anno buono.

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In rete ritrovo dei luoghi, dei dettagli, delle attrazioni che ho visto e toccato con mano a inizio dicembre e mi chiedo che contributo possa dare io affinché anche gli indecisi che casualmente si trovassero a passare su questa pagina internet si convincano che una capatina in questo angolo d’Italia è fondamentale.

Mi pare inutile dire che Matera è un luogo unico e spettacolare, credo lo sappiano tutti.

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Quello che posso però portare come mia esperienza personale è affermare con convinzione che ho trovato molto di più di quello che mi aspettavo e che il pentimento di aver rimandato così a lungo questo viaggio è stato potente e meritato (Pentiti, Elena… pentiti!!!)

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L’inizio della nostra visita è partito sotto una pioggia scrosciante che i vari servizi meteo davano per permanente per tutto il week end.

Così è stato per il sabato, giorno in cui, con un ombrello in una mano e la fotocamera nell’altra, ci siamo arrischiati in giro per i vari anfratti dei rioni (Barisano e Caveoso) con un’andatura simile a quella di un bambino che cerca di fare i primi passi con un pannolone gigantesco tra le gambe e una totale instabilità posturale. Il problema vero è che i Sassi sono scivolosissimi anche da leggermente umidi, figuratevi cosa abbiamo trovato noi quando siamo rimasti in balìa dei torrenti che da monte scendevano verso valle.

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Grazie al cielo, con la solita fortuna da viaggiatori improvvisati che in genere contraddistingue le nostre avventure, proprio quel giorno riapriva il Palombaro Lungo, chiuso per restauro da tipo 2000 anni, che ci ha ospitato in attesa che la pioggia diventasse un po’ meno simile al Diluvio Universale. A ripensarci ora mi bacio i gomiti: la struttura è talmente bella che non entrarci sarebbe stato un errore madornale. E’ un po’ l’equivalente della Basilica Cisterna di Istanbul (per chi l’avesse vista), solo che al posto che svilupparsi in larghezza si sviluppa in altezza. Mi sono sentita come Frodo (ma depilato!) a Minas Tirith, solo con un’espressione, spero, più intelligente e un po’ più di tecnologia disponibile.

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Terminata la visita della mega cisterna, abbiamo ripreso quella dei rioni dei sassi e, tra una scivolata di qui e un’infradiciata di là – maledette pozzanghe, mi perseguitano anche in Basilicata! – ciò che abbiamo visto ci ha profondamente emozionato.

La città era già illuminata per il Natale anche se i presepi viventi sarebbero iniziati solo il week end successivo, pertanto abbiamo potuto godere della magia dell’atmosfera delle feste (W le LUCINEEEE!) senza la ressa dell’evento più atteso del luogo. Meno male: mio marito odia la gente e sarebbe stato ingestibile in mezzo alla folla e su una scalinata perennemente in salita (un po’ come a San Francisco… saremo mica noi a prendere tutto dalla prospettiva più faticosa?!?).

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Al termine della giornata eravamo umidi, stanchissimi per la levataccia mattutina (va bene che il volo su Bari era davvero low cost, ma siamo decollati ed atterrati con il buio!) e per la camminata intensa, ma felici come non mai.

Fortunatamente, e come da prassi, i vari siti meteo consultati non ci avevano preso e la domenica mattina ci siamo svegliati con un cielo che pareva una fantastica tela azzurra e bianca regalando un riflesso di luce ed ombra indescrivibile alla città sotto di esso. La vista dei rioni Barisano e Caveoso dai vari belvedere ci ha riempito gli occhi nonostante ne avessimo già visitati gran parte il giorno precedente e quindi fossimo preparati a una tale meraviglia.

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Siamo ripartiti entusiasti di rivedere il tutto: una luce diversa, la temperatura e il livello di umidità più clementi e un’altra apertura fortunatissima – di cui vi parlerò in un prossimo articolo – ha reso ugualmente emozionante anche questa giornata.

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In quei due giorni abbiamo cercato di vedere l’inverosimile: ogni angolo, ogni scorcio, ogni belvedere, ogni Sasso aperto al pubblico… tutto. E tutto ha meritato ampiamente e ripagato la nostra curiosità.

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Detto ciò, ecco qualche info pratica e degli indirizzi testati personalmente e che, in modo del tutto disinteressato mi sento di consigliarvi. Come dire, su questi indirizzi la mano sul fuoco ce la metto tranquillamente!

