Next stop, Bordeaux

Fatto, siamo finalmente decollati!

Non importa più lo sbattimento pre-partenza, l’ansia da separazione dai nostri mici, la lontananza dalla famiglia e dagli amici, l’abbandono (temporaneo) della nostra casa, la preparazione dei bagagli, il check in sempre rocambolesco, il ritardo dell’imbarco, la solita disorganizzazione della compagnia aerea, l’antipatia del personale di terra, la cafonaggine del gruppo di turisti facoltosi 60enni della prim’ora e il chiasso delle famiglie in gita con bimbi piccoli al seguito.
No, nulla di tutto questo può più turbarmi una volta che il miracolo dell’ingegneria aeronautica fa sì che il carrello si stacchi da terra.
Dal finestrino vicino a cui, per una volta, mi sono voluta sedere (ma questo viaggio è il regalo per il mio compleanno…. pacchetto completo, caro il mio adorato maritino… anche il posto più figo!!!) osservo la Terra che si allontana e i paesaggi che pian piano si avvicendano. Laghi, Alpi, pianure; blu, bianco, verde.
La solita magia!

Prepara la tua migliore bottiglia di vino, Bordeaux. Stiamo arrivando!

 

 

Basta poco (tempo) a Colmar!

Visitare l’Alsazia e la Foresta Nera mi ha creato qualche problema di coordinamento spazio-temporale. In sei giorni è come se fossimo stati in nazioni, secoli, luoghi diversissimi tra loro.

In ordine cronologico, per prima cosa racconterò qualcosa della nostra prima meta: Colmar.

Per farlo è necessaria una premessa sostanziale: qualche anno fa mia mamma è stata in Alsazia, è tornata e mi ha triturato le “cosiddette” in innumerevoli racconti estatici sul ridente e pittoresco paesino alsaziano.

Era come se il resto dell’itinerario non fosse pervenuto, quasi non ci fosse neppure stata. <E’ tutto così delizioso, meraviglioso, accogliente, etc…>, diceva… Ho tentato di avere informazioni anche su Strasburgo che, devo ammettere, mi incuriosiva molto di più, ma sono stata liquidata con dei laconici <<Ah, sì, bella; ma Colmar…>>.

Era proprio convinta e io, figlia modello (a tratti e, in genere, quelli sbagliati!) nella fretta di inventarmi all’ultimo un giro in questa parte di Francia al confine con la Germania che ho potuto fare, se non ascoltarla? E poi, anche su internet ne parla chiunque benissimo e le foto che la ritraggono sono davvero deliziose. Quindi, al momento di prenotare i pernottamenti, ho squilibrato totalmente il giro fermandoci tre notti lì e sacrificando il tempo da dedicare al vicino capoluogo.

Ecco, la prossima volta farò come quando ero una ragazzina disordinata e mia mamma mi diceva continuamente di sistemare camera mia: non l’ascolterò!

Innanzitutto, Colmar è uno dei tanti luoghi a cui ci si appella con l’espressione “la Venezia del…” (Nord, in questo caso!). Io, queste simil Serenissime disseminate per il planisfero non trovo mai assomiglino all’originale. Non me la ricordano neppure vagamente. Sì, ok, ci sono dei canali… bene! Chissene?!? Anche sotto casa mia passa il Lambro… Lambro, appunto, non Canal Grande!

Colmar è molto bellina di suo, senza necessità di richiami ad altre destinazioni con cui non potrebbe competere per magnificenza, particolarità, atmosfera e, soprattutto!!!, numero di corsi d’acqua.

Va presa per quello che è: un paese da film Disney dove, nel centro storico, il tempo sembra essersi fermato.

Il nostro, in tre giorni fissi lì, direi “paralizzato”!

Per farla breve, partiamo a settembre verso nord, dopo mille avventure automobilistiche, cambi di programma e ritardi non dipendenti da noi (o forse sì, visto che ho rotto due automobili su due nell’arco di una settimana?!? Meglio non approfondire: gli animi e i portafogli sono ancora troppo provati!).

Arriviamo quasi in serata e andiamo a cercare un posto dove cenare. La cittadina ci piace: piccola, raccolta, illuminata e decorata così bene da proiettarci nell’atmosfera natalizia con mesi di anticipo. E a me il Natale e tutto ciò che comporta piace da matti, aumento del traffico a parte!

Proprio carina.

La giriamo al chiaro di luna e torniamo all’appartamento prenotato tramite Airbnb, la nostra prima esperienza di soggiorno tramite questo portale, a cui mi piacerebbe dedicare un post più avanti.

Tutto sa di Francia, anche la casa in cui alloggiamo; ed è un bene perché ne sono profondamente affascinata!