PERNOTTAMENTO

Abbiamo dormito all’interno di un Sasso ristrutturato da poco nel Rione Caveoso che, cosa da non sottovalutare, è molto più comodo e fruibile del Barisano, altrettanto meraviglioso ma molto, molto più scomodo.

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La struttura, gestita da due ragazze adorabili tanto quanto i locali che affittano, si chiama La Teresina Holiday Homes e prevede una formula in stile casa vacanza. Noi abbiamo dormito nell’appartamento più piccolo eppure era dotato di ogni comodità, di grande gusto nell’allestimento e di un fascino unico come solo una struttura ricettiva in un Sasso può dare. Oltre al pernotto è prevista la colazione selfmade con una quantità di prodotti esagerata rispetto alla reale permanenza e un’ottima qualità degli stessi. C’è anche una piccola cucina, molto utile per chi prevede di fermarsi per più di una o due notti o per chi ha esigenze particolari in fatto di cibo. Noi ci siamo trovati benissimo. (Cosa da non sottovalutare, davanti all’edificio che la ospita c’è pure una strada dove anche i non residenti possono parcheggiare….. ciò varrebbe da solo la prenotazione in loco…. dovevate vedere i poveretti che arrivavano dal Barisano – zona prettamente ZTL – con valigie varie al seguito… mi sono spiegata perchè Mel Gibson abbia girato “La passione di Cristo” proprio in questa città……poracci!).

VISITA DELLA CITTA’

Noi abbiamo scelto di rivolgerci a una guida ufficiale per il primo approccio con la città. La cosa mi era stata caldamente consigliata da un collega di cui mi fido ciecamente che aveva visitato Matera la scorsa estate. Abbiamo preso contatti così con Luigi Mazzoccoli tramite il suo sito, scelto grazie alle recensioni favolose su Trip Advisor. Purtroppo Luigi era già occupato con un gruppo e noi volevamo una guida privata o, al massimo, unirci a pochissime persone. Grazie alla sua professionalità e gentilezza siamo stati messi in contatto con la bravissima Angela Milici e siamo riusciti a fare un tour di tre ore abbondanti organizzato in modo tale da essere ancora insieme all’ora del tramonto per godere di alcuni scorci dei due rioni illuminati artificialmente. Mai scelta è stata così felice. Siamo rimasti senza parole.

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Voglio precisare che Matera è visitabile anche in autonomia, naturalmente…. e ci si può informare mediante le guide pubblicate o le informazioni su internet, ma è un luogo così particolare, con una storia così unica che vederlo e sentirlo raccontato attraverso gli occhi e le parole di una persona preparata e del luogo non credo abbia paragone.

Vi consiglio di rivolgervi a guide ufficiali e di chiedere una visita privata o un piccolo gruppo. Siamo entranti in posti dove i viaggiatori singoli o i grandi gruppi non hanno accesso.

PASTI

Matera è piena di ristoranti tipici e piccole osterie e avrete l’imbarazzo della scelta ma ricordatevi che, se andate nel fine settimana, per cenare dovrete sempre e ovunque prenotare. Il venerdì e il sabato sera è impossibile trovare un tavolo da due anche piangendo in turco… Meno male che eravamo stati avvisati dalla proprietaria della Teresina perchè altrimenti saremmo rimasti a stomaco vuoto (e voi non avete idea di cosa diventa Federico se non mangia!!! Altro che crisi ipoglicemiche!).

Bene, detto questo è un DOVERE di chiunque vada a visitare la città andare a pranzo da Quattroquarti – Crosta e mollica che è, di fatto, la migliore pucceria della città. Non sapete cosa sia una puccia?!? Mi spiace molto, moltissimo per voi! Il posto è piccolissimo e coloratissimo, le pucce già sulla carta sono tantissime ma voi potrete inventarne di nuove o farvi consigliare qualcosa di personalizzato in base alle vostre esigenze e ai vostri gusti, le materie prime sono tutte a km 0 e di altissima qualità, il proprietario/cuoco è adorabile e il vino in tazza picchia come un hooligan alla finale di Champions League…… imperdibile! Andate in pellegrinaggio e venerate il luogo anche da parte mia!

ACQUISTI

Matera, come tutte le città ad alta densità turistica, è piena zeppa di gallerie d’arte e negozi di souvenir. Alcune proposte sono effettivamente originali, altre sono la solita paccottiglia fintamente “local”. Se potete, evitate il tutto e tirate dritto.

C’è però una piccolissima galleria d’arte gestita dall’artista, un ragazzo giovane – Angelo Lamacchia – veramente bravo, che vi consiglio di visitare. Le sue opere sono molto belle, rappresentano alla perfezione la città e, cosa non così scontata, possono stare tranquillamente in un bagaglio a mano. Il negozio si chiama Studio 59. Noi ci siamo innamorati di questo posto tanto da passarci per caso davanti durante la visita guidata, prendere al volo il biglietto da visita e tornarci immediatamente al termine del giro per comprare uno dei nostri souvenir preferiti quando andiamo da qualche parte: un quadretto del luogo.

Non da ultimo, Angelo ha adottato un micione simpaticissimo che praticamente vive nella galleria al riparo dal freddo e dalle intemperie e adorato dagli avventori come un piccolo sovrano.

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Bene, detto questo non posso fare altro che invitarvi a preparare un bagaglino comodo e partire alla volta della Regina d’Italia per il 2019. Non ve ne pentirete! Prometto!

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Amburgo

Amburgo è indubbiamente una città interessante: fotogenica da matti e ricca di contrasti, esattamente come piace a me.

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Le innumerevoli e più famose attrazioni della città anseatica basterebbero per giustificare un week end lungo in città e anche i suoi dintorni non sono da sottovalutare.

Giusto per fare un elenchino utile a chi potrebbe non conoscerla affatto e stesse cercando dei buoni motivi per trascorrerci qualche giorno, raccomando:

  • l’elegante Rathaus e il quartiere in cui è ubicato, l’Altstadt;
  • Hafen City che, nonostante non sia ancora del tutto terminata, lascia già a bocca aperta;
  • l’Elbphilharmonie, meravigliosa da qualsiasi lato la si guardi e dalla cui terrazza panoramica (completamente gratuita) si può ammirare la città e il porto;
  • l’imponente chiesa di St. Michel;
  • il Fishmarket;
  • i resti della chiesta di St. Nikolai e il commovente museo situato nella sua cripta;
  • l’espressionista Chile Haus;
  • la Deichtorallen e il Museum für Kunst und Gewerbe;
  • e, the last but not the least, i canali della Speicherstadt in cui si riflettono i caratteristici edifici in mattoni rossi, un tempo magazzini portuali, per cui io sono uscita di testa a ogni ponticciolo o passerella sospesa.

 

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Ecco che, sbrigate le formalità di rito, posso concentrarmi a raccontarvi qualcosa dei due luoghi che più ci hanno conquistati e, almeno per quel che mi riguarda, hanno sfidato la fotografa ossessiva compulsiva che c’è in me terrorizzando le mie povere memory card (<<Nooooo, un’altra foto nooooo!>>).

Il secondo giorno della nostra visita era stato pensato per vedere due posti molto diversi tra loro e da cui non sapevamo esattamente cosa aspettarci. Diciamo pure che siamo andati un po’ alla scoperta sfidando il grigiore del cielo.

Il primo dei due è l’area dei quartieri Schanze e Karoviertel.

Questa parte di Amburgo, così creativa e alternativa, underground e punk, è stata una sorpresa assoluta. Proprio lì vicino c’è il ben più celebre e inflazionato St. Pauli, zona degli eccessi in cui i Beatles hanno dato uno dei loro primi concerti, trappola per turisti e per pigri che non hanno tempo, voglia o magari coscienza, di fare quattro passi o altre due fermate di treno e spingersi un poco più a nord.

A parte il celebre mercatino del sabato mattina, per i miei gusti deludente, questi due quartieri sono ricchi di negozi particolari, localini e cafè bellissimi, viali alberati e cortili nascosti, street art e parchi. Qui mi sono imbattuta in alcuni dei murales più belli che abbia mai visto nella mia vita, ho comprato un faro (sì, un faro! Una lampada fatta a forma di lighthouse di cui sono particolarmente orgogliosa, anche solo per la fatica di averla fatta stare nel bagaglio a mano… impresa titanica quanto convincere Federico a farmelo comprare) e scattato alcune delle fotografie di questo week end che riguardo con più piacere. La zona non è vastissima, ma ogni stradina racchiude qualche scorcio suggestivo e motivi per soste più o meno lunghe. Noi ci siamo stati tutta la mattina, dalle 10 alle 13 circa.

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Il secondo luogo è Övelgönne, la spiaggia di Amburgo.