La mattina seguente, dopo una petit dejeuner da integralisti della materia, consumata in un localino carino da matti, iniziamo il nostro giro.
La città ci conferma l’impressione avuta all’arrivo. Tutto è curato, perfetto. Entusiasti scopriamo ogni angolo (e quando dico “ogni angolo”, intendo proprio “ogni angolo”, anse dei canali comprese) del centro storico. La sera rientriamo stanchi ma felici della bella giornata trascorsa.

La mattina dopo, il baretto dove avevamo “colazionato” il giorno precedente si fa trovare con le serrande abbassate! Maledetti! Non sanno che hanno perso due convinti clienti e che con la nostra ordinazione avrebbero potuto pagare una settimana di spese di gestione.

Lo stomaco brontola e noi non ci facciamo scoraggiare; troviamo un altro posto che ci ispira (una pasticceria/bistrot in cui il tempo sembra essersi fermato a 30 anni fa, ma non l’avanzare dell’età dell’adorabile proprietaria, probabilmente presente al momento della fondazione del paese, fondazione avvenuta per mano del Sacro Romano Impero…) e ci scofaniamo una favolosa fetta di torta alla ciliegia. E poi, di nuovo la vasca nelle vie principali di cui avevamo visto già tutto il giorno precedente.

Avanti e indietro; indietro e avanti!!!

<<Oh, guarda quello scorcio…>> <<…stupendo. Ci siamo già passati ieri di qui! E anche l’altro ieri.>> <<Uhm! -_->>.

<<Ci facciamo un selfie su questo ponticello?>> <<Ma ne abbiamo già millemila di foto qua davanti!>> <<“Sì, ma non con questa luce…>> <<Controlla nella macchina fotografica…>>  <<Uhm! -__->>.

<<Ohhhhhh, che bel negozietto! Ci entriamo?>>  <<E’ inutile. Lo hai già saccheggiato di tutto. Ora rimane solo l’arredo fisso che è scomodo da riportare a casa!>> <<Uhm! -___->>.

<<Oh, una via che non avevamo visto!>> <<Sì, invece!>> <<No, non è possibile!>> <<Ma quello non è il bar dove abbiamo bevuto il frullato ieri pomeriggio?!?>> <<Uhm! -____->>.

<<Oh, se andiamo di qui vediamo quel palazzo che è segnalato sulla guida ma che ieri non abbiamo trovato!>> <<Intendi quello alle tue spalle?!?>> <<Uhm! -_____->>.

<<Andiamo in barca sul canale?>> <<ANCORA?????>> <<Uhm! -______->>.

Dopo un paio d’ore accade l’inevitabile: il fatidico scambio d’occhiate, la richiesta di aiuto, l’idea geniale e la conseguente domanda che necessariamente ci saremmo dovuti fare con ancora le ciliegie in bocca <<E adesso?!?>> <<mah, forse potremmo andare per colline e cantine…..…>>…e prima ancora di terminare la frase, partiamo sulle ali dell’entusiasmo verso i vigneti e i paesini ai piedi del Massiccio dei Vosgi.

Su e giù, giù e su!

Qualche chilometro, otto ore e una felice degustazione di vino dopo rientriamo per cenare nuovamente in un tipico ristorantino scovato la sera precedente dove la cameriera aveva tentato di uccidermi con delle noci. Piccolo incidente a parte, il formaggio di capra dell’insalata e la tarte flambée si confermano essere una delizia per il palato e quell’attimo trascorso oziando al tavolino nella piazzetta centrale con il via vai dei turisti, la superba illuminazione artificiale, la perfetta temperatura di fine estate e l’ottima birra locale ordinata, si rivelerà essere uno dei ricordi più piacevoli di quella settimana europea.

Il giorno dopo saremmo partiti per la tappa successiva, Strasburgo, ce ne saremmo innamorati, io mi sarei mangiata le mani per aver dato ascolto a mia mamma invece che al mio istinto e avrei finalmente avuto la certezza che il mio animo è profondamente “urbano”, molto più di quanto sia romantico o fiabesco!!!

PS: non vorrei scoraggiare nessuno che intendesse visitare Colmar. La cittadina è davvero splendida, solo, per chi ama le città vere e proprie come me, penso possano bastare meno di tre notti…… il consiglio è di dedicare un giorno intero a Colmar, dormirci due notti, poi dirigersi verso Strasburgo passando per Riquewihr, Ribeuville, Obernai, Bergheim, senza dimenticare di fare una puntatina su qualche stradina panoramica del massiccio dei Vosgi, magari fermandosi al castello di  Haut-Koenigsbourg per delle foto panoramiche sulla valle. Inoltre, non perdete l’occasione (se la stagione è quella immediatamente prima della vendemmia), di fermarvi ad assaggiare dell’uva prendendola direttamente dalla pianta. Sono piaceri che non molti di noi hanno potuto gustare, specialmente se provenienti dalla città. Ci si sente un po’ come quando si è a dieta ma ogni buona volontà viene accantonata, si prende il vasetto di Nutella e ci si infila dentro il cucchiaio attenti, si tira su più crema possibile e si puliscono bene i bordi di vetro e gli angoli della bocca per non lasciare tracce.