Raggiungerla via acqua è stato facilissimo e il biglietto del traghetto è compreso nell’utilissima Amburgo Card. In venti minuti circa si arriva in questa zona assurda in cui il panorama pullula di gru portuali da una parte e case che ricordano dei cottage inglesi dall’altra. Io sarei voluta rimanere lì ma faceva un freddo becco e probabilmente mi avrebbero ritrovata cadavere il giorno dopo. Fatto sta, che comunque alla fine ero più verde io per l’invidia verso gli abitanti del posto che le numerose piante dei giardini della zona.

Passeggiando sulla stradina pedonale che c’è tra gli edifici più a ridosso della spiaggia e la spiaggia stessa, si intravedono facilmente gli interni delle abitazioni (beh, “si intravedono” forse è una licenza poetica… forse sarebbe più appropriato dire che sembravo una guardona e che potrei aver rischiato una denuncia…): divani bianchi, parquet scuri a listoni giganti, librerie stracolme, mensole davanti alle finestre piene di vasi di piante, candele e gatti sonnacchiosi… Farmi violenza e non proseguire fino a Elbchausse è stato davvero complicato. Non volevo più tornare indietro ma eravamo stanchi per i millemila chilometri percorsi a piedi quel giorno e l’orribile panino con l’aringa, mangiato a pranzo sulla terrazza fronte Elba di un locale nei pressi della fermata del battello, rappresentava una zavorra impegnativa. Se proprio devo dirla tutta, per scaldarmi avevo bevuto due tazze di glühwein, alias il nostro vin brûlé, quindi sebbene nel complesso faceva parecchio freddo e fossi quindi impossibilitata a spogliarmi più di tanto, io sudavo come se stessi correndo una maratona. Abbiamo dovuto ripiegare e tornare verso la fermata del battello per rientrare con calma nell’Alstadt.

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Una buona idea per coniugare la visita di queste due zone è quella di scendere alla fermata Sternschanze e poi dirigersi a piedi verso St. Pauli, superarlo in direzione Elba, e proseguire fino a Landungsbruken dove prendere il battello n. 62 e scendere a Övelgönne. Una volta sbarcati alla fermata  Neumühlen/Övelgönne, si deve andare verso sinistra, in direzione opposta a quella da cui si arriva, e raggiungere prima alcuni locali/ristoranti, poi la spiaggia e, infine, la stradina con i cottage.   

E ora qualche info pratica sul nostro week end.

GUIDA DELLA CITTA’

Non esistono molte guide cartacee della città ma io, che muoio se non mi porto il pesola cultura appresso, non mi sono arresa e ho trovato questa! E’ piccola, micro-tascabile ed è abbastanza discorsiva. È stata utile? No… ma non è una novità per quel che mi riguarda. Uso internet e mi documento ben bene prima di partire. 

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AMBURGO CARD

Raramente quando viaggio faccio le tessere cumulative per i trasporti e le attrazioni ma in questo caso, dopo aver studiato un po’ su internet, mi sono convinta e sono stata molto soddisfatta della scelta. La Amburgo Card ci ha permesso, con poco più di € 50 in due, di usare tutti i mezzi di trasporto della città (battello per Övelgönne e transfer dall’aeroporto compresi) e visitare diversi musei/attrazioni usufruendo di uno sconto significativo, saltando le cose. La tessera dà diritto anche a degli sconti su pasti e acquisti presso gli esercizi ristorativi e commerciali che vi hanno aderito. La nostra visita risale a fine marzo, periodo in cui le temperature erano ancora piuttosto basse. Grazie alla card abbiamo preso i mezzi ogni volta che ne abbiamo avuto voglia, ammortizzando completamente il costo dell’acquisto. Potete acquistarla via internet, inserendo le date di utilizzo, in loco o presso le reception della maggior parte degli hotel della città.

HOTEL

Piccola precisazione dovuta: Amburgo è una città molto cara, soprattutto se si vuole dormire in zona Altstadt e in una struttura di buona qualità. Noi abbiamo trovato una camera nel meraviglioso Henri Hotel e l’esperienza è stata piacevole tanto quanto esplorare la città. Diciamo che non è stato il pernottamento più economico della mia esperienza, ma non ho mai detto di viaggiare “low cost”.

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DOVE CENARE

In zona Henri Hotel abbiamo cenato alla Laufauf, una birreria tedesca/trattoria dove abbiamo mangiato benissimo e speso pochissimo. Il menù è solo in tedesco, ma se ve la cavicchiate con l’inglese, il gestore vi tradurrà la carta. Il personale è adorabile, le porzioni sono super abbondanti e il gusto…… divino! Qui non hanno l’inflazionata birra Astra, bensì la Jever, a mio modestissimo parere molto più buona (peccato che l’altra abbia del packaging così carino… Tutti quei cuori… Non ho saputo resistere e alla fine l’ho assaggiata).

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Morale dell’articolo: mettete in programma un viaggio ad Amburgo, non ve ne pentirete e non temete di annoiarvi o non sapere più cosa fare/visitare. Non so se si capisce dall’articolo, ma io me ne sono innamorata.

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#Traveldreams 2019… rieccoci!

Quest’anno è più difficile del solito scrivere questo articolo. 

In genere ci sono viaggi che ho messo nella wish list dell’anno precedente e che non sono stati fatti semplicemente per mancanza di tempo, di fondi o perché alla fine abbiamo cambiato idea in corso d’opera e siamo andati in altri luoghi, altrettanto belli ma il 2018 è stato un anno diverso, da questo punto di vista.

Il viaggio che per scaramanzia avevo praticamente già prenotato ma che non ho voluto citare nei Travel Dreams 2018 lo abbiamo fatto. Si trattava della costa nordovest degli Stati Uniti, da Seattle a San Francisco e ancora ho negli occhi e nel cuore tutte le cose straordinarie viste in quei 18 sfiancanti e assurdi giorni. 

Prima ancora di questo viaggio, la Befana (cioè mio marito) mi aveva regalato per il mio compleanno un week end lungo ad Amburgo. Come l’anno precedente in cui mi ha portato nella splendida Aquitania di Bordeaux e dintorni, la sua scelta mi ha sorpreso: ci sono tante mete più classiche, tante città importanti che non ho/abbiamo visitato, eppure lui mi scopre queste perle che mi lasciano poi senza parole…. E vi assicuro che è molto difficile zittirmi. Comunque sì, il 2018 mi ha riportata per l’ennesima volta in meno di un anno e mezzo in Germania, anche se non nell’amata Berlino. Amburgo si è rivelata una città sorprendente e piena di spunti. Assurda per certi versi, ma bellissima.

Sempre quest’anno ho finalmente visto due città italiane che mi riservavo di visitare da tanto tempo: Matera e Lecce. Con la scusa di due Smartbox in nostro possesso e un prezzo stracciato di volo aereo e noleggio auto, il giorno del nostro anniversario siamo partiti in direzione Basilicata/Puglia e ci siamo lasciati conquistare da questi due luoghi pazzeschi. Non saprei dire quale dei due mi sia piaciuto di più. E’ davvero arduo scegliere.

Bene, fin qui il bilancio è più che positivo, no?!? E allora perché quell’incipit all’inizio dell’articolo? Beh, perché il 2018 è anche stato l’anno del brutto incidente automobilistico che mi ha mezza sfasciata (anche se devo dire che quel “mezza” fa la differenza e, vista la dinamica e il “botto” che ho fatto, sarebbe potuta andare davvero molto peggio) e che mi ha impedito di visitare Valencia, luogo in cui ci saremmo “ritirati” a settembre per una settimana per riprenderci dall’on the road negli USA, e Amsterdam, dove avevo organizzato i festeggiamenti per il compleanno di Federico. L’incidente è avvenuto 3 giorni prima della data di partenza per la città spagnola e un mese esatto a quella per l’Olanda e, conciata com’ero, anche solo il passaggio tra il letto e il divano a volte si è rivelato un vero e proprio viaggio. Mi spiace molto, oltre che per il danno in sé, per aver fatto saltare tutti i piani di mio marito che ha comunque dovuto prendere lo stesso numero di giorni di ferie ma per fare il badante, più che l’esploratore. Mi farò perdonare nel 2019……. (trema, Federico, trema! Muahahahahah).

….quindi parliamo del futuro.