#MyTravelRulez… molte idee e per niente confuse!!!

Eccoci qui, ad accettare l’invito arrivato da The Food Traveler (blog che adoro!!!) di partecipare a #MyTravelRulez, ideato da Daniela sul suo The Daz Box. Grazie Daniela per l’idea. E’ davvero molto carina!

mytravelrules-dazbox

Sono felice che a propormi di partecipare sia stata proprio Silvia perché leggendo le sue regole, le trovo davvero molto vicine alle mie. Diciamo che è autistica quanto lo sono io… (Silvia-cara, dovremmo farci seguire dallo stesso medico, magari ci fa uno sconto e con quello che risparmiamo andiamo da qualche parte di carino!!!).

Io non ho “regole” ma “punti fermi”. Imprescindibili! Non riuscirei a fare diversamente perché sarebbe come farmi violenza. Ci ho provato ed ho fallito. Alla fine mi sono arresa: questo è il MIO modo di viaggiare. Penso che il tempo libero e l’uso che ne facciamo sia sacro. Al lavoro posso accettare che mi si dica di fare qualcosa, ma quando lo faccio per mia scelta e per me, tassativamente no!

Mi lascio trasportare dalle mie manie e da una forte impronta personale che, pur sapendo che non è quella “giusta” in senso universale, è quella che va bene per me.

Ecco qui un elenco di cose, abitudini e atteggiamenti indispensabili quando viaggio:

  1. pianifico tutti i viaggi con un anticipo pazzesco. Ci sono amici che devono partire tra due settimane sapendolo da mesi e ancora non hanno il biglietto aereo o non hanno scelto l’hotel. Io devo partire tra nove mesi e so già cosa prendere per colazione in quell’hotel in cui soggiornerò. Facciamo un esempio pratico: siamo a inizio febbraio e io ho già, in un modo o nell’altro, fissato e prenotato i prossimi 5 viaggi o gitarelle fuori porta…. l’ultima delle quali avrà effettivamente luogo nella seconda metà di ottobre prossimo. E, se proprio vogliamo dirla tutta, ho già un’idea per il viaggione dell’estate 2018… se Trump non chiude le frontiere anche per gli italiani e/o io non finisco definitivamente tutti i soldi!!! 🙂 Perché lo faccio? Perché mi piace! Perché la pianificazione del viaggio è essa stessa viaggio. E perché così risparmio un po’ e prenoto i posti migliori… e qui passo al punto successivo…
  1. Non dormo in ostelli, non divido camerate, non dormo (quasi mai) sui divani degli amici (neanche divani letto), non divido la stanza con i figli piccoli di nessuno, non dormo su un pullman che mi sta portando a X km di distanza (a meno che non sia necessario), non dormo in “topaie”, non dormo in periferia (non perché abbia qualcosa contro la periferia, ma perché devo risparmiare tempo sugli spostamenti verso i luoghi di interesse), non dormo (se posso) nelle catene alberghiere stile Ibis o compagnia bella. Sì, sono una pigna nel sedere, lo so, ma non l’ho fatto quando avevo 20 anni, figuriamoci se inizio a 35! Mi piace la comodità (non il lusso… ma solo perché non ho i soldi per permettermelo), la pulizia, la centralità, la peculiarità e l’intimità. Non ho grossi problemi a dividere un bagno, ma se posso scegliere, anche spendendo qualcosa in più, sicuramente sceglierò la stanza con servizi privati. Mi piacciono tantissimo i B&B, più che gli hotel, e mi piacciono quei posti dove la colazione la si prende al tavolo con altri ospiti sconosciuti… Alcuni ricordi più belli dei viaggi passati riguardano proprio gli scambi con persone che vengono dall’altra parte del mondo e che, come te, al mattino hanno solo una cosa in mente… mangiarsi più panini con burro e marmellata possibili!!!
  1. Fede ed io, in genere, viaggiamo soli  e con un’organizzazione fai da te, però non abbiamo problemi ad affidarci (che è un termine e un concetto che mi piace da impazzire) a tour operator locali o a un amico italiano che è consulente di viaggi per le prenotazioni un po’ più “articolate”. Non mi sento meno “viaggiatrice” quando lo faccio! Per godermi l’esperienza devo sentirmi sicura. E non ovunque, senza le giuste dritte o il giusto accompagnamento, mi sento tale. Leggo molto spesso che chi scrive travel blog ha girato in lungo e in largo il sud est asiatico a bordo di improbabili mezzi di trasporto senza grossi preoccupazioni né patemi d’animo. Io in Asia non sono mai stata (ad eccezione della Turchia, ma non è la stessa cosa) però sono stata tante volte in Africa e lì, da soli, non sempre si può girare. Fermo restando che ci sono luoghi e luoghi, a volte si percepisce di essere fuori posto anche quando si è accompagnati da una guida e si mette il massimo rispetto nel porsi con le persone del luogo. In questi casi, spendendo anche qualcosa in più, “adattamento” e “basso profilo” significano esattamente il contrario di quello che significano generalmente.
  1. Le esperienze si vivono con tutti i cinque sensi. Uno di quelli che amo di più è il gusto. Viaggiare significa anche assaggiare, anche quando ciò che si trova davanti non è una cosa che abitualmente si metterebbe nel proprio piatto. Salvo problemi di allergie alimentari (e io, ahimè, ne ho tante), assaggio tutto quello che mi viene proposto… tanto poi ho la scorta di medicinali che neanche all’ospedale di Niguarda…
  1. Compro sempre lo stesso genere di souvenir: una calamita per regione/città che visito e una matita per museo/mostra. Ho il frigorifero (di tipo americano… grande, grandissimo!!!) pieno delle prime e mug (comprate sempre all’estero) delle seconde. Mi piacciono tanto. Le colleziono e le custodisco come fossero un tesoro prezioso. Se posso, inoltre, compro un quadretto da un artista locale, non necessariamente un quadretto che ritragga la città. Basta un particolare o qualcosa che ricolleghi l’opera al viaggio fatto. Abbiamo quasi finito le pareti a casa e poi sarà un dramma!
  1. Cerco di fotografare sempre un gatto in ogni luogo in cui vado. Gatti veri e artefatti che li rappresentano. Sono dei portafortuna ed è anche questa una collezione, a suo modo.
  1. Non dimentico mai la mia macchina fotografica e non fotografo con il cellulare se non pochissimi scatti. Sono una purista della camera e di un certo tipo di fotografia. Difficilmente fotografo il cibo e mai lo condivido sui social network salvo ragioni particolari e imprescindibili (per esempio: a Marrakech non puoi non fotografare un bicchiere di tè alla menta preso in qualche caffè incrociato nei souk. E’ come fotografare Piazza Jamaa el Fna. Lo fai, punto!).
  1. Pur essendo io la “regina dell’organizzazione” (come amano definirmi per prendermi in giro per il mio problemino mentale con le prenotazioni “folli”), difficilmente mi faccio dei veri e propri programmi di ciò che vedrò nei luoghi dove mi recherò in viaggio. Sì, beh, a grandi linee lo so, ma amo gli stravolgimenti dell’ultimo minuto sul posto per qualcosa che mi ha sorpreso e colpito di più di quello che pensavo avrei fatto. Sono molto possibilista e odio le scalette da battaglia così come il “devo vedere tutto-tutto”. Anche nei luoghi più sperduti, cerco sempre di lasciarmi qualche motivo per cui tornare. Non si sa mai…
  1. Non me ne frega nulla della differenza tra turista e viaggiatore. Io sono entrambe le cose, alternandole piacevolmente a seconda del luogo, del momento, della situazione e della mia predisposizione. C’è chi giudica snob o ignoranti i turisti ma anche distanziarsi completamente dall’idea di esserlo lo è. E’ un po’ incoerente e non mi piace esserlo. Inoltre rientrare e definirmi in qualsiasi “categoria” mi diventa subito noiosissimo.
  1. Ho il compagno di viaggio migliore del pianeta e non lo cambierei con nessuno al mondo. Ciò che conta, durante un viaggio, è il ritmo, la velocità con cui si “vaga”. I tempi sono fondamentali per vivere al meglio l’esperienza. Abbiamo provato abbastanza recentemente a condividere un viaggetto appena fuori porta con alcuni amici: l’esperienza è stata positiva ma mooooolto più faticosa del solito, quando di stancante non c’era proprio nulla. Ecco, il vero lusso dei viaggi che facciamo, è andarci con i nostri tempi e sapendo che condividiamo, oltre alla direzione, agli obiettivi e agli interessi, anche la cadenza con cui facciamo ogni cosa. Bisogna conoscere bene se stessi e chi ci accompagna, altrimenti anche esplorare il luogo più bello del mondo può diventare un vero incubo.

Ecco qui… ora passiamo alle mie “nomination”:

Francesca di Senza Zucchero Travel. Un punto di riferimento delle mie letture sull’argomento viaggi.

Marta di The LondonHer. Perché il suo blog è Great (…Britain, ma non solo).

Farah di Viaggi nel Cassetto. Perché l’autrice è deliziosa e non mi stanco mai di leggerla.

Sono molto curiosa di leggere le loro regole. Forza donne, forza! (…e ricordatevi di copiare la grafica del progetto nel vostro articolo!!!).

Dettagli di viaggi, reali e immaginari.