Questo che sta per iniziare potrebbe essere un ulteriore anno critico per i viaggi, io sono già in colossale sbattimento e i motivi per cui non dormo la notte perchè ho paura di sognare me stessa la settimana di Ferragosto alla Pensione Torino di Arma Di Taggia sono i seguenti:

  1. sto spendendo un botto di soldi in visite mediche per le conseguenze dell’incidente e, nonostante avessi la piena ragione, quei simpaticoni dell’assicurazione stanno creando problemi. Se considerate che riparare l’auto è stato davvero dispendioso (ma non aveva neanche 20.000 km e due anni di vita e non me la sono sentita di buttarla e ricomprarla) e che in ogni caso la differenza tra il suo valore e il costo della riparazione dovrò mettercelo io, le finanze potrebbero non arrivare proprio ben messe all’estate…..
  2. Fede ha cambiato lavoro da meno di un mese e quindi la prenotazione dei biglietti aerei non potrà essere tempestiva come di solito facciamo per le mete intercontinentali. Insomma, chiedere nella stessa frase “dov’è la mia scrivania?” e “quando posso prenotare per le vacanze?” non suona benissimo e lui è poco sgamato in queste cose. Sono io la professionista del “oh capo, va che io a dicembre prenoto per luglio…. e sono già in ritardo, sappilo!!!”. Mio marito mi sopporta e, soprattutto, mi supporta in questi viaggi epici, non posso chiedergli di essere anche un genio della richiesta ferie, non trovate?

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Detto ciò, la meta del viaggio estivo io la ho già in mente ed ho in mente anche una valida alternativa, un po’ più economica e vicina…. Per ora, come gli altri anni, me le tengo per me….. non si sa mai che poi si riesca ad attuare il Piano A e mi vada di stralusso.

Dedichiamoci quindi ai viaggetti poco impegnativi e a corto raggio, sia mai che qualcuno che mi deve fare un regalo per il 4 gennaio, giorno del mio compleanno, stia leggendo e prenda spunto (……ogni riferimento o ammiccamento è puramente casuale…….FEDERICOOOOOOOOO…..).

Al primo posto rimane Lei, l’Inghilterra… non la Gran Bretagna in generale, o la Scozia o il Galles… no, no… l’Inghilterra. Bath, le Cotswold, Bristol, Oxford, la Cornovaglia, il vallo di Adriano, il porto di Liverpool, la ciminiera di Manchester, una panchina a Londra…… insomma, non me ne frega nulla, basta che sia Inghilterra.

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Metto bene pure la bandiera che così magari si capisce di più… gli anni scorsi mettevo le foto delle Cotswold e magari, chi-sapete-voi, mi andava in crisi e non ci si raccapezzava.

Al secondo posto c’è la sempre amata Berlino…. “ancora???” direte voi… sì ancora! Di Berlino non mi stanco mai. E poi nel 2019 riapre temporaneamente un pezzo di altare di Pergamon nell’omonimo museo… vuoi non andare a visitarlo?!? Mi basterebbe partire un venerdì sera dopo il lavoro e rientrare la domenica sera. Mi accontenterei! Non trovate che sia una persona morigerata e ragionevole?!?

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Al terzo posto mi entra in classifica Atene. Mi immagino in una giornata di primavera o di inizio autunno a visitare l’Acropoli di giorno e a bermi un bicchiere di vino in uno dei baretti della Plaka  di sera. Eh già… Sento già che mi piacerebbe un sacco. 

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Vorrei visitare le tre capitali baltiche e, a seconda di quale sarà la meta estiva e di quanto spenderemo per andarci, potrebbe essere che organizzi qualcosa per settembre proprio in queste città fiabesche che si contendono la settimana di “riposo” estivo insieme alla Turchia, vista più di dieci anni fa ormai e che mi piacerebbe ritrovare per condividerla con Federico.

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Infine, per quanto riguarda l’Italia, vorrei tornare a Venezia, dormire in un b&b in Cannaregio, vivermi il Ghetto Ebraico, i suoi bacari e i mici che abitano in quelle calli; però mi piacerebbe fare tutto questo con calma, magari non nel week end, e in un giorno di primavera, quando le giornate si allungano e i tramonti sopra la città e visti dalla Laguna diventano uno spettacolo unico.

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Bene.

Mi sono dimenticata qualcosa? C’è davvero tanto mondo da scoprire e la mia lista si allunga sempre di più mentre la mia memoria si accorcia. 

Ho evitato di citare Bilbao, Stoccolma, Praga, Budapest, la Transilvania, la Slovenia o i desiderati ritorni a Madrid e Vienna……. però, nel caso quel “qualcuno” di cui sopra stesse prendendo nota, può aggiungere all’elenco anche queste mete… si sa mai che spuntassero fuori dei biglietti aerei low-cost per una di queste mete…. Insomma… basta che si vada da qualche parte, no?!?

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Un abbraccio a tutti voi, di cui non vedo l’ora di leggere i nuovi Traveldreams, e che il 2019 sia pieno di vita, di belle emozioni e di grandi scoperte